TERRA MIA, in arrivo la stretta sui reati ambientali

Il Disegno di Legge TERRA MIA, prossimo all’approvazione in CDM e che approderà poi in Parlamento, nasce dall’osservazione dei territori ingiuriati, colpiti e violentati da organizzazioni malavitose e azioni criminose che arrecano danno all’ambiente e colpiscono la salute di chi lo vive ogni giorno. L’intento è quindi quello di correre in soccorso di questi territori violati, mirando alla certezza della pena per chi inquina e alla possibilità di allontanare per sempre chi si sia macchiato di reati ambientali, mettendo a rischio la salute dei cittadini..

È un disegno di legge – e non a caso porta la firma di due Ministri, quello dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e della Giustizia – che trasforma infatti alcune fattispecie contravvenzionali in delitti, al fine di inasprire il trattamento sanzionatorio degli stessi, allungando anche i relativi termini di prescrizione, e irrobustendo così la risposta dello Stato all’aggressione del territorio. Ma, a ben guardare, va oltre: non è solo clava, è una corda tesa per quegli imprenditori e quelle imprenditrici che con fatica, dedizione, abnegazione, ogni giorno lavorano per un’impresa sana e responsabile, subendo per questa un’ingiusta e sleale concorrenza

 

La legge si compone di tre fasi: prevenzione, bonifica e repressione, e agisce a tutto campo rispetto ai reati ambientali definendo nuove disposizioni penali in tema di Autorizzazione integrata, abbandono rifiuti, discariche non autorizzate, combustione illecita di rifiuti, traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale e disastro ambientale. Inserisce inoltre alcune novità quali il “Daspo ambientale”, e nuove misure rispetto alle discariche abusive e alle responsabilità degli Enti.

 

Queste più nello specifico le principali misure del provvedimento.

 

Esercizio abusivo delle discariche

Con il presente intervento normativo si interviene, innanzitutto, a modificare il trattamento sanzionatorio dei casi di esercizio abusivo delle discariche che ricevono più di 10 ton di rifiuti al giorno o con una capacità totale di oltre 25000 ton, ad esclusione delle discariche per i rifiuti inerti», ragguagliandolo a quello per il reato di discarica abusiva, di cui all’art. 256, co. 3, T.U.A.: si prevede, in via generale, l’applicazione delle pene della reclusione da uno a tre anni e della multa da 5.000 a 25.000 euro e, quando la discarica risulti anche in parte destinata allo smaltimento di rifiuti pericolosi, la pena della reclusione da tre a sei anni e la multa da 25.000 a 100.000 euro.

In secondo luogo, con riferimento al regime della confisca, la disciplina attualmente vigente stabilisce che, in caso di condanna o di cd. patteggiamento, l’area asservita a discarica debba essere confiscata «se di proprietà dell’autore o del compartecipe al reato».

Ebbene di fronte al dilagare – soprattutto in certe zone del territorio nazionale – del fenomeno criminoso in questione, risulta indispensabile approntare misure maggiormente incisive, e cioè idonee non solo a prevenire e scongiurare la predisposizione di pratiche elusive attraverso le quali gli autori dei reati possano agevolmente sottrarsi alle conseguenze patrimoniali degli illeciti, ma altresì a responsabilizzare i proprietari dei fondi su cui le discariche vengono realizzate. Pertanto al fine di rientrare in possesso delle aree sequestrate o confiscate in quanto utilizzate da terzi come discariche abusive, i relativi titolari debbano dimostrare non solo di essere in buona fede e di non aver tratto profitto dall’altrui attività illecita, ma anche di aver utilizzato ogni più opportuna diligenza per evitare l’impiego dei propri beni in detta attività.

 

Abbandono di rifiuti pericolosi: ora è illecito penale

Si è, inoltre, provveduto a trasformare l’abbandono di rifiuti pericolosi da parte di privati, attualmente configurato come mero illecito amministrativo, in illecito penale contravvenzionale, assoggettato alle pene alternative dell’arresto da tre mesi ad un anno o dell’ammenda da 2.600 a 26.000 euro.

 

Roghi

Quanto al delitto di combustione illecita di rifiuti, l’alveo applicativo della norma è stato esteso per ricomprendervi anche i fatti aventi ad oggetto rifiuti depositati in aree o impianti autorizzati, ovvero nei contenitori a ciò dedicati (i cd. cassonetti), ed è, inoltre, stata prevista la punibilità del reato anche a titolo di colpa. Si consideri, infine, che la competenza in materia di irrogazione e riscossione delle sanzioni pecuniarie relative alla rimozione dei rifiuti abbandonati attualmente spettante alla Provincia, viene ora attribuita ai Comuni, sui quali hanno continuato a gravare i costi di rimozione dei rifiuti abbandonati e di ripristino dello stato dei luoghi in caso di mancata individuazione dei soggetti responsabili. È stato altresì previsto che i proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie in questione siano destinati alle attività di rimozione ed avvio a recupero o allo smaltimento dei rifiuti.

 

Ravvedimento operoso

Si è, poi, intervenuti sulla procedura di estinzione delle contravvenzioni con la finalità di incoraggiare la regolarizzazione, da parte dei contravventori, delle violazioni riscontrate, a fronte di una consistente riduzione dell’importo delle sanzioni pecuniarie irrogabili e della definizione, senza ulteriori conseguenze, del procedimento penale.

Importante segnalare l’estensione dell’area di operatività dell’istituto, in questo caso in chiave – per così dire – soggettiva, ricomprendendo tra i possibili destinatari delle ‘prescrizioni’ gli enti a carico dei quali, dagli accertamenti svolti, emerga il fumus degli illeciti amministrativi dipendenti da reato previsti dal d.lgs. n. 231 del 2001. Con tale intervento, oltre a colmare una lacuna segnalata sin dai primi commenti alla novella del 2015, si pone rimedio anche ad un profilo di inefficienza del sistema, apparendo poco ragionevole impegnare le risorse della giustizia per l’instaurazione di un procedimento penale nei confronti del solo ente a fronte di reati minori.

 

Daspo

È una delle principali novità della norma: l’ambiente viene considerato categoria da tutelare insieme all’integrità fisica o morale dei minorenni, la sanità la sicurezza o la tranquillità pubblica: chi vi attenta, in base alle misure di prevenzione di competenza del Questore, potrà essere oggetto di foglio di via obbligatorio, così da essere allontanato dai luoghi che sta mettendo in pericolo con le sue attività illecite.

Agli inquinatori potranno essere applicate le misure di prevenzione di competenza del Questore e, fra essi, il foglio di via obbligatorio, grazie al quale sarà possibile disporne l’allontanamento dai luoghi ove si ritiene che pongano in essere le attività illecite suddette.

 

In secondo luogo, risulteranno altresì applicabili, rispettivamente, le misure di prevenzione di competenza dell’autorità giudiziaria (prima fra tutte, la sorveglianza speciale di P.S., con eventuale divieto di soggiorno in uno o più comuni o regioni, diversi da quelli di residenza o dimora abituale, ovvero con obbligo di soggiorno nel comune di residenza o dimora abituale), nonché le misure di sicurezza patrimoniali (e, in particolare, il sequestro e la confisca cd. di prevenzione).

 

Confisca allargata

Previste misure patrimoniali importanti quali il sequestro e la confisca allargata per chi si macchia di reati ambientali che, quindi, dovrà risponderne con il proprio patrimonio.

Tali misure possono essere estese anche ai soggetti “indiziati” di inquinamento ambientale, morte o lesione come conseguenza del delitto di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo e attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.

In caso di cittadini stranieri, l’essersi macchiati di crimini ambientali sarà ostativo del rilascio del permesso di soggiorno.

 

Responsabilità amministrativa

Viene ampliato il catalogo dei reati ambientali per cui è prevista la responsabilità amministrativa degli enti. Inclusi anche:

  • Incendio boschivo
  • Morte o lesioni come conseguenza di inquinamento ambientale
  • Impedimento di controllo
  • Omessa bonifica
  • Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti.