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Scandalo “casette”: ora tutti chiedono revoca appalto al Cns. Il M5S la voleva cinque mesi fa

Scandalo “casette”: ora tutti chiedono revoca appalto al Cns. Il M5S la voleva cinque mesi fa

casette

Ci è voluto che venisse resa nota la famigerata intercettazione che riguarda Vito Giuseppe Giustino, il numero uno della coop “L’Internazionale” di Altamura che a edifici appena crollati se la rideva e di gusto pensando alle commesse che il sisma del Centro Italia gli avrebbe portato, per aprire centinaia di occhi sul disastro delle cosiddette “casette rosse”. Sì, proprio quelle che ora solo a nominarle fanno venire scatti di collera a quasi tutti i sindaci del cratere sismico, visto che dopo undici mesi ne sono arrivare 396 su 3830. Dopo essersi imbattuti nella miseria umana di Giustino, ora i primi cittadini chiedono la revoca dell’appalto per le cosiddette Soluzioni Abitative d’emergenza al Cns, quel “Consorzio Nazionale servizi” di cui “L’Internazionale” di Giustino è una delle quasi 200 cooperative socie. Ebbene: il M5s quella revoca la chiese già cinque mesi fa, ma fu quasi spernacchiato e tacciato di disfattismo di fronte all’emergenza. Purtroppo poi la storia si è presa l’incarico di darci ragione: burocrazia elefantiaca, ritardi biblici nella costruzione di queste benedette casette e difficoltà ad individuare zone idonee dove piazzarle. Francamente il Cns abbiamo imparato a conoscerlo negli ultimi anni: fino al 2014 nel consiglio di sorveglianza dello stesso sedeva un certo Salvatore Buzzi, il padre padrone della romana coop 29 giugno ora al fresco a Rebibbia per corruzione nell’inchiesta che fino a pochi giorni fa veniva chiamata “Mafia Capitale”.

Torniamo dunque all’appalto. Risulta come primo classificato in due dei tre lotti della maxi-gara per la fornitura in tutto il Paese di moduli abitativi di emergenza (le casette antisismiche), dal valore totale di 1,18 miliardi di euro, bandita da Consip nel 2014 e aggiudicata nell’agosto del 2015. Nel lotto del Centro Italia, Cns vince associandosi al Consorzio Cogeco 7 e a maggio dello scorso anno firmano un protocollo d’intesa con la Protezione civile e la Presidenza del consiglio nel quale si impegnano a fornire “fino a 6.000 casette”. Non devono costruirle tutte loro, però. Il protocollo prevede che dopo le prime 850 subentri per le successive 780 la seconda classificata, il Consorzio Stabile Arcale di Impruneta, e poi la terza classificata per altre 225. E così a giro, fino a raggiungere le 6.000 unità. Insomma uno scenario opaco, che racconta molto poi dei disguidi e degli inghippi che oggi ci troviamo mestamente a commentare. Il 20 febbraio, quando il Consiglio di Stato dichiarò che l’appalto vinto dal Cns era stato manipolato e che il consorzio stesso non aveva “requisiti morali” per poter partecipare di gare pubbliche, noi ci scagliammo con forza contro queste coop chiedendo ogni revoca.

Il perché è presto detto: bisogna spezzare il filo rosso che attraversa le zone del terremoto dal Lazio all’Umbria, dove troviamo la Cosp Tecnoservice (che ovviamente fa parte del Cns). Il presidente è Danilo Valenti, legato – secondo quanto scrivono alcuni organi di stampa – alla governatrice del Pd Catiuscia Marini e al sindaco Pd della sua città, Leopoldo Di Girolamo. Non solo: Valenti il 9 novembre del 2014 partecipa alla cena di autofinanziamento (mille euro a persona) organizzata dall’allora premier Matteo Renzi.

Insomma, finanziano tutti il Pd, Valenti così come Buzzi, che in passato finanziò anche la fondazione di Matteo Renzi. Danno i soldi al Partito Democratico e il Partito Democratico garantisce loro gli appalti, fra immigrazione, alluvioni, terremoti e altre catastrofi assortite. Forse non sarà “mafia”, ma di sicuro è “economia dei disastri”, specialità del PD: grazie al quale c’è un intero sistema che se la ride ogni volta che sul Paese piomba una disgrazia.

INTERROGAZIONE
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