#DL91 Dichiarazione di (S)Fiducia al Governo Renzi:

http://youtu.be/ywoZEOO0O9o?list=UUQMR0q4wNM8Rbe7W0UlX1jg

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“Signora Presidente, colleghi deputati,

eravamo qua solo qualche giorno fa per la fiducia al decreto 90 sulla pubblica amministrazione. A quanto siamo arrivati? Mi pare 18. 18 voti di fiducia da fine febbraio. 18 voti di fiducia in appena 5 mesi.

Il Governo Renzi sta battendo tutti i record di scavalcamento del ruolo del Parlamento. Un “modus operandi” molto criticato dal Presidente Napolitano in passato (ma adesso l’abuso della decretazione d’urgenza non sembra preoccupare più il Capo dello Stato), come è stato ricordato in un recente articolo de “Il Fatto Quotidiano”, in cui si evidenzia che non solo nulla è cambiato, ma che addirittura – cito testualmente – “Il Governo attuale è perfettamente in linea con questa sottomissione del Parlamento, anzi ne è la punta avanzata. Silvio Berlusconi, per dire, tra l’aprile 2008 e il novembre 2011 produsse 80 decreti, vale a dire 2 al mese; Mario Monti coi suoi 41 incrementò la media a 2,4; Enrico Letta in dieci mesi ne ha prodotti la bellezza di 25 (2,5 al mese); Matteo Renzi, infine, con 16 decreti da fine febbraio vince la gara: oltre 3 al mese”.

Sarebbero state di più se Renzi fosse uno di parola. In una recente riunione in diretta streaming (per la gioia dei commentatori televisivi che ebbero modo di rispolverare termini di monicelliana memoria) nel panico generale degli onorevoli lì riuniti annunciò l’imminente presentazione del decreto “sblocca Italia”, minacciando di accorciare le ferie a tutti. Non che abbiamo particolare fretta di leggere come il Governo intenda mettere definitivamente in ginocchio il nostro territorio, ma registriamo l’ennesimo annuncio a cui non è stato dato seguito con i fatti.

In questo modo Renzi, paradossalmente, dimostra di non avere così bisogno della riforma costituzionale attualmente all’esame a Palazzo Madama con la motivazione che, secondo alcuni, il bicameralismo perfetto rallenterebbe i lavori Parlamentari rappresentando così la fonte di tutti i mali che stanno bloccando l’Italia. Dell’atto 2586 non abbiamo fatto in tempo ad avere il testo (un tomo di 400 pagine) che già era stata fissata la scadenza degli emendamenti. Il suo esame si è svolto in poche ore di seduta di commissione, per poi approdare in aula dove – neanche a dirlo – il Governo ha azzerato ogni residua velleità di discussione ponendo la fiducia.

Abbiamo già avuto modo ieri di spiegare dettagliatamente in quest’aula quali sono i passaggi più critici del testo che voi vi apprestate a votare e di elencare quante e quali violazioni contiene nei confronti di quanto stabilito dalla Costituzione e dalla Legge 400 del 1988.

Voglio qui ricordare che l’articolo 77 della Costituzione stabilisce che i decreti possono essere emanati dal Governo in casi straordinari di necessità e urgenza. Lo trovate dopo il 76 e prima del 78, non potete sbagliare. Se proprio non lo trovate riportate il testo dove lo avete preso e sporgete reclamo. E, aggiungo sommessamente, che la fregola della decretazione che si è impossessata del premier non è accompagnata da un corrispondente impegno nella produzione delle norme attuative. E così, mentre si ostina ad espropriare il Parlamento del suo ruolo istituzionale – quello legislativo – il premier, si ritrova con un arretrato di ben 812 provvedimenti attuativi.

I provvedimenti inseriti nel testo hanno un obiettivo apparentemente nobile: combattere l’inquinamento e superare le maggiori criticità ambientali. E’ il metodo che lascia perplessi. Infatti la strada che viene intrapresa è quella che più classica e ipocrita non si può: nascondere la polvere sotto il tappeto facendo finta che le criticità ambientali non siano mai esistite, cancellandole a norma di legge. Così per decreto dall’oggi al domani non esistono più aree inquinate e i rifiuti scompaiono e agli italiani si potranno proiettare nuove slide e raccontare di aver fatto. Questa è la nuova frontiera della politica degli annunci: vi avevamo detto che lo avremmo fatto? Eccovi serviti, in fondo non avevamo detto mica COME avremmo fatto!

Siete riusciti a mettere dentro al decreto norme che violano le direttive europee nonostante che nel titolo e nel preambolo abbiate inserito riferimenti quali: “nonché per la definizione immediata di adempimenti derivanti dalla normativa europea” e abbiate parlato di “adeguare l’ordinamento interno agli obblighi derivanti, in materia ambientale, dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea”, magari per poi inserire la barbarie della cattura degli uccelli per trasformarli in richiami vivi, ma peggio ancora lasciare carta bianca per le bonifiche proprio a coloro che hanno inquinato.

Cosa è successo tra la scrittura del preambolo e quella degli articoli? Il preambolo è perfetto. Chi può non essere d’accordo. Ma poi uno si va a leggere il contenuto degli articoli e capisce che chi ha scritto il preambolo di sicuro non ha letto il testo, altrimenti almeno per onestà intellettuale si sarebbe rifiutato di farlo.

Signori, non basta mettere belle parole nei titoli per risolvere gli annosi problemi ambientali così come non bastano i tweet o le slide del Presidente del Consiglio per risolvere i problemi dei cittadini.

Sono stati inseriti provvedimenti generici ma che sono fatti per casi precisi che il Governo ha fretta di risolvere: mi riferisco al caso della Nave Concordia e a quello dell’ILVA, per il quale addirittura è stato trasposto totalmente il contenuto del decreto-legge n. 100 del 2014, assegnato al Senato, ma che il Senato non potrà esaminare perché troppo impegnato ad infliggere un colpo mortale alla nostra Carta Costituzionale.

Non dobbiamo dimenticare il cosiddetto “spalma incentivi”, che rende, se possibile, ancora più incerto e fumoso il quadro giuridico sulle agevolazioni alle energie rinnovabili, rischiando di mettere in crisi – e anche di avviare contenziosi – un importante settore produttivo.

Insomma un provvedimento che qualcuno aveva denominato “Ambiente protetto” – e che poi, forse per pudore, è stato chiamato “competitività” – non riuscirà né a proteggere l’ambiente né a dare il necessario impulso alla nostra boccheggiante economia.

Eppure le parole del Ministro Galletti riportate sul sito del Ministero dell’Ambiente sembravano rassicuranti. Leggiamole insieme:

Con questo pacchetto di misure vogliamo rendere più efficiente l’intero sistema ambientale, su cui è fondamentale investire per il rilancio del Paese. Lo facciamo con norme che servono a fermare gli scempi compiuti sul territorio nazionale alle spalle dei cittadini e con misure immediatamente operative per difendere il nostro ecosistema, risparmiare soldi e velocizzare le procedure senza recedere di un millimetro sulla tutela dell’Ambiente. Bisogna ‘correre’ verso un’Italia più sicura e sostenibile sotto il profilo ambientale: questo decreto fornisce gli strumenti giusti”.

Ministro Galletti? Che testo le hanno fatto leggere? Spero non quello sul quale abbiamo lavorato noi, altrimenti mi verrebbero forti dubbi sulla sua capacità di analisi!

Sempre il Ministro Galletti in occasione dell’incontro tra i ministri dell’Ambiente europei ha affermato che:

L’Europa dovrà confermare il ruolo di guida nella lotta ai cambiamenti climatici su scala globale e favorire la transizione verso un’economia sostenibile, a basse emissioni di carbonio” A questo proposito ci chiediamo, ad esempio, come la realizzazione di un nuovo inceneritore possa inserirsi nell’ambito di questi impegni.”

Comunque noi non ci eravamo fatti illudere. Purtroppo conosciamo molto bene le politiche ambientali di questo Governo che sono le stesse dei Governi che lo hanno preceduto e che raramente hanno rispettato quanto previsto dall’articolo 9 della Costituzione e soprattutto quanto inserito con la riforma dell’articolo quinto. Nell’articolo 117 alla nozione di paesaggio sono state affiancate quelle di ambiente e di ecosistema. Inserendo questi concetti non si sono solo specificate le competenze dello Stato ma si è dato un nuovo significato ai contenuti dell’articolo 9, che essendo inserito nellaprima parte della Costituzione detta i principi fondamentali, prevalenti rispetto ad altri interessi pubblici pur essi meritevoli. Non a caso la Corte Costituzionale si è espressa più volte affermando che quello dell’ambiente è un valore primario e assoluto.

Eppure, nonostante la straordinaria importanza (purtroppo in negativo), di questo provvedimento abbiamo assistito ad un dibattito surreale, nel quale nessun membro, ripeto, nessun membro del Governo si è degnato di intervenire in aula, se non per le poche frasi di circostanza per annunciare la fiducia che la ministra Boschi deve avere ormai imparato a memoria.

A quanto pare il famoso sogno berlusconiano di trasformare il Parlamento in un docile e acritico approvatore delle decisioni del Governo sta diventando realtà. E forse è giusto che a riuscirci sia proprio il suo epigono per antonomasia, nell’imbarazzante indifferenza di chi, nel recente passato, si ergeva a baluardo della democrazia. Molti di quelli che voteranno a favore di questa fiducia sanno perfettamente che “l’indifferenza è il peso morto della storia”, ma voteranno comunque. Noi no. Noi non vogliamo essere indifferenti e, soprattutto, non vogliano essere complici delle vostre scelte contro l’ambiente e contro i cittadini e voteremo no all’ennesima fiducia.”

Patrizia Terzoni – M5S

http://www.beppegrillo.it/movimento/parlamento/2014/08/dl-competitivita-ambiente-devastato-la-dichiarazione-di-voto-m5s.html

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