PUNTI NASCITA:  IL DECRETO DEL GOVERNO C’E’, MA OGNI REGIONE FA COME VUOLE. DEPOSITATA INTERROGAZIONE

punti nascitaIn tema di sanità, in molte regioni ci si sta mobilitando per mantenere in vita quei punti nascita che sono sotto la quota minima dei 500 parti all’anno. Si registra però un paradosso: il governo firma decreti e fornisce linee di indirizzo ma le amministrazioni regionali poi procedono ognuna un po’ come le viene più comodo. E’ il caso delle Marche, dove in un baleno sono stati depennati dalla giunta Ceriscioli i punti nascita di Osimo, San Severino Marche e Fabriano. Per fare chiarezza su questa discrepanza tra esecutivo e regioni, ho depositato proprio oggi un’interrogazione parlamentare al ministero della Salute. Per arrivare allo scenario attuale bisogna andare indietro di qualche anno: l’accordo stato-regioni del dicembre 2010, al fine di ottimizzare risorse e di accrescere la qualità nel servizio assistenziale ai percorsi di nascita, diede il là alla chiusura di quei punti sotto la soglia minima dei 500 parti. Dopo la sequela di polemiche sorte però in tutta Italia, lo scorso 11 novembre il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha messo la sua forma su un decreto che affida al Comitato percorso nascita nazionale il compito di esprimere un parere sulle richieste di deroghe avanzate dalle regioni. Molte di esse però, praticamente in contemporanea alla firma del decreto e quando esso ancora non era “effettivo”, si sono affrettate a chiudere i battenti ai punti nascita coi numeri più bassi. Non solo: l’accordo del 2010 prevedeva l’istituzione di una funzione di coordinamento permanente per il percorso nascita anche a livello regionale. In 5 anni però, soltanto 7 amministrazioni su 20 hanno provveduto, almeno da quanto riporta il sito del Ministero: Abruzzo, Calabria, Emilia Romagna, Molise, Puglia, Sicilia e Umbria. Inoltre non sono affatto chiari quali debbano essere i criteri strutturali e gli standard qualitativi ai quali un dato punto nascita debba rispondere per poter fruire della deroga. Come M5S, riteniamo che il ministro debba prendere la situazione in mano in modo fermo: chiudere punti nascita situati in aree con difficoltà di collegamenti viari senza che si siano fatte valutazioni appropriate è un autogol clamoroso. In una regione come le Marche, ad esempio, la giunta regionale ha proseguito il suo iter a testa bassa infischiandosene del decreto dello scorso novembre, che invece è stato preso in considerazione in altre regioni. Una baraonda generale molto sinistra: ci aspettiamo una presa di posizione forte da parte del ministro Lorenzin.

 

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