Un  mare di plastica.

Entro il 2050 i nostri oceani potrebbero ospitare più plastica che pesci… Lo rivela uno studio, “The New Plastics Economy: Rethinking the future of plastics”, realizzato dal World Economic Forum in collaborazione con la Ellen MacArthur Foundation.

Gli studi di questo genere, si sa, tendono ad essere per natura catastrofisti ma questo dovrebbe aiutare a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze di un abuso indiscriminato della plastica e sopratutto al suo non riciclaggio.

Attualmente nell’oceano ci sono già 165 milioni di tonnellate di plastica, e nel 2050 potrebbero esserci più tonnellate di plastica che di pesci se entro il 2025 non si inverte questa tendenza autodistruttiva. Ad oggi il 32% degli oggetti di plastica a livello globale sfugge totalmente ai sistemi di raccolta e viene abbondata in natura, e gran parte di questa finisce nei mari: circa 8 milioni di tonnellate l’anno, questa è la stima.

Secondo un altro inquietante studio queste tonnellate di plastica che galleggiano, sono solo una minima parte di quella realmente presente negli oceani. La maggior parte sembrerebbe infatti essere stata mangiata da pesci o da uccelli marini, quindi presente nei loro stomaco. 

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Nel 2008 in California infatti sono stati rivenuti i corpi di due capidogli, uno dei quali aveva ingerito ben 250 chili di plastica che,  degradandosi in maniera estremamente lenta, impedisce a questi animali di assimilare nutrimento e inoltre rilascia metalli pesanti all’interno dell’organismo facendoli lentamente morire. 
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Perché questo accade? Perché il 95% degli imballi non viene recuperato dopo un primo e breve utilizzo, fra l’altro creando una perdita economica di 120 miliardi di dollari l’anno. Confronto alla carta e al vetro la plastica sembra essere più difficile da avviare al riciclo, forse perché gli imballi sono sempre più complessi e molto spesso difficilmente divisibili e differenziabili o forse perché non c’è alcuna legge chiara che imponga di scrivere sulle etichette come vanno differenziate le varie parti dell’imballo.

Con gli anni qualche passo in avanti si è fatto: sono state abolite le buste di plastica e, anche se ancora non in maniera abbastanza capillare, si sta invitando la popolazione al riuso degli stessi contenitori per i prodotti liquidi e non solo. In alcuni negozi si possono trovare distributori di detersivi o di cereali, consentendo il riuso dei contenitori. Addirittura a Parigi ha aperto il primo supermercato dove sono assolutamente assenti gli imballaggi e speriamo di vedere presto negozi simili in tutto il mondo.

Degno di nota è inoltre il progetto di un ragazzo olandese, Boyan Slat, che ha ideato un metodo geniale e di bassissimo impatto ambientale per ripulire gli oceani.

Per saperne di più basta visitare la loro pagina Facebook, ma intanto ecco un video che dà speranza per il futuro:

Ps: Non aspettare che inizino gli altri! I nostri oceani dipendono anche da te! Pochi accorgimenti possono fare la differenza: Differenziare, non gettare rifiuti dove capita e per quanto possibile riutilizzare plastica e contenitori. Soprattutto insegnare ai propri figli a fare altrettanto. Facciamo sì che questo ennesimo studio catastrofico si riveli solo un bruttissimo presagio.

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