WHIRLPOOL: INTERPELLANZA IN SENATO DELLA NOSTRA VILMA MORONESE. IL BOTTA E RISPOSTA CON IL GOVERNO

whirlpool moronese interpellanzaMORONESE (M5S). Signora Presidente, il 29 aprile è stata presentata presso il Senato della Repubblica questa interpellanza urgente sulla grave situazione occupazionale che coinvolge i lavoratori del gruppo Indesit, acquisiti dall’azienda americana Whirlpool, e ci rammarichiamo del fatto che, nonostante il Regolamento del Senato, all’articolo 156-bis, preveda la discussione entro i quindici giorni dalla presentazione, non si è voluto provvedere nei tempi dovuti, forse per non creare imbarazzo al Governo nel rispondere prima delle elezioni appena svolte. Detto questo, entriamo nel merito della questione.

L’atto parlamentare sottoscritto dall’intero Gruppo dei senatori del M5S ripercorre i momenti più importanti della vicenda che oggi tenterò di sintetizzare.

A dicembre 2013, presso la sede del MISE, si concludeva una lunga trattativa tra l’azienda Indesit, il Governo e le parti sociali con la firma di un accordo che prevedeva precisi e stringenti impegni da parte dell’azienda, tra cui la rinuncia a ricorrere all’utilizzo di procedure di mobilità unilaterali dei dipendenti degli stabilimenti italiani fino al 2018 e investimenti considerevoli pari a 83 milioni di euro ripartiti tra le varie sedi di Fabriano, Melano, Albacina, Comunanza e Carinaro. Si prevedeva, altresì, una riorganizzazione delle produzioni di queste sedi per farle diventare poli di eccellenza, ognuno con una propria missione produttiva ben precisa.

Già qui si delineava il primo atto irresponsabile di questo Governo che, sottoscrivendo questo accordo, non aveva voluto inserire alcuna clausola di salvaguardia per i lavoratori e, cioè, una clausola che imponesse il rispetto dello stesso anche in caso di acquisizioni future, né prevedeva eventuali penali a carico dell’azienda.

Vi è un secondo grande errore: era anche prevista l’istituzione di un comitato tecnico paritetico con la partecipazione del MISE allo scopo di monitorare il rispetto dell’accordo. Il comitato non ha svolto alcun controllo, considerato che gli investimenti previsti della Indesit non si sono mai visti e che le nuove linee di produzione non sono state mai avviate.

Dicevamo prima della clausola di salvaguardia perché – guarda caso – a soli sette mesi dalla firma di questo accordo, nel luglio del 2014, la Whirlpool acquisisce la Indesit e il presidente del Consiglio dei ministri Renzi, commentando la notizia dell’acquisizione, sosteneva che si trattava di un’operazione fantastica e che aveva parlato personalmente con gli americani a Palazzo Chigi. Non contento, successivamente, ad un incontro con gli operai a Pompei, Renzi ha ribadito che, nonostante ci fosse stata una richiesta più generosa da parte dei cinesi, lui aveva spinto per gli americani perché gli davano più garanzia proprio sul lavoro occupazionale. Quali fossero queste garanzie non lo abbiamo mai saputo.

Arriviamo al 16 aprile 2015: la Whirlpool presenta in anteprima il piano industriale al ministro Guidi e, da fonti giornalistiche si apprende la notizia della chiusura di ben 3 stabilimenti e 1.350 esuberi. Ma lo stesso giorno il ministro Guidi rilascia un comunicato stampa nel quale dichiara di aver ottenuto la conferma dell’impegno dell’azienda al rispetto dell’accordo del dicembre 2013 e ad evitare i licenziamenti fino al 2018.

Già non ci spieghiamo la contraddizione tra le dichiarazioni dell’azienda Whirlpool e quella del Ministero, ma la cosa più assurda è che da quel momento si sono aperti e chiusi numerosi tavoli di trattativa, e con quale risultato? Al tavolo del 20 maggio 2015 la Whirlpool ha portato il numero degli esuberi da 1.350 a 2.060. Alla faccia delle garanzie degli americani!

La credibilità del Governo è pari a zero. Lo si vede dal non rispetto dell’accordo del 2013, dal risultato dei tavoli di trattativa, dove la situazione degli operai è peggiorata, e anche da come la Whirlpool tratta i rappresentanti del Governo. Considerate che nell’incontro a Carinaro, in provincia di Caserta, l’11 maggio scorso, la sottosegretaria Bellanova voleva fare una visita di cortesia allo stabilimento e invece la Whirlpool le ha chiuso le porte in faccia, non permettendole di entrare.

Forse – e ribadisco forse – gli intrecci tra l’azienda di famiglia del ministro Guidi e la società americana hanno di fatto reso debole la trattativa in corso e forse – dico forse – il potere contrattuale dello Stato italiano è del tutto viziato, essendoci anche questo potenziale conflitto di interessi. E magari il Governo potrebbe essere addirittura sotto ricatto!

Vogliamo ribadire che la situazione dei lavoratori della Whirlpool riveste ormai carattere nazionale. Come già detto, siamo passati da 1.350 esuberi a 2.060, aggiungendo al numero degli operai anche 480 impiegati e più 150 addetti alla ricerca e sviluppo. Quindi, il rischio licenziamento interessa circa un terzo dei lavoratori totali dell’azienda, che sono 6.740.

La strategia della Whirlpool di aumentare gli esuberi potrebbe avere come finalità quella di chiedere al Governo ulteriori concessioni quale moneta di scambio; concessioni che potrebbero essere già state addirittura concordate. L’azienda, infatti, ha dichiarato che sarebbe disponibile a congelare gli esuberi fino al 2018 solo a patto di poter contare fino ad allora sugli ammortizzatori sociali.

A ciò si aggiunga che si tratta di società che hanno di fatto goduto di aiuti di Stato di diverso tipo e con nessun tipo di obbligo o penale da corrispondere: prima la Indesit, che ha incassato fior fiore di soldini per poi delocalizzare in Turchia una parte della produzione proprio di Caserta, e dopo la Whirlpool, che ha pensato bene di prendere il marchio italiano Indesit, il pacchetto clienti che questa offriva, incassare dallo Stato italiano i soldi per gli ammortizzatori sociali – come d’altronde dichiarato anche dall’amministratore delegato, dottor Castiglioni, in audizione proprio qui in Senato – e poi decidere di chiudere e licenziare. Della serie: arrivederci e grazie.

Ora credo che gli operai abbiano diritto quanto meno a delle risposte dirette e precise alle domande che abbiamo formulato in maniera altrettanto puntuale, vale a dire: se siano state effettivamente poste in essere garanzie occupazionali, così come annunciato, e, in caso affermativo, in cosa consistono; se quanto riportato dall’offerta pubblica di acquisto corrisponde a ciò che era previsto nei piani sottoposti al Presidente del Consiglio dei ministri nel mese di luglio 2014, se questi ultimi corrispondano al piano industriale presentato ufficialmente il 16 aprile 2015 e se, quindi, lo stesso presidente Renzi fosse a conoscenza, già a quella data, dei possibili piani di fusione, accorpamento, chiusura nonché del reale numero di esuberi previsti; ancora, quali azioni, in riferimento alle garanzie per i lavoratori, intenda intraprendere per tutelare i livelli occupazionali degli stabilimenti Indesit italiani, in particolare quelli di Fabriano, Comunanza, Teverola, Carinaro e None; quali misure intenda mettere in atto per garantire l’occupazione dei 1.350 esuberi, oggi diventati 2.060. E ancora, vogliamo conoscere i dati relativi all’ammontare complessivo e dettagliato degli aiuti di Stato erogati, nei confronti della Indesit prima e della Whirlpool dopo, e di conseguenza verificare se ricorrano i presupposti per revocare i contributi ricevuti, così come previsto dalla legge di stabilità per il 2014, da noi approvata (articolo 1, comma 60, della legge n. 147 del 2013) che prevede, per salvaguardare il mercato del lavoro e la produzione locale, che debbano essere restituiti gli incentivi statali concessi alle aziende che delocalizzano le attività produttive in uno Stato non appartenente all’Unione europea.

Si chiede altresì di sapere quali misure intenda adottare il Governo, sia in sede nazionale che europea, per fermare o arginare la delocalizzazione della produzione italiana verso i Paesi dell’Unione europea che presentano un costo del lavoro nettamente più vantaggioso e, al riguardo, se non ritenga necessario diminuire la tassazione diretta e indiretta verso le imprese italiane, così da poterle rendere competitive sul territorio europeo; quale sia lo stato di attuazione del tavolo nazionale dell’industria del bianco presso il Ministero dello sviluppo economico, richiesto ed ottenuto dai sindacati, e, in ultimo, se non ritenga, che i rapporti commerciali tra le attività industriali della famiglia del ministro Guidi e la Whirlpool possano costituire una situazione di conflitto d’interesse e, in caso affermativo, quali iniziative intenda assumere al riguardo.

Le difficili condizioni economiche e l’altissima percentuale di disoccupazione, sia nella zona di Caserta-Napoli che nel fabrianese, rischiano – a nostro avviso – di causare ulteriori fenomeni di desertificazione industriale, considerato il numero altissimo di operai che rischiano il licenziamento.

Chiedo quindi qui, oggi, al Sottosegretario presente di rispondere in maniera inequivocabile a tutti i punti posti nell’interpellanza, considerato fra l’altro che la stanno guardando da casa tutti gli operai Whirlpool, ex Indesit. E chiedo, per rispetto a questi lavoratori, di non dilungarsi in frasi di circostanza, ma di andare in maniera diretta ed esaustiva al nocciolo della questione.

Concludo, ricordandovi, semmai ve ne foste dimenticati, che l’articolo 1 della nostra Costituzione recita: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro » e l’articolo 4 recita: «La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto». (Applausi dal Gruppo M5S).

PRESIDENTE. Il rappresentante del Governo ha facoltà di rispondere all’interpellanza testé svolta.

GIACOMELLI, sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico. Signora Presidente, onorevoli senatrici e senatori, in merito all’interpellanza presentata e ora illustrata dalla senatrice Moronese, il Ministero dello sviluppo economico ribadisce che la vicenda Whirlpool è seguita con la massima attenzione.

Il Governo ha tempestivamente attivato il tavolo di confronto tra le parti, sviluppando un’analisi approfondita del piano industriale presentato dall’azienda per gli anni dal 2015 al 2018. Questo piano prevede 500 milioni d’investimenti in processi, prodotti di ricerca e sviluppo e per la realizzazione di piattaforme produttive all’avanguardia, oltre al consolidamento di una forte presenza industriale nel nostro Paese.

Va sottolineato che Whirlpool collocherà in Italia il 70 per cento della ricerca e sviluppo presente in Europa, mentre solo lo sviluppo del settore delle lavastoviglie proseguirà al di fuori dei confini del nostro Paese.

Il piano contiene, tuttavia, elementi che noi giudichiamo assolutamente non condivisibili: anzitutto una quantità di eccedenze occupazionali che, al netto delle assunzioni previste, è pari ad un quarto della forza lavoro esistente. Ciò significa che l’occupazione dovrebbe ridursi di oltre 2.000 persone entro il 2018, di queste circa 600 impiegati e quadri, attestandosi a circa 4.800 dipendenti.

Nel dettaglio, è stata annunciata la volontà di chiudere i siti di Carenaro, dove sono occupate 820 persone, e di None, dove sono occupate altre 90 persone. Le ulteriori eccedenze occupazionali sono allocate a Fabriano e a Varese, per quanto riguarda gli impiegati; a Napoli per ulteriori 200 e per quantità minori negli altri stabilimenti italiani del gruppo.

Su tutti gli aspetti del piano industriale e soprattutto sulle questioni occupazionali, sono stati svolti presso il Ministero dello sviluppo economico, con la presenza attiva del Ministero del lavoro, numerosi incontri. Dall’inizio del confronto si sono tenuti otto incontri, nel corso dei quali non è stato possibile registrare significative modifiche delle parti più critiche del piano industriale ora richiamato. Al termine dell’ultimo incontro, svoltosi il 20 maggio scorso, il Governo ha dovuto prendere atto dell’indisponibilità di Whirlpool a modificare in modo significativo le parti di piano considerate maggiormente negative e ha definito inqualificabile un piano industriale che taglia un quarto della forza lavoro con impatto particolarmente negativo nelle aree del Mezzogiorno.

Il Governo aveva ribadito la propria disponibilità a riconvocare le parti, e questo è avvenuto attraverso un incontro promosso dal Ministero dello sviluppo economico per il prossimo 9 giugno.

A nostro avviso non basta, non è sufficiente garantire il non licenziamento dei lavoratori fino a tutto il 2018 e non bastano neppure gli incentivi all’uscita o l’uso dei contratti di solidarietà, pur necessari in alcuni momenti della vita aziendale. Quello che serve sono vere opportunità di lavoro che compensino realmente i tagli occupazionali annunciati.

Ovviamente il Governo, in vista del prossimo incontro del 9 giugno, continuerà a tenere rapporti con tutte le parti interessate e con le istituzioni territoriali coinvolte per arrivare ad una soluzione positiva della vicenda.

Vorrei fornire alcuni elementi utili per quanto riguarda il contratto di sviluppo tra l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia) e la stessa azienda siglato il 25 luglio 2014.

La domanda di contratto di sviluppo Whirlpool, progetto Omnia, è stata presentata il 23 dicembre 2013 da Whirlpool Europe Srl, società appartenente al gruppo Whirlpool Corporation, leader mondiale nel settore della produzione e commercializzazione di elettrodomestici, con un fatturato annuo di quasi 19 miliardi di dollari nel 2013, 69.000 dipendenti, oltre 60 centri di produzione e ricerca tecnologica in tutto il mondo.

La proposta riguarda un programma di sviluppo industriale relativo all’ampliamento della capacità produttiva del proprio stabilimento di Napoli per la produzione di una nuova tipologia di prodotto di media-alta gamma lavabiancheria, che prevede investimenti produttivi per oltre 21 milioni di euro.

È previsto, inoltre, un progetto di ricerca e sviluppo che ha come obiettivo l’incremento di sistemi innovativi, per un totale di investimenti superiore a 31 milioni di euro. A fronte di tali investimenti, sono stati deliberati dal cda di Invitalia contributi a fondo perduto per 9.700.000 euro. Si evidenzia che l’investimento proposto dalla Whirlpool Europe Srl attiene esclusivamente al sito di Napoli e ha l’obiettivo di mantenere gli attuali livelli di occupazione che risultano pari a 538 unità lavorative.

Si fa presente, inoltre, che il contratto di sviluppo prevede, tra l’altro, che le operazioni di carattere societario effettuate nel corso della realizzazione del programma di sviluppo industriale, o prima di cinque anni dalla data di ultimazione dello stesso, riguardante l’impresa proponente e comportanti fusioni, scorpori, cessioni d’azienda, cessione di rami aziendali, trasferimento di parti di attività produttive o di beni strumentali agevolati, contratti d’affitto, gestione d’azienda o di rami aziendali, dovranno essere portate preventivamente a conoscenza di Invitalia al fine di valutare il mantenimento delle agevolazioni. Sul punto si evidenzia che, a seguito della sottoscrizione del contratto di sviluppo, in data 5 dicembre 2014, Invitalia ha erogato circa 1 milione di euro di contributo relativo alla prima tranche di spese di ricerca e sviluppo regolarmente rendicontate.

Quanto, infine, alla paventata sussistenza di situazioni di conflitto di interesse, occorre per chiarezza rappresentare quanto segue. Secondo le cifre fornite ufficialmente dalla Ducati Energia, la fornitura nei confronti di Whirlpool risulta essere di 100.000 euro, pari allo 0,02 per cento del fatturato dell’azienda, diversamente da quanto indicato nell’atto di sindacato ispettivo, che erroneamente indicava un importo di circa 100 milioni. In ogni caso, è opportuno ricordare che il ministro Guidi, al momento della nomina, si è dimessa da tutte le cariche aziendali e dagli incarichi ricoperti. Inoltre, com’è noto a questa Assemblea, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, nella sua riunione del 5 marzo 2014, ha ritenuto non sussistere alcuna situazione di incompatibilità nella carica di Governo ricoperta dal ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, secondo la normativa in materia di risoluzione dei conflitti d’interesse.

MORONESE (M5S). Domando di parlare.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

MORONESE (M5S). Signora Presidente, è imbarazzante, veramente imbarazzante.

Avevo detto in premessa che speravo che lei, sottosegretario Giacomelli, utilizzasse i suoi minuti non per esporre la situazione della Indesit, visto che l’avevo già fatto io, ma per dare delle risposte precise. Io ho posto 14 domande e lei invece ha parlato degli incontri e, in pratica, ha raccontato di tutto quello che il Governo non è riuscito a fare per gli operai coinvolti. A me non interessava sapere che avete fatto otto incontri. A me non interessava sapere che il Governo ha dichiarato ultimamente che il piano della Whirlpool è inqualificabile perché, prima della parola “inqualificabile”, io ricordo la parola “fantastica” utilizzata da Renzi.

Allora, dobbiamo renderci conto della situazione. Noi volevamo sapere perché il Governo Renzi non ha preso le dovute cautele quando ha firmato l’accordo con la Indesit. Gli operai vogliono sapere quali sono le azioni per rimediare a questo grandissimo errore.

Non stiamo parlando di numeri, ma di persone che domani non avranno il piatto da mettere a tavola alle loro famiglie, e voi mi venite a dire che, in cambio delle loro vite e delle loro famiglie, in cambio della loro situazione, avete dato 9 milioni di euro alla Whirpool per avere che cosa in cambio? Lo sapevate, allora, che volevano investire solo nella sede di Napoli? Sapevate che volevano chiudere già all’epoca, già nel 2014 e forse anche nel 2013 – ma non voglio fare queste insinuazioni – la sede di Carinaro e che 815 famiglie sarebbero finite in mezzo alla strada? Avete taciuto. E perché? Perché questo Governo non ha interesse, come è scritto nella Costituzione, a tutelare i lavoratori.

Voi avete permesso e facilitato l’ingresso ad un’azienda americana, alla quale date tutto ciò che chiede, e poi vi stupite che la Whirpool non ha mostrato segni di cedimento e che non vi viene incontro nel riformulare il piano. Il Governo italiano, prima di permettere tutto questo, doveva mettere i puntini sulle «i»: non doveva dargli i soldi per gli ammortizzatori sociali; non doveva dargli 9 milioni a fondo perduto per mandare in mezzo alla strada gli operai. Tutto ciò è inaccettabile.

Voi utilizzate questi operai anche per farvi campagna elettorale. Io sono di Caserta e da due anni come Movimento 5 Stelle combattiamo al fianco di quei lavoratori, perché conosciamo il territorio e siamo affianco alla gente. Voi, invece, quando avete fatto la passerella? Solo nei giorni preelettorali, senza distinzioni tra destra e sinistra. É venuto l’ex presidente della Regione Caldoro di Forza Italia per promettere 50 milioni di euro, che sapeva di non poter dare, considerato che non è neanche più Presidente della Regione. E poi è stata la volta di Vendola di SEL, per dire che avrebbe fatto una forte pressione. Dove è finito? Dove sta SEL? Per non parlare del vostro immancabile De Luca, che è venuto a farsi la passerella qualche giorno prima delle elezioni. Il vostro impresentabile ed ineleggibile De Luca che, come prima azione dopo le elezioni, che cosa ha fatto? Ha badato ai suoi guai giudiziari, presentando una denuncia contro il Presidente della Commissione antimafia. Ebbene, la prima azione che doveva fare era mettere mano alla questione lavoro in Campania: c’è la desertificazione totale e voi vigliaccamente non ve ne occupate. Vigliaccamente vi muovete a favore delle aziende straniere e poi venite a dire che non c’è il conflitto di interessi.

Nell’interrogazione c’è un errore di battitura, Sottosegretario: non erano 100 milioni ma 100.000 euro, così come ha detto lei, ma non ha importanza l’importo. Secondo il mio e il nostro punto di vista, il conflitto di interessi c’è, perché il ministro Guidi non ha potere contrattuale davanti ad un’azienda con la quale collabora la sua famiglia. Allora, mettiamo in atto la mozione di sfiducia nei confronti del Ministro, perché è inaccettabile che vi possano essere interessi del genere. Peraltro, tutte le aziende di famiglia della Guidi hanno delocalizzato all’estero. Bell’esempio dà!

Dove sono gli aiuti, la detassazione per le imprese italiane? Non mi ha risposto. Perché? E quali sono adesso i rimedi per quegli operai? Non mi ha risposto.

Lei mi sta dicendo che il Governo si china di nuovo – scusatemi – a 90 gradi e dice sì alla Whirpool, come ha fatto negli ultimi due anni.

Sabato incontrerò per l’ennesima volta – ormai lo faccio assiduamente – gli operai della Whirpool, ex Indesit…

PRESIDENTE. La prego di concludere, senatrice.

MORONESE (M5S). Mi avvio alla conclusione, Presidente.

Quello di Carinaro è uno stabilimento enorme e all’avanguardia, con personale qualificato. Voi ve ne state fregando. Io sabato incontrerò gli operai e confermerò quello che già pensano di voi tutti: siete un Governo inqualificabile, inoperoso, che non è in grado di rappresentare il popolo italiano né in Italia né nel mondo.

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