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Sisma: la proposta dell’UE di usare fondi strutturali va valutata. Senza piagnistei né facili entusiasmi

Sisma: la proposta dell’UE di usare fondi strutturali va valutata. Senza piagnistei né facili entusiasmi

sisma

Le notizie arrivate questa settimana dall’Europa per tutto ciò che attiene agli eventi sismici che hanno flagellato il centro Italia in questo 2016 sono senza ombra di dubbio incoraggianti: la commissaria per le politiche regionali Corina Cretu ha infatti predisposto lo sblocco dell’anticipo del Fondo di solidarietà, a cui il governo Renzi ha chiesto aiuto il 16 novembre. Non solo: la Commissione ha proposto di cambiare appositamente le regole sull’uso del Fondo europeo di sviluppo regionale. Ciò significa che la ricostruzione sarebbe finanziata in toto con fondi strutturali: una cosa mai accaduta finora a livello di istituzioni europee. Si tratterebbe dunque di una mezza rivoluzione: certo, è ancora presto per cantare vittoria, perché il consiglio d’Europa e l’Europarlamento devono ancora dare il disco verde alla cosa, ma da Bruxelles sono arrivate ampie garanzie che arriverà il prima possibile.

Naturalmente per far sì che le istituzione UE possano procedere in tempi rapidi, sarebbe necessario accelerare le operazioni di valutazione dei danni nelle aree colpite: cosa che come abbiamo segnalato più volte sta avvenendo a passo di lumaca per la carenza di tecnici e per il poco supporto fornito dal governo alla Protezione Civile, costretta anche in questi giorni a fare di necessità virtù ed arrabattarsi alla bene e meglio di fronte all’ingente mole di richieste di sopralluogo.

Intanto, già ad inizio settimana verrà erogata la prima tranche di aiuti per una somma intorno ai 30 milioni: mentre Renzi si straccia le vesti di fronte all’Europa minacciando veti di bilancio e altre insignificanti ripicche, noi attendiamo speranzosi di sapere come e in che tempi queste risorse verranno utilizzate, visto che a Palazzo Chigi la campagna referendaria ha bloccato più o meno ogni tipo di attività.

Anche noi ci siamo a più riprese opposti all’Europa dei soldi e dei burocrati, perché crediamo in un’Europa dei popoli. La proposta della Cretu (che ha ovviamente anche il sostegno del numero uno di Bruxelles Juncker) va valutata attentamente senza troppi piagnistei. ll “cofinanziamento fino al 100% delle operazioni di ricostruzione in seguito a catastrofi naturali”, se confermato, potrebbe aprire una nuova fase. Si tratta in pratica di modificare il regolamento relativo alla politica di coesione per il periodo 2014-2020 e di introdurre la possibilità di finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione, compreso il restauro del patrimonio culturale, attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). L’iniziativa integrerebbe il sostegno del Fondo di solidarietà Ue e permetterebbe di risparmiare risorse nazionali. Di fronte a tutto ciò non si può continuare con i capricci: il balletto – e le polemiche – sui fondi “fuori patto di Stabilità” previsti dalla legge di Bilancio non avrebbero più ragion d’essere. E questo metterebbe Renzi alle strette, perché il governo non sarebbe più nella posizione di chiedere di aumentare il disavanzo per “spese eccezionali” mettendo però nero su bianco spese effettive molto inferiori rispetto alle cifre rivendicate. La proposta potrà ovviamente essere utilizzata da tutti i 28, ma se avrà il via libera verrà usata per la prima volta proprio per affrontare le conseguenze del sisma del centro Italia.

Insomma, non ci resta che attendere: l’UE ci ha abituato a grandi promesse per poi cambiare le carte in tavola quando la plenaria di Strasburgo si è trovata a fare i conti con i vari particolarismi. I nostri esponenti del M5S al Parlamento Europeo Rosa d’Amato, Marco Valli e Laura Agea hanno esposto le nostre valutazioni in merito: se l’Europa dopo anni di diktat e imposizioni si dimostrerà finalmente pronta a passare dalla parte della gente, è certo che ci guadagneremo tutti (istituzioni UE comprese).

L’EMENDAMENTO M5S BOCCIATO L’OMBRA DELLE COOPERATIVE
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