Cambiamenti climatici e migrazioni: cosa cambierà se nulla dovesse cambiare.

Non molto tempo fa in questo articolo abbiamo parlato di come l’aumento di CO2 stia portando evidenti cambiamenti climatici al nostro pianeta. Mentre alcuni continuano a sostenere che il cambiamento climatico non esiste è un dato di fatto che i ghiacciai si stanno sciogliendo, i mari alzando, i fenomeni atmosferici intensificando in tutto il mondo e, notizia fresca fresca, sembra anche che i meteorologi siano tutti d’accordo nel dire che il 2015 sia stato l’anno più caldo di sempre, o almeno dal 1880 ad oggi.

La mal gestione del nostro pianeta, lo sfruttamento eccessivo dei terreni, la deforestazione selvaggia e l’industrializzazione non sempre a norma di legge saranno causa di una evitabile migrazione di massa di moltissime popolazioni della terra che da qui al 2100 vedranno scomparire le proprie terre, e ovviamente, le proprie case. Secondo un non ottimistico rapporto dell’eminente climatologo James Hansen e di altri colleghi il mare potrebbe innalzarsi di 5 metri entro una cinquantina d’anni, il che vuol dire che probabilmente molti di noi vedranno la scomparsa dei Caraibi, della Polinesia e di tantissimi paradisi tropicali, ma senza andare tanto lontano potremo dire addio a quasi tutta la nostra costa da nord a sud: Vedremo sparire Venezia e tante altre città che vivono a strettissimo contatto col mare e in poche parole il mondo non sarà più come lo conosciamo e dovranno essere ridisegnate tutte le cartine geografiche del pianeta.

Paradossalmente in un mondo sommerso dalle acque il problema maggiore sarà proprio idrico! I nostri fiumi e le nostre sorgenti verranno raggiunge dall’acqua marina rendendoli così non potabile. Ne conseguirà l’inaridimento dei terreni coltivabili e le conseguenti carestie. Avremo un po’ in tutto il mondo lunghissimi periodi di siccità seguiti da eventi atmosferici estremi, cosa che già accade in tantissimi paesi tropicali.

Ed è proprio da questi paesi che entro un periodo di tempo relativamente breve dovremo aspettarci flussi migratori importanti. Se non cambieremo le nostre politiche economiche ed energetiche c’è la possibilità che entro il 2100 la temperatura globale si innalzi di 4° rendendo quindi difficile se non impossibile coltivare ai tropici, e ancora meno facile pescare visto che i mari diventerebbero inospitali per la gran parte delle specie viventi. I cicloni tropicali avranno un impatto ancora più forte e di contro la siccità potrebbe diventare insostenibile. Insomma i paesi meravigliosi e i paradisi terrestri in cui più di una volta nella vita avremmo voluto trasferirci diventeranno talmente inospitali da costringere le popolazioni autoctone a migrare in altri luoghi.
Oltre ai paesi tropicali sono a rischio il mediterraneo, il nord Africa, il Medio Oriente, i paesi dell’America Latina e ovviamente i Caraibi. Ma Anche l’Europa centrale, il Sud Est Asiatico e l’Asia meridionale possono subire gravi danni, e così circa 500 milioni di persone potrebbero essere sfollate e trasferite altrove.
Dal 2008 al 2014 sono gia state 157 milioni le persone costrette a spostarsi per eventi meteorologici estremi.
La migrazione va vista non solo come un modo di sfuggire a questi eventi, ma anche una naturale predisposizione umana ad adattarsi alle nuove condizioni, in una parola: sopravvivenza. Chi sarà in grado di spostarsi lo farà sia all’interno del proprio paese che in altri stati, chi non sarà economicamente in grado di farlo sarà destinato ad un ulteriore impoverimento e quindi, di fatto, il mondo non sarà mai in grado di risolvere il problema della fame e della povertà, che invece peggiorerà.
A seguito di queste migrazioni qualcosa nel mondo dovrà cambiare, dovranno essere attuate delle strategie politiche che consentiranno a questi rifugiati ambientali dei diritti, fondati su “casa, terra e proprietà”.
Ad oggi la Convenzione di Ginevra del 1951 garantisce lo status di rifugiato a coloro che sono vittime di persecuzioni per doversi motivi, ma al momento non prevede nulla per le popolazioni che devono spostarsi per avversità climatiche estreme. E’ un dato di fatto che l’Europa e l’Italia non siano in grado di gestire modesti flussi migratori in questo preciso periodo storico. Modesti perché quello che potrebbe attenderci fra 50 o 100 anni, se non si fa qualcosa subito, sarebbe di proporzioni estremamente più grandi.
La possibilità di dare una vita degna a tutte le popolazioni ospiti ma anche ospitanti con queste leggi, con questo stato, con questa realtà giuridica e umana, è pressoché impossibile. 
Un esempio su tutti: aldilà della questioni politiche ci sono aspetti della realtà della Siria e dei suoi migranti che non tutti conoscono. Nel 2010 il New York Times riportava come dopo 4 anni di siccità totale, la peggiore in 40 anni, l’agricoltura siriana fosse in ginocchio. Le falde acquifere erano svuotate, i pozzi fermi o non funzionanti, i terreno agricoli erano ormai deserto e gli animali da allevamento morivano ogni giorno. Le popolazioni si sono dovute spostare creando delle tendopoli intorno alle grandi città della Siria e dell’Iraq. Nel 2008 inoltre sono stati aumentati i prezzi dei combustibili e persino dei beni di prima necessità come il pane, proprio per la difficoltà del reperimento delle materie prime. Questo ha reso necessario lo spostamento di intere popolazioni verso le coste, in terreni favorevoli ad Assad, condizione che ha creato le attuali tensioni politiche che hanno poi portato il popolo siriano alla necessità di emigrare con le conseguenze che tutti conosciamo.
Ora immaginate 10, 100 popolazioni come queste che a causa degli sconvolgimenti climatici sono costrette a trasferirsi. Immaginate il caos, i problemi che potrebbero scaturirne: il razzismo, l’intolleranza, la scarsità di risorse almentari, di terreni, di case, di spazi.
Le soluzioni quindi sono due: O facciamo qualcosa SUBITO per evitare che queste popolazioni si debbano spostare, che il mare salga, che la desertificazione avanzi e che le temperature diventino un problema, o ci adattiamo. Non è impossibile che fra mezzo secolo o 100 anni saremo così civilmente evoluti da essere in grado di condividere spazi e convivere in maniera pacifica con altre etnie, religioni e abitudini, ma conoscendo il genere umano… forse è meglio prevenire.

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