Amici a 4 zampe in pericolo: i bocconi avvelenati.

Da qualche anno si sta diffondendo in tutta la nostra penisola un fenomeno preoccupante, non solo per tutti coloro che hanno cani e gatti, ma che colpisce anche animali selvatici, addirittura all’interno dei nostri Parchi Naturali. Parliamo dei bocconi avvelenati, manicaretti preparati con cura da persone senza coscienza civile ed  umana. Bocconi che vengono distribuiti nei luoghi più frequentati dai nostri amici a 4 zampe. Parchi per cani, giardini pubblici, zone di campagna, aree verdi che confinano con le abitazioni, boschi e zone montane come tartufaie, addirittura anche i giardini privati delle abitazioni. 

Le preparazioni sono davvero degne di veri geni del crimine: passano da semplici polpette ripiene di veleni per topi o lumache a spugne fritte, uova al cianuro, bocconi ripieni di chiodi, polpette al glifosato puro! E chi più ne ha più ne metta: sembra che la fantasia non abbia davvero limiti in questo campo. 

Parlando di numeri la situazione é questa: Sono complessivamente 17.800 le segnalazioni di cani avvelenati lo scorso anno con bocconi avvelenati, con un incremento di quasi quattromila segnalazioni rispetto al 2014 (+27%) quando furono circa 14.000 le segnalazioni.

Purtroppo anche il 2016 non è iniziato bene. Segnalazioni di vere e proprie stragi che giungono dalla Sicilia, dalla Basilicata e anche dalla Liguria, dalla Lombardia e dal Piemonte dove proprio nei giorni scorsi sono state setacciate le tartufaie alla ricerca dei bocconi avvelenati che avrebbero ucciso diversi cani. Gli animali morti in seguito all’avvelenamento sono il 30%. 

In forte crescita anche gli avvelenamenti di gatti di colonia e privati. Nella zona del Bresciano la situazione è diventata davvero preoccupante ed i proprietari hanno paura ad uscire di casa con i propri cani. 

Questi sono solo numeri indicativi e sicuramente sottostimati visto che moltissime persone non denunciano questi episodi alle autorità. Se contiamo poi gli animali selvatici e i randagi che non rientrano nelle statistiche ci rendiamo presto conto che i numeri sopra aumentano drasticamente. 

Possiamo dirlo con certezza: questa è una EMERGENZA. In Italia ci sono 60 milioni di animali domestici: il cane si conferma il più amato essendo presente nelle case del 55,6% degli italiani, mentre il 49,7% predilige il gatto. Con percentuali inferiori si aggiungono altri tipi di animali. 

Siamo una nazione che ama gli animali quindi, almeno per quanto riguarda una grande maggioranza, per cui la nostra libertà di poter uscire serenamente con loro e farli esplorare liberi   zone di campagna o spazi adibiti sembrerebbe il minimo. Ma così non è.

Le cause e le soluzioni: 

In città: 

Bisogna dirlo, moltissimi proprietari sono maleducati e sopratutto in città lasciano che i propri cani sporchino senza raccogliere le deiezioni con l’apposito sacchetto. Questo rende le vie delle vere e proprie strade minate. Ma questo non dovrebbe di certo istigare il resto della cittadinanza a una guerra privata pensando e sperando di eliminare tutti i cani e quindi il problema. Le sanzioni per chi non pulisce ci sono e andrebbero sicuramente applicate meglio, ma forse bisognerebbe partire dalla base, ossia educare i proprietari, istruirli, mettere distributori per sacchetti igienici e anche secchi dell’immondizia dove buttarli una volta usati. Per farlo bisognerebbe partire dai bambini, magari reintroducendo l’educazione civica nelle scuole e insegnando anche, fra le altre cose, a sapersi rapportare con il mondo animale e ciò che li riguarda.

Spesso gli avvelenamenti avvengono in zone adibite ai cani e recintate dove gli avvelenatori sanno di colpire andando sul sicuro: Lì il proprietario spera e pensa di trovarsi in una zona franca e libera il proprio cane dal guinzaglio per dargli degli attimi di libertà che specie in città sono piuttosto rari, ma di cui il cane ha molto bisogno. Se siano gli abbai dei cani o la loro solo presenza a dar fastidio agli abitanti del quartiere non si sa, fatto sta che preparare polpette sembra talmente facile che basta un minimo di intolleranza per passare ai fatti. 

Ancora più assurdo se possibile l’avvelenamento di cani all’interno dei giardini delle abitazioni private. Anche qui sono sicuramente ripicche di vicinato e sono i cani a farne le spese. Per evitarlo bisognerebbe tenere i propri cani in casa quando non siamo presenti o comunque all’interno di una zona sicura dove non si può arrivare in alcun modo dall’esterno e setacciare il giardino prima di liberarli ma questo sarebbe una grandissima limitazione della libertà personale.

Zone montane, tartufaie, boschi e zone incolte.

Le tartufaie, si sa ormai da tempo, sono dei campi di guerra fra appassionati o professionisti che grazie ai loro cani possono guadagnare bei soldi grazie alla vendita del prezioso tubero. Essendo così costoso si punta ad eliminare la concorrenza e gli avvelenatori trovano sempre il modo di ovviare alle soluzioni che gli altri pensano di aver trovato. Visto che cani da tartufo lavorano con la museruola proprio per evitare che ingeriscano polpette, gli avvelenatori sono passati alla ricotta, che passa tramite le sbarre della museruola. Addirittura cospargono il terreno di polvere di vetro per rovinare così l’olfatto del cane o peggio per fargli venire la silicosi….

Andare per boschi con i nostri cani da affezione quindi diventa un problema per via delle faide fra tartufai o fra cacciatori o per coloro che sperano di colpire i selvatici, fra cui il lupo. 

Il parco nazionale del Grand Sasso ha voluto affrontare questo problema anche in seguito agli avvelenamenti di lupi e orsi, ma anche perché il loro turismo risente di questa paura che aleggia fra i proprietari di cani. Hanno quindi studiato la situazione e creato un progetto dal nome “Antidoto”. In buona sostanza con l’aiuto di rappresentanti di tartufai, cacciatori, corpo forestale, allevatori e veterinari ha analizzato la situazione e messo in atto una serie di azioni fra cui la formazione e l’impiego di due Nuclei Cinofili Antiveleno che con la collaborazione di veterinari e agenti forestali setacciano e perlustrano il parco segnalando e rimuovendo carcasse di animali morti e bocconi avvelenati a cui seguono autopsie e indagini per risalire alle cause della morte. 

Il progetto punta anche all’elaborazione di una “Strategia contro l’uso illegale del veleno” a livello italiano. Essa verrà elaborata con il coinvolgimento degli enti italiani per debellare il pericolo e dare agli enti gli strumenti per contrastare il fenomeno. Trovate maggiori informazioni a questo link: http://www.gransassolagapark.it/pagina.php?id=135

Alla luce dei fatti cosa si può fare per poter vivere una vita serena insieme ai propri amici a 4 zampe? 

Innanzi tutto partiamo dai proprietari che come ho detto sopra dobbiamo aiutare a diventare più civili rispettando gli altri per essere rispettati. Ma fra tanti incivili, (che comunque non possono essere puniti uccidendo il loro amico), esistono milioni di persone civili che ne subiscono le conseguenze. 

I proprietari devono saper prevenire, riconoscere i sintomi, intervenire tempestivamente quanto possibile e nel caso in cui tutto ciò non sia sufficiente denunciare, cosa importantissima per aiutare chi combatte questo fenomeno e per avere, se possibile, un minimo di giustizia. Sul sito della LAV trovate tutte le informazioni importanti: http://www.lav.it/domande-e-risposte/bocconi-avvelenati

Cosa si é fatto fino ad ora? 

Lo stato ha fatto poco, anzi nulla. La normativa é davvero ridicola e non punisce realmente chi commette degli avvelenamenti, ma sopratutto non ravvede la potenziale pericolosità anche per l’uomo e sopratutto per bambini più piccoli. Al momento é prevista solo una multa da 516 euro!

Come al solito laddove ci siano vuoti normativi la palla rimbalza ai privati cittadini amanti degli animali che in diversi modi cercano di aiutarsi fra loro. Ed è così che nasce una petizione che ha già raggiunto 27 mila persone: dalla triste storia di Sasha e la sua famiglia, una border collie avvelenata da un uovo sodo lasciato ai margini di una pista di atletica. Il veleno ha funzionato all’istante, in nemmeno un minuto ha portato alla morte la cagnetta nonostante la prontissima reazione del proprietario che le ha addirittura fatto la respirazione bocca a bocca mettendo in pericolo la sua vita. Questo fatto ha talmente scosso Antonio, il proprietario di Sasha, che lo ha convinto a muovere mari e monti affinché finalmente ci siano pene più severe per chi compie questi scellerati gesti.  

Se volete firmare la petizione andate a questo link: https://www.change.org/p/giustizia-per-sasha-basta-con-gli-avvelenamenti-dolosi/sponsors/new. Se volete anche sapere di più di questa storia e di tutte le iniziative in atto questa è la pagina Facebook dedicata a Sasha: https://www.facebook.com/giustiziapersasha

Sempre su questo social é nata una pagina per segnalare ma sopratutto per essere aggiornati dei pericoli con una vera e propria mappatura sulle zone a rischio e là dove si sono riscontrati pericoli di avvelenamento. Vi consiglio di visitare questa pagina ogni volta che avete intenzione di fare una gita con il vostro cane: https://www.facebook.com/segnalazionebocconiavvelenati/

Sulla stessa troverete anche delle indicazioni per scaricare una app dove è possibile segnalare e conoscere, grazie alla geolocalizzazione, tutti i ritrovamenti di bocconi avvelenati. 

Io cercherò di seguire questa cosa da vicino e di capire cosa e come il MoVimento 5 stelle può dare un aiuto a questi cittadini ed ai nostri amici a quattro zampe, in grave difficoltà. 

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