Salva-banche: la Boschi ha mentito. Il governo ha recepito la direttiva Ue ad uso e consumo dei banchieri

“Se mio padre ha sbagliato deve pagare. Non esistono due pesi e due misure”. Ricorderete senz’altro queste parole, pronunciate dal ministro Maria Elena Boschi soltanto meno di due mesi fa a Montecitorio in occasione della mozione di sfiducia per conflitto di interessi presentata dal M5S. I fatti, piano piano, stanno però smentendo l’esponente dell’esecutivo.

Il Sig. Pier Luigi Boschi, infatti, come gli altri membri del Cda dell’ex Banca Etruria, non può rispondere dei danni provocati dalla propria condotta illecita direttamente verso i soci risparmiatori derubati, grazie al decreto n. 180 del 2015 approvato dal Governo a recepimento della Direttiva Europea n. 59 del 2014 (quella sul bail in). Decreto, ai quali lavori preparatori, il Ministro Boschi pare abbia assistito o, comunque, partecipato: a dimostrazione che il conflitto di interesse sul quale abbiamo imbastito la mozione per sfiduciarla c’era eccome. La suddetta direttiva europea, però, è stata recepita dal Governo in maniera sostanzialmente difforme per escludere volontariamente le responsabilità in capo agli amministratori delle ex Banche e creare in loro favore un vero e proprio scudo giuridico.

Andiamo però con ordine e ripercorriamo l’operato del governo in materia.

Sin da subito, rileviamo che tra i Principi Generali della Direttiva Europea n. 59 del 2014 vi è l’art. 34, comma 1, lettera e) il quale prevede che le persone fisiche e giuridiche sono tenute a rispondere, subordinatamente al diritto dello Stato membro, a norma del diritto civile o penale, delle loro responsabilità per il dissesto dell’ente. Gli Stati membri, nell’ambito del programma di risanamento o di risoluzione di un ente bancario in dissesto, sono tenuti a mantenere ferme le responsabilità, civili e penali, delle persone fisiche o giuridiche che hanno provocato con la loro condotta il dissesto patrimoniale delle banche. La ratio della Direttiva, dunque, è quella di tutelare la posizione dei risparmiatori nei confronti di coloro responsabili di averli ridotti sul lastrico e di indurre gli Stati membri a di risanare ove possibile gli enti in dissesto, attraverso nuove procedure.

Il comma, questo è vero,  riporta l’espressione “subordinatamente al diritto dello Stato membro”.  Questa locuzione è stata interpretata dal governo facendo riferimento a quanto previsto dal Testo Unico Bancario (d.lgs. 385/1993) negli articoli 70 e 80 relativi alle procedure di amministrazione straordinaria e di liquidazione coatta amministrativa. Entrambi queste fattispecie si applicano infatti ai casi di gravi perdite al patrimonio, di irregolarità amministrative, violazioni normative etc. e prevedono che siano gli organi della procedura (cioè i commissari straordinari o liquidatori previo parere della Banca d’Italia) ad avere il “boccino” in mano per qualsivoglia azione di responsabilità nei confronti della “vecchia gestione”.

Il Governo ha quindi applicato per analogia tali disposizioni: il d.lgs. n. 180 del 2015 approvato dal governo, prevede, infatti, all’art. 35, comma 3, che l’esercizio dell’azione sociale di responsabilità e l’esercizio dell’azione dei creditori sociali (ovvero azionisti, obbligazionisti, risparmiatori, ecc.) contro i membri degli organi amministrativi e direttivi della Banca (dunque anche contro il Papà Boschi) può essere esercitata solo dai Commissari speciali e, previo parere, della Banca d’Italia.

Non solo. Una simile ratio legis è presente anche nel codice civile. L’art. 2394-bis prevede infatti che in caso di fallimento, liquidazione coatta amministrativa e amministrazione straordinaria le azioni di responsabilità previste dai precedenti articoli spettano al curatore del fallimento, al commissario liquidatore e al commissario straordinario. Questa però è una possibile interpretazione, peraltro irragionevole alla luce di quanto è successo. Per chi non se lo ricordi i subordinati in mano ai piccoli risparmiatori sono 30 miliardi di euro. Esiste un’altra via più opportuna e che meglio si attaglia a questa problematica.

L’avvio del Programma di Risoluzione – previsto dalla predetta Direttiva Europea recepita attraverso il d.lgs. n. 180 del 2015 (art. 35, comma 3) – costituisce una nuova fattispecie rispetto alle procedure concorsuali tradizionali. Questo aspetto apre certamente degli spazi per una legislazione specifica che si allontani dai suddetti canoni tradizionali.

E questo a maggior ragione se si considera che la ratio della norma europea (art. 34, comma 1, lettera e)), come già detto, è quella di fare salve le azioni di responsabilità nei confronti della “vecchia gestione”. Tale aspetto assume rilievo se si considera che Banca d’Italia ha certamente delle responsabilità nella vicenda delle obbligazioni subordinate. È quindi contrario alla ratio della norma attribuire l’esercizio dei predetti diritti da parte del governo ai Commissari speciali guidati dalla Banca d’Italia. Cioè la Banca d’Italia, tra l’altro sotto indagine per omesso controllo proprio sulle Banche in dissesto, è chiamata a rappresentare i risparmiatori. Immaginate, dunque, cosa ne verrà fuori.

Tra l’altro diversamente si era comportato il governo sull’altra procedura sempre conseguente alla vicenda subordinati, e cioè la procedura di “arbitrato”. Il governo aveva infatti solo inizialmente attribuito tale procedura alla Consob ma ha poi compreso l’irragionevolezza di una simile decisione ed ha quindi “riparato” (per modo di dire) designando l’Autorità Anticorruzione ANAC. E questo nonostante sia ben noto che il Testo Unico della Finanza attribuisce a Consob simili competenze di arbitrato. Consob ha infatti anch’essa evidenti responsabilità: oltre 30 miliardi di euro di obbligazioni subordinate piazzate ad ignari investitori che a detta della Consob avevano perduto il diritto di conoscere che quelle obbligazioni subordinate avevano il 40 o il 50% di probabilità di farti perdere buona parte del tuo investimento se non tutto. È infatti l’ignoranza dei rischi la base per poter vendere anzi disseminare questi prodotti a tutti senza se e senza ma. In sintesi: tutti i risparmiatori che dall’oggi al domani hanno perso tutti i loro risparmi e che dalla condotta illecita colposa o dolosa degli amministratori abbiano inevitabilmente subito danni di natura patrimoniale, esistenziale, morale, biologica, ecc., oltre alla già perdita del proprio capitale, non potranno più agire direttamente nei confronti degli amministratori per la richiesta del risarcimento di tutti i danni subiti.

Il governo, dunque, ha compiuto una vera e propria operazione chirurgica – con punti di sutura assai vistosi – ai danni dei cittadini ed in favore di Banche, banchieri e dei padri dei propri Ministri. Ha sottratto ai risparmiatori il diritto di richiesta danni precludendo loro diverse azioni civili, dopo averne sottratto interamente il capitale investito o risparmiato. Ha sottratto il diritto dei risparmiatori di rivolgersi al loro Giudice naturale (che il Governo ha sostituito con l’Arbitrato). Ha portato avanti una specie di concordato con le Banche e con gli amministratori ai danni dei risparmiatori ai quali, a fronte di un loro credito complessivo di 474 milioni di euro, oltre tutti gli ulteriori danni subiti, ne sono stati proposti solo 100. Ha creato un vero e proprio scudo giuridico per gli amministratori colpevoli del dissesto. Ricordiamo, infine, che il Papà Boschi, pare abbia accumulato nel periodo in cui ha amministrato l’Etruria (2011 – 2015) un patrimonio superiore a 1 milione di euro, tenuto nascosto nella dichiarazione pubblica patrimoniale della Camera dei Deputati. Altro che chi ha sbagliato deve pagare. In un altro mondo magari! In questo a pagare sono solo i cittadini e oggi le leggi non si chiamano più ad personam, ma ad patrem.

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