reatiambientali

A quanto siamo arrivati? Mi pare 17. 17 voti di fiducia da fine febbraio. 17 voti di fiducia in appena 5 mesi.

Il Governo Renzi sta battendo tutti i record di scavalcamento del ruolo del Parlamento!

Un “modus operandi” molto criticato dal Presidente Napolitano in passato (ma adesso l’abuso della decretazione d’urgenza non sembra preoccupare più il Capo dello Stato), come è stato ricordato in un recente articolo de “Il Fatto Quotidiano”, in cui si evidenzia che non solo nulla è cambiato, ma che addirittura – cito testualmente –Il Governo attuale è perfettamente in linea con questa sottomissione del Parlamento, anzi ne è la punta avanzata. Silvio Berlusconi, per dire, tra l’aprile 2008 e il novembre 2011 produsse 80 decreti, vale a dire 2 al mese; Mario Monti coi suoi 41 incrementò la media a 2,4; Enrico Letta in dieci mesi ne ha prodotti la bellezza di 25 (2,5 al mese); Matteo Renzi, infine, con 16 decreti da fine febbraio vince la gara: oltre 3 al mese”.

In questo modo Renzi, paradossalmente, dimostra di non avere così bisogno della riforma costituzionale attualmente all’esame a Palazzo Madama con la motivazione che, secondo alcuni, il bicameralismo perfetto rallenterebbe i lavori Parlamentari rappresentando così la fonte di tutti i mali che stanno bloccando l’Italia. Dell’AC 2586 non abbiamo fatto in tempo ad avere il testo (un tomo di 400 pagine) che già era stata fissata la scadenza degli emendamenti, il cui esame è stato svolto in poche ore di seduta di commissione, per poi approdare in aula, dove – neanche a dirlo – il Governo ha azzerato ogni residua velleità di discussione ponendo la fiducia.

Questo è il testo del mio intervento che ho svolto stamattina come relatore di minoranza.

“Questo provvedimento,che in un primo momento era stato  persino definito “Ambiente protetto”, contiene numerose norme che sembrano tutt’altro che finalizzate alla tutela dell’ambiente. Vediamole insieme.

L’articolo 13 modifica il Testo unico ambientale stabilendo, per la bonifica delle aree militari, limiti di concentrazione di sostanze inquinanti più tolleranti rispetto ai limiti attualmente applicati, poiché i siti saranno equiparati, rispetto ai limiti di contaminazione, alle aree industriali. L’impatto della previsione appare di non poca portata, dato che si tratta di aree – quali poligoni militari, campi di addestramento – nelle quali negli anni è facile immaginare che possono essere state condotte attività capaci di liberare sostanze pericolose.             In questo modo i costi per l’effettivo ripristino delle aree ai fini del loro utilizzo a fini civili ricadrà sugli enti territoriali con grave danno per le comunità locali.

La prima parte dell’articolo 13 contiene anche una procedura semplificata per le operazioni di bonifica o di messa in sicurezza di siti contaminati, consentendo che essi vengano utilizzati a fini industriali anche prima del risanamento. L’operatore privato che intraprende l’operazione autocertifica veridicità e completezza dei dati e delle informazioni, senza che sia previsto alcun controllo, anche a campione, da parte dell’ente pubblico competente. Sulla base di tali dati la procedura prevede una rapida approvazione del progetto di bonifica e solo successivamente si provvede alla presentazione del Piano di caratterizzazione, per il cui esame è previsto il silenzio-assenso. Ne deriva uno stato di incertezza sul reale stato di contaminazione, in assenza della introduzione di misure atte ad assicurare la trasparenza e l’informazione dei cittadini durante il procedimento. Non dobbiamo dimenticare, inoltre, che la Corte Costituzionale ha più volte affermato il principio secondo il quale, in materia di tutela dell’ambiente, vige il principio fondamentale secondo cui il silenzio dell’amministrazione preposta al vincolo ambientale non può avere valore di assenso (cito in tal senso le sentenze della Corte Costituzionale n. 404 del 1997, n. 26 del 1996 e a 302 del 1988)

Si prevedono inoltre meccanismi di semplificazione per individuare le attività di trattamento che permettono ad un rifiuto di non essere più considerato tale, si impone l’utilizzo di materie prime secondarie prodotte esclusivamente da rifiuti per i recuperi ambientali come sottofondi stradali e piazzali e infine si prevede una notevole semplificazione per il recupero dei rifiuti individuati nella Lista Verde del Regolamento 1013/2006 tra cui i rifiuti provenienti da navi…solo a me questo sembra quasi fatto a posta per il caso della Nave Concordia?

In un’altra parte del testo si demanda ad un decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare la nomina di un commissario straordinario per la realizzazione dell’impianto di termovalorizzazione dei rifiuti nella provincia di Salerno. Una struttura osteggiata da tutti gli amministratori locali che hanno anche prospettato delle alternative in grado di scongiurare la realizzazione dell’inceneritore consentendo l’avvio di un ciclo virtuoso di smaltimento dei rifiuti. Tale scelta dimostra come il Governo invece non intenda avviare nella Regione Campania il ciclo virtuoso previsto dalle direttive comunitarie attraverso il principio della gerarchia dei rifiuti che obbliga gli Stati ad adottare le misure per il trattamento dei loro rifiuti secondo questo ordine di priorità: prevenzione, preparazione per il riutilizzo, riciclaggio, recupero di altro tipo e smaltimento.  Nel caso in questione, come in altri mille casi simili tutti italiani, si inverte tale ordine di priorità senza che nulla sia stato fatto per arrivare a conseguire gli obiettivi che la normativa comunitaria fissa al 2020 per il riciclaggio dei rifiuti domestici.

All’art. 14, comma 2-bis, vengono apportate modifiche al sistema di semplificazione e razionalizzazione del sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, in particolare prevedendo che il termine finale di efficacia del contratto con SELEX è stabilito al 31 dicembre 2015. Si prolunga di oltre una anno con decreto la durata di un contratto che altrimenti scadrebbe a fine novembre 2014. Dopo la pubblicazione del decreto, il 21 luglio, Selex ha fatto recapitare una lettera al Ministro Galletti nella quale comunica l’intenzione di non proseguire la propria attività nell’ambito del programma SISTRI oltre la scadenza contrattuale del 30 novembre prossimo. L’azienda spiega che tale decisione è legata alla volontà di evitare nuovi, ingenti danni, anche di immagine, in aggiunta a quelli, molto significativi, già subiti nel corso della durata del contratto. Non sto qui a ricordare la quantità di atti di sindacato ispettivo che io stessa ho depositato nei mesi scorsi chiedendo al Ministro e al Governo se, alla luce degli arresti e delle indagini che hanno coinvolto gli attori principali dell’avvio del sistema SISTRI sotto il controllo di SELEX, non ritenessero opportuno annullare il contratto e avviare immediatamente una nuova procedure di affidamento del servizio. Ora il Governo si ritrova addirittura nella condizione di passare da “parte lesa”  a potenziale responsabile del danno di immagine che SELEX dice di aver subito. Inoltre a soli quattro mesi dalla scadenza del contratto non c’è ancora niente di pronto che possa consentire un passaggio di consegne tempestivo tale da non dover interrompere il sistema di tracciabilità dei rifiuti pericolosi. Come se non bastasse SELEX minaccia nemmeno tanto velatamente di passare ad azioni legali per tutelare i propri interessi alla luce dei danni subiti.

All’art.14, commi 3, 3-bis e 3-ter si prevedono delle deroghe temporali e collegate alla tipologia di rifiuto che consentano il  conferimento in discarica dei rifiuti in Campania “ nelle more del funzionamento a regime del sistema di smaltimento dei rifiuti della regione Campania e sino al completamento degli impianti di recupero e trattamento degli stessi” il che significa che questo deroghe potrebbero valere per un tempo indefinito sempre alla faccia delle direttive europee.

All’art.14, comma 8, lett. b) si consente l’abbruciamento di materiale agricolo. Sembrerebbe cosa di poco conto se non che si prevede un limite giornaliero di tre metri steri ad ettaro che per una azienda di medie dimensioni ravvisabili in circa 10 ettari corrispondono a 30 metri steri ossia una quantità per niente trascurabile di circa 30 metri cubi, visto che non stiamo parlando di tronchi ma di materiale vegetale di piccole dimensioni per cui l’unità di misura del metro stero non è consona in questo caso. Per assurdo in un mese una azienda come quella ipotizzata potrebbe arrivare a bruciare liberamente 900 metri cubi di materiale vegetale con tutto quello che ne consegue come emissioni di CO2 e altre sostanze inquinanti in atmosfera. Nella nuova versione scaturita dal lavoro della Commissione se non altro viene lasciata alle amministrazioni locali la possibilità di derogare prevedendo l’imposizione di limiti all’abbruciamento nei periodi estivi in cui è elevato il rischio incendio, e nelle aree già gravate da inquinamento atmosferico dove si registrano concentrazione di polveri sottili sopra la soglia di attenzione.

Nello stesso articolo si escludono dall’attività di gestione dei rifiuti le operazioni di prelievo, raggruppamento, cernita e deposito preliminari alla raccolta di materiali o sostanze naturali derivanti da eventi atmosferici o meteorici ivi incluse mareggiate e piene anche in caso di contaminazione con materiale di origine antropica. Basta farsi un giro su una spiaggia dopo che si è verificata una alluvione per rendersi conto di quali tipologie di rifiuti vengono accumulati sulla battigia. Ebbene si vuole escludere tutto questo dall’attività di gestione dei rifiuti come se si trattasse di altra cosa.

Ci sono altri interventi di modifica del testo unico ambientale che ci preoccupano. Il primo è quello realizzato mediante l’articolo 13 comma 8 lettera b-ter con cui si norma l’uso del materiale proveniente dalle attività di dragaggio. Con questa norma si potrebbero provocare forti squilibri ambientali nelle aree lagunari/costiere dove a nostro avviso non possono essere applicati gli stessi limiti previsti per il suolo. Inoltre sempre secondo la nostra opinione, e approfittiamo per segnalarlo, si rischia di incappare nell’ennesima procedura di infrazione in quanto poi bisognerà spiegare alla Commissione come mai in una laguna dove il limite per il mercurio nei sedimenti è 0,3 mg/kg si potrà buttare fango con 1 mg/kg oppure benzo(a)pirene con livelli mille volte superiori a quelli che la UE indica per i sedimenti costieri.

La seconda modifica che temiamo possa impattare negativamente sull’ambiente marino è quella che viene prevista nel comma 7 dell’articolo 13  con l’aggiunta al testo unico ambientale di una nota alla tabella 3 dell’allegato 5 alla Parte Terza. In questa nota si prevede che i valori limiti di emissione in acque superficiali e in fognature per la voce solidi sospesi non valgono e quindi non devono essere rispettati per gli scarichi in mare delle installazioni elencate nell’apposito allegato VIII alla parte seconda che in pratica comprende tutte le tipologie di istallazioni marine che svolgono attività di estrazione, gassificazione ecc…

Queste sono solo le note più dolenti di un decreto che nel brevissimo tempo che abbiamo potuto tenere in mano abbiamo cercato di migliorare. In parte ci siamo riusciti ma come spesso è accaduto dall’inizio di questa legislatura in cui il Parlamento ha lavorato quasi esclusivamente su testi di decreti legge del Governo, quello che ne risulta non può essere considerato, almeno da noi un buon testo. Una nota positiva però a nostro parere c’è e non so se i fautori della trasformazione del Senato che siedono anche qui oggi su questi banchi se ne siano resi conto: la doppia lettura fatta da Senato e Camera ha permesso di stralciare dal testo delle parti inquietanti e di tamponarne altre con effetti ancora peggiori. Il tempo intercorso nel passaggio dal Senato alla Camera seppur brevissimo ha consentito alle associazioni che hanno a cuore l’ambiente del nostro paese e che ne riconoscono l’importanza anche rispetto alla tutela della salute umana di intervenire e segnalare le maggiori criticità.

Teniamone conto quando voteremo una riforma costituzionale che potrebbe chiudere ogni spazio – anche minimo, come quelli che abbiamo avuto a disposizione per questo decreto – per consentire al Parlamento di intervenire per migliorare le norme e i provvedimenti predisposti dal Governo. Spesso provvedimenti dettati dalla logica degli amici degli amici e non dalle reali esigenze del Paese.

 

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