PRYSMIAN ASCOLI PICENO: QUANDO LE MULTINAZIONALI FANNO IL BELLO E IL CATTIVO TEMPO

prysmian ascoli piceno

Novembre 2013: la Prysmian Spa, multinazionale che opera nel campo dei cavi e dei sistemi sottomarini per energia e telecomunicazioni, riesce ad accedere, tramite a un “Contratto di sviluppo” per potenziare i propri stabilimenti nel Sud Italia. Febbraio 2015: Prysmian Spa annuncia la chiusura del sito produttivo di Ascoli Piceno, dove sono impiegate 120 persone, nonostante i trend di produzione dello stesso siano più che positivi.

In base alla risposta all’interrogazione parlamentare presentata sul caso dal Movimento 5 Stelle, di cui sono stata la prima firmataria, i nostri timori si sono rivelati fondati: la Prysmian Spa, dopo aver ricevuto un lauto finanziamento di 32 milioni di euro per un “Contratto di sviluppo” risalente al novembre 2013, ha deciso di chiudere il sito produttivo di Ascoli Piceno soltanto una volta intascato il malloppo. Un ramo d’azienda tutt’altro che “secco”: i dati sulla produttività dello stabilimento marchigiano confermano trend assolutamente positivi. In pratica, messe al sicuro le agevolazioni per lo sviluppo dei siti del Sud, Prysmian ha deciso di rinunciare ai finanziamenti relativi ai bandi “Investimenti innovativi” ed “Efficienza energetica”, che le avrebbero fruttato altri 14 milioni: una mossa, questa, che permette alla multinazionale di cancellare con un colpo di spugna l’impianto ascolano. A questo punto, dinanzi a 120 persone che perderanno con ogni probabilità il posto di lavoro, ci chiediamo se non sia giusto che il Governo ritiri quel finanziamento di 32 milioni di euro, visto che c’è un quadro normativo preciso che “stoppa” i fondi statali per chi chiude. E’ palese infatti  violazione del decreto del Ministro dello sviluppo economico del 13 febbraio 2014 recante i termini, le modalità e le procedure per la concessione ed erogazione delle agevolazioni in favore di programmi di investimento finalizzati al rilancio industriale delle aree di crisi della Campania ed alla riqualificazione del suo sistema produttivo, così come modificato dal decreto ministeriale del 24 dicembre 2014 per l’adeguamento alle nuove norme in materia di aiuti di Stato di cui al regolamento dell’Unione europea n. 651 del 17 giugno 2014; in particolare l’articolo 4, comma 1, del citato decreto ministeriale 13 febbraio 2014, così come modificato, nell’individuare i soggetti beneficiari, dispone che “sono ammissibili alle agevolazioni di cui al presente decreto le imprese costituite in forma di società che, alla data di presentazione della domanda di agevolazioni, siano in possesso dei seguenti requisiti: non rientrare tra coloro che nei due anni precedenti la domanda abbiano chiuso la stessa o analoga attività nello spazio economico europeo o che abbiano concretamente in programma di cessare l’attività entro due anni dal completamento dell’investimento oggetto della domanda di agevolazione”.

Non è possibile che, di fronte alla sfrontatezza delle multinazionali, tutti i governi girino la testa dall’altra parte o, ancor peggio, la pieghino sommessamente di fronte ad esse. Noi rimarremo al fianco di questi lavoratori, sperando che si possa trovare una soluzione alternativa: il loro know-how, peraltro in un ambito così delicato, non va assolutamente gettato alle ortiche così, in nome di logiche imprenditoriali spregiudicate e quanto meno discutibili.

Qui il video della mia risposta al Governo.

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