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Sistri: un taglieggiamento alle imprese di 170 milioni. E i conti non tornano

Sistri: un taglieggiamento alle imprese di 170 milioni. E i conti non tornano

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Una indecenza lunga quasi un decennio. Oltretutto, il taglieggiamento più osceno mai messo in atto dallo Stato nei confronti di un settore d’impresa che la storia dell’Italia repubblicana ricordi. Sono passati ormai nove anni da quando nel nostro paese ha fatto capolino il termine Sistri (Sistema di tracciabilità dei rifiuti): da allora, le aziende che operano nel segmento della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti (a in particolar modo quelle del normale ciclo produttivo) hanno versato al ministero dell’Ambiente oltre 170 milioni di euro, 174 se si includono i 5 milioni chiesti già nel 2007 per le spese di avviamento del progetto. Una cifra abnorme, per un sistema che doveva entrare a regime nel 2009 ma che tra inghippi, errori e tecnologie obsolete non ha praticamente mai funzionato.

Non sono numeri sparati a caso: la direzione generale del ministero dell’Ambiente, in risposta ad un ordine del giorno presentato dal Movimento 5 Stelle lo scorso febbraio a mia firma, ha trasmesso al Parlamento una relazione sulle risorse erogate dallo Stato per la realizzazione del sistema, con tanto di fatture contestate alla Selex (società che ha avuto in appalto la progettazione del Sistri, partita con diversi dirigenti già indagati) e dei contributi messi a bilancio dallo stesso Ministero.

Le cifre a svariati zeri non lasciano spazio a troppi dubbi: il Sistri è stato prima di tutto un colossale pasticcio in primis, ma soprattutto un vero salasso per le imprese e per i cittadini italiani. Il Ministero ha versato la bellezza di 94 milioni di euro nelle casse di Selex, ma i debiti accumulati nei confronti della stessa si aggirano intorno ai 233 milioni. Una montagna di denaro pubblico che poteva essere utilizzata in centinaia di modi più fruttuosi. Inoltre, ogni giorno che passa il “tassametro” dei debiti corre, specie ora che con il bando della Consip si sta cercando (tra rinvii e proroghe) di aprire una nuova fase e di trovare un altro gestore in grado di mettere finalmente a punto il servizio. Ma si potrà star tranquilli? Vigileremo anche su questa nuova fase. Conosciamo bene il modus operandi, tutto italiano, per accedere e vincere gare di appalto e dalle prime indiscrezioni il faro deve essere assolutamente acceso.
Il rapporto ministeriale non lascia nulla al caso, nemmeno la girandola di fatture tra il dicastero e la controllata di Finmeccanica. Purtroppo ogni previsione si è rivelata erronea. I soli costi fissi avrebbero dovuto portare oltre 200 milioni di euro nelle casse di Selex nel solo periodo di naturale durata del contratto (dal dicembre 2009 al novembre 2014): il Ministero contesta fatture per oltre 192 milioni di euro in questo solo segmento, quelle di Selex ammontano a quasi 294. Questo stato di cose rischia di trascinarsi ancora per mesi, se non per anni: Selex ora è in liquidazione, nonostante questo però continua a gestire la struttura e la piattaforma informatica del servizio. L’Agenzia per l’Italia Digitale aveva fissato in 58 milioni la cifra congrua che lo Stato avrebbe dovuto versare alla società, ma nella realtà lo Stato ne ha versati molti di più. È un ipotesi reale che tra ricorsi vari Selex non mollerà la presa.
Non va poi dimenticato che nel Milleprororghe con un emendamento sono stati stanziati ulteriori 20 milioni per il biennio in corso di gestione provvisoria: praticamente, in attesa di aprire il nuovo corso, pagheremo per non far funzionare un servizio.
Da qui un altra domanda sorge spontanea. Ma chi e come sarà gestito il servizio nel momento in cui subentrerà la nuova ditta appaltatrice? Nel nuovo contratto infatti viene specificato che il vecchio sistema può anche non essere preso in carico e costruirne uno completamente nuovo. Durante tutto questo periodo di incertezze e intoppi certi, le aziende continueranno a pagare?

C’è poi un discorso da fare. Se le aziende del settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti hanno sborsato quasi 170 milioni al ministero dell’Ambiente, e alla Selex ne sono arrivati in tutto circa 94 (oltre i 5 di avvio), dei restanti cosa ne è stato fatto? Questo stiamo cercando di capire, e ci auguriamo che domani il governo sappia fornirci risposte un tantino convincenti e non il solito festival di arrampicata sui muri.

Qui trovate l’interpellanza alla quale ci risponderanno domani: http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=2/01383&ramo=CAMERA&leg=17

 

Qui le puntate precedenti:
http://www.patriziaterzoni.it/sistri-il-governo-fa-melina-e-tira-a-campare-tanto-ci-sono-le-aziende-che-pagano/

http://www.patriziaterzoni.it/sistri-a-tinte-fosche-il-nuovo-sistema-non-si-sa-quando-arrivera-e-se-funzionera/

http://www.patriziaterzoni.it/tracciabilita-rifiuti-per-gli-operatori-si-prospetta-un-altro-anno-di-calvario-galletti-dia-risposte/

18 feb 2015  Milleproroghe, Terzoni: “Continua il salasso per le aziende sottoposte al Sistri” https://www.youtube.com/watch?v=MuDGahXsEIo

05 feb 2015  Patrizia Terzoni (M5S): Scadenza contratto Sistri, vigileremo sul bando https://www.youtube.com/watch?v=Ng93hglR1fc

15 lug 2014  Sistri, Terzoni: “Il governo vago sul contratto con Selex” https://www.youtube.com/watch?v=zidjs8QrxHU

28 mar 2014 Sistri, il ministero al M5S: “Contratto in forse con Selex” https://www.youtube.com/watch?v=NQN6VAr1fHU

 

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