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Sisma: i numeri di dieci mesi di fallimenti, farse e impacci

Sisma: i numeri di dieci mesi di fallimenti, farse e impacci

La giornata di ieri ha svelato molto più di qualche altarino sulla grande farsa che, da ormai quasi dieci mesi, vede come protagonista l’Appennino e i comuni colpiti da quella terribile scossa che il 24 agosto 2016 uccise quasi 300 persone, seguita poi da altre due violente repliche con epicentro poco più a nord il 26 e il 30 ottobre scorsi (per fortuna senza vittime). I due principali quotidiani italiani, Repubblica e Corriere della Sera, che di certo non sono annoverabili tra i “mattinali” del Movimento 5 Stelle, ieri hanno dedicato al cratere del centro Italia due approfondimenti sullo stato dell’arte della ricostruzione e, più in generale, della vita in quelle aree così duramente provate. Il quadro che ne emerge è rattristante.

Non solo. Come se non bastasse, ieri l’esecutivo si è deciso dopo mesi a rispondere a una interrogazione a mia firma nella quale chiedevo ragguagli sui 50 milioni stanziati nel 2016 per i vigili del fuoco impegnati nell’area e mai arrivati. La risposta del viceministro dell’Interno Bubbico è stata fin troppo eloquente: “Problemi con i bandi, quei fondi ancora non possono essere erogati”. Per carità, non ci voleva quest’ultima notizia per bollare come dilettantistico l’operato dell’esecutivo degli ultimi mesi sul post-sisma. Però a questo punto qualche domanda bisogna farsela e qualche dato va analizzato, perché francamente peggio di così era possibile fare. Quindi vi illustro qualche numero.

92% è la percentuale di macerie che, arrotondata per difetto, resta ancora da rimuovere stando alle stime di “Repubblica”. Questo spiega perché le operazioni sono ancora ferme alla fase uno, cioè a quella emergenziale. E sulla ricostruzione non è stata gettata nemmeno una base minima. Nelle Marche ad esempio si è partiti solamente ad aprile e si viaggia ad una media di 1200 tonnellate al giorno a fronte del milione abbondante complessivo. Ciò significa che per rimuoverle tutte ci vorranno ancora due anni e mezzo. Ora: è pensabile una cosa simile? No, non lo è. Ed è per questo che sindaci come quelli di Visso e Castelsantangelo sul Nera parlano seriamente di “comunità a rischio”.

188 sono le casette che tra Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo sono attualmente abitate nel cratere. Quelle richieste sono in tutto 3626. I numeri qui sono talmente impietosi che farebbero sorridere (per non piangere) anche un bambino: il governo Renzi prima e quello Gentiloni poi hanno sbagliato tutto il possibile sui bandi per le soluzioni abitative d’emergenza. Ora finalmente l’Anac ha deciso di vederci chiaro, perché non è da paese civile immaginare che ci sia gente che rischia seriamente di passare l’intero 2017 dentro una roulotte o in un residence costiero.

11 sono i passaggi burocratici che, come ha dichiarato il sindaco di Visso Pazzaglini, sono stati necessari per far arrivare un prefabbricato nel comune dell’alto maceratese. Siamo al delirio puro: invece di tagliare con la scure i tentacoli della burocrazia, l’esecutivo e la struttura commissariale sembrano voler complicare le cose. Ci sono poi dei comuni che hanno anticipato denaro per fare lavori nei giorni dell’emergenza e che ora non riescono a chiudere i bilanci perché rimasti senza un euro. E’ normale? No, non lo è.

23 mila sono i sopralluoghi ancora da fare, dei quali quasi 19 mila solo nelle Marche. La Protezione Civile negli ultimi dieci mesi ha fatto un lavoro encomiabile, però qui ancora una volta ci sono lacune evidenti da parte del governo. Erano stati stanziati fior di quattrini perché le amministrazioni comunali potessero rimpinguare il personale: è quasi tutto fermo nei cassetti dei ministeri. Anche qui, di civiltà se ne vede poca.

E’ di questi minuti la notizia che l’Ue ha finalmente stanziato 1,2 miliardi per la ricostruzione nel centro Italia. Come si può ricostruire se le macerie sono ancora tutte lì?

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