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Uccidere 60 lupi all’anno può diventare legale. Il WWF lancia una petizione.

Uccidere 60 lupi all’anno può diventare legale. Il WWF lancia una petizione.

C’è il rischio di tornare agli anni 70, quando i lupi venivano considerati specie nociva e c’era addirittura una taglia per ogni esemplare ucciso. Il WWF avvisa: ”Entro un mese la Conferenza Stato-regioni potrebbe dare il via in Italia all’uccisione ‘legale’ di un massimo di 60 lupi l’anno. E’ quanto contenuto nel ‘Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia’ attualmente in discussione al ministero dell’Ambiente con le Regioni.

Il Lupo, che ricordiamo è una specie protetta, è gia fortemente messo a rischio dal bracconaggio ogni anno: ne vengono uccisi più di 300 nei modi più disparati, dal fucile all’avvelenamento fino ai lacci, e questa decisione legalizzerebbe in qualche modo tutto questo a discapito dei branchi che vivono sui nostri Appennini. Lo scorso anno fra febbraio e Marzo nella mia regione, esattamente nel parco dei monti dei Sibillini, sono stati ritrovati due lupi morti per avvelenamento.
Va ricordato che   la direttiva «habitat» (92/43/CEE) recepita dall’Italia con decreto del Presidente della Repubblica dell’8 settembre 1997, n. 357, inserisce il lupo negli allegati B, specie la cui conservazione richiede la designazione di zone speciali di conservazione e D, specie prioritaria, di interesse comunitario che richiede una protezione rigorosa, proibendone la cattura, l’uccisione, il disturbo, la detenzione, il trasporto, lo scambio e la commercializzazione;
la convenzione di Berna inserisce il lupo nell’allegato II (specie strettamente protette), prevedendone quindi una speciale protezione e proibendone in particolare la cattura, l’uccisione, la detenzione ed il commercio; 
l’articolo 1, comma 1, della legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante «norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio» stabilisce che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale». All’articolo 2, comma 1, lettera a), inoltre, si riconosce il lupo tra le specie «particolarmente protette».

Al contrario di quel che si crede e si racconta, il lupo non è stato reintrodotto in natura dai responsabili dei parchi, ma è riuscito, dopo la strage di cui è stato vittima in passato, a ricomparire spontaneamente anche grazie allo spopolamento dello nostre montagne che ha reso i cinghiali, i caprioli ed altre prede più abbordabili per i lupi in assenza dell’uomo.
Questo insieme ad una grande capacità di adattamento ha permesso al lupo di aumentare il numero di esemplari riportandolo ad un livello sostenibile e non eccessivo: sono sicuramente troppi per gli allevatori che non ne vorrebbero nemmeno uno, e troppi per i cacciatori che vedono sparire le loro prede e a volte attaccare i propri cani, ma in realtà ce ne sono esattamente quanti ce ne possono essere, nemmeno uno di più, perché la natura ha un proprio equilibrio e il lupo è un predatore: troppi esemplari non potrebbero sopravvivere per semplici ragioni di sostenibilità.

Di modi per tutelare l’uomo e le sue attività ce ne sono: secondo il WWF recinti elettificati, cani da guardia e una corretta informazione insieme a campagne di sensibilizzazione potrebbero di certo evitare l’approvazione del ‘Piano di conservazione e gestione del lupo in Italia’. Sarebbe necessario inoltre mettere in campo una strategia economica per proteggere le attività economiche zootecniche con tempestivi e completi risarcimenti dei danni subiti.
Inoltre andrebbe prevenuto e combattuto il randagismo che è causa degli accoppiamenti fra lupi e cani, un fenomeno in aumento che mette a rischio sia l’uomo che il lupo stesso. Sembra infatti che siano proprio questi ibridi, se non addirittura i cani inselvatichiti, ad attaccare maggiormente gli animali allevati. Un esempio è la Toscana: le predazioni sono messe in atto da cani mal gestiti e tra le aziende zootecniche che hanno subito predazioni nel 2014 il 98 per cento non è sorvegliata dal pastore, l’85 per cento non ha recinti anti predatore, il 57 per cento non ha cani da guardia, il 41 per cento ha solo 2 cani ogni 500 pecore.

Il  direttore generale dell’Associazione, Gaetano Benedetto, ha inviato una lettera al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti: “Siamo assolutamente contrari all’abbattimento legale dei lupi nel nostro paese. Non solo non vi sono dati e prove documentate che attestino l’efficacia degli abbattimenti per il raggiungimento degli obiettivi dichiarati dal piano – scrive Benedetto – ma si rischierebbe l’effetto opposto: molti studi ipotizzano il rischio di un potenziale aumento della predazione al bestiame domestico connesso alla destrutturazione dei branchi e un aumento degli esemplari vaganti per effetti di abbattimenti legali (nei Paesi dove questi sono già ammessi). Inoltre gli abbattimenti legali rafforzerebbero il fenomeno del bracconaggio a danno di questa specie”.

Di questo argomenti si è occupata la nostra portavoce in Parlamento Chiara Gagnarli con ben due interrogazioni, una nel settembre 2015 e una pochi giorni fa, il 2 Febbraio 2016 chiedendo:
quale sia la posizione dei Ministri interrogati sulle proposte di deroghe alla direttiva «Habitat» al fine di determinare eventuali quote di lupi abbattibili;
quali siano le iniziative messe in atto dai Ministri interrogati per tutelare gli ibridi lupo-cane;
quali iniziative intendano mettere in atto al fine di prevenire azioni di bracconaggio nei confronti di lupi e ibridi.

Per ultimo, ricordiamo anche che senza il Corpo forestale dello Stato il bracconaggio diventerà un gioco da ragazzi annoiati: chi garantirebbe nel caso che il limite venga rispettato? Chi farà in modo che venga garantito un abbattimento controllato senza nuocere all’organizzazione sociale dei branchi ammazzando magari madri in allattamento, (con conseguente morte dei cuccioli), o dei cuccioli stessi? NESSUNO. Ed è forse questo che si spera.

Per tutti coloro che vogliono evitare che questa nuova strage abbia luogo c’è una petizione da firmare il prima possibile.

Firma la petizione!

Commenti

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