Oggi è finalmente iniziata in aula a Montecitorio la discussione della proposta di legge 1814 che prevede l’introduzione nel codice penale dei reati ambientali. Un provvedimento che alberga in queste stanze da 16 lunghissimi anni. Oggi finalmente si sta incamminando verso la porta di uscita per diventare una legge a tutti gli effetti.

Pubblico qui il testo del mio intervento ed il video.

“Signor Presidente, le condizioni in cui lasceremo l’ambiente alle prossime generazioni segnerà il successo o l’insuccesso delle nostre azioni politiche. Lo stato di profonda crisi economica e sociale che sta vivendo oggi il nostro Paese è da imputare, almeno in parte, alla scellerata gestione del territorio e dei beni ambientali, perché la cura dell’ambiente, il rispetto delle bellezze naturali, il riconoscimento delle responsabilità, l’applicazione delle pene previste e l’obbligo di riparare ai danni cagionati devono rappresentare le fondamenta sulle quali costruire la coscienza civica della nostra nazione, che, per risollevarsi, ha bisogno di riscoprire il senso di comunità, partendo proprio dal rispetto reciproco e, quindi, dell’ambiente in cui viviamo.
Verremo giudicati per questo e saremmo altrimenti riconosciuti complici, se non direttamente responsabili, della distruzione dell’unico bene che ci è stato consegnato in cura e che viene universalmente riconosciuto come bene comune, ossia della collettività tutta indipendentemente dai confini amministrativi, che essi siano quelli regionali o che si tratti di quelli nazionali.

Quando i Padri costituenti si trovavano a dover discutere delle questioni fondamentali da inserire nella prima parte della Costituzione individuarono nel paesaggio, non senza discutere e scontrarsi, una delle emergenze da tutelare, perché nel dopoguerra era chiaro il rischio che si sarebbe corso con il boom economico, che avrebbe portato a cementificare e costruire in maniera diffusa. Quello dell’ambiente non appariva a loro un valore da dover tutelare, ma veniva percepito come un bene sotto attacco.

Purtroppo, i tempi cambiano e siamo oggi costretti a formulare e discutere proposte di legge che vanno nella direzione di inasprire le pene previste in caso di danno all’ambiente e altre che obbligano coloro che hanno provocato l’inquinamento a porvi rimedio. Non vi sembra che ci sia qualcosa che non è andato nel verso giusto ? Non vi sembra che non saremmo dovuti arrivare a questo punto ? Dov’erano coloro che dovevano vigilare ? Dov’erano coloro che dovevano legiferare per impedire che molti di questi scempi che conosciamo venissero compiuti ? Dov’erano, signor Presidente ?

Con questa proposta di legge riusciremo a fare un passo avanti per quanto riguarda l’aumento delle pene per chi viene riconosciuto responsabile di aver commesso reati contro l’ambiente e, quindi, contro la collettività. Ma, nel frattempo, niente stiamo facendo, o meglio, niente state facendo per impedire che alcuni reati ambientali vengano commessi. Sì, perché esistono reati ambientali legalizzati, cioè reati ambientali che si possono commettere, tutelati proprio dalle leggi che vengono approvate in queste Aule.
Non sentiamo mai parlare dell’applicazione del principio di precauzione, come, invece, viene dettato dall’Unione europea. Vi dice qualcosa ? Ce lo chiede l’Europa.

Nei nostri territori i cittadini denunciano quotidianamente situazioni di pericolo per l’ambiente e per la salute, organizzando sit in e assemblee pubbliche per informare gli altri cittadini e sono loro ad essere accusati di fare terrorismo psicologico. Lo sappiamo bene perché questi cittadini siamo noi, sono i nostri attivisti, che combattono ogni giorno in difesa dei loro diritti, e sono le persone che si sono riunite in comitati. Devono combattere contro i programmi scellerati scritti e autorizzati dalle regioni, piani che alcuni dei parlamentari che siedono qui oggi hanno firmato. Non ho bisogno di fare nomi, perché io sono stata eletta nelle Marche, quindi chi vuol capire capisca.

Le regioni agiscono, supportate dalle scelte del Governo. Così ci troviamo con cementifici autorizzati a inserire nel loro ciclo produttivo i combustibili solidi secondari, senza avere la certezza che questo non provocherà inquinamento.
Ci troviamo in territori invasi da centrali a biogas che sversano il digestato nei terreni senza avere la certezza che questo non causerà sterilità e inquinamento dei suoli. Assistiamo a variazioni dei piani regolatori per consentire l’insediamento di industrie insalubri a rischio di incidente rilevante, ignorando le voci dei cittadini che vivono in quei territori. Magari un giorno ci sveglieremo e ci accorgeremo di essere stati responsabili di un nuovo disastro ambientale.
Parlo di questo, signor Presidente, perché è quello che sta succedendo a pochi chilometri da casa mia. In un territorio, in una città che la Presidentessa Boldrini conosce molto bene perché sta parlando della sua città, Matelica. Ci sono poi città, come la mia, che un giorno, all’improvviso, scopre di essere attraversata da una falda acquifera inquinata da tetracloroetilene e un altro giorno scopre che la maggiore industria cittadina viene citata nel caso dei traffico dei rifiuti illeciti con i Casalesi. Ma la politica nicchia, fa finta di niente, fa ricadere i costi della bonifica sulla collettività.

Concludo, signor Presidente. Ambiente significa salute. Sono due beni inscindibili, sono due diritti irrinunciabili. Se lo Stato non riesce a tutelare la salute dei cittadini, agendo sulla qualità delle matrici ambientali, dell’acqua, della terra, dell’aria significa che ha fallito. Sentiamo parlare di cancro come la malattia del secolo. Cosa stiamo facendo per combatterla ? Intendo dire, cosa stiamo facendo, al di là delle ricerche mediche, per bloccare la diffusione di questa malattia ? La correlazione tra stato dell’ambiente e quello sanitario è ormai stata provata in maniera inequivocabile. Proprio questa correlazione ci spinge a considerare il reato ambientale nei casi più gravi alla stregua del reato di tentata strage.
Concludo, signor Presidente, dicendo che il provvedimento, a nostro avviso, aiuterà ma non sarà sufficiente. È la politica ambientale e del Governo che deve cambiare, altrimenti questo sarà solo un provvedimento utile a ripulire almeno in parte la coscienza di alcuni.

Ma siamo felici che, dopo sedici anni, questa norma stia «girando» nei corridoi di questo Palazzo; chissà sarà un caso ma ora che qui dentro c’è il MoVimento 5 Stelle finalmente questa proposta di legge sta volgendo alla sua affermazione.”

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