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#ProgrammaLavoro M5S: come buttare lo sguardo più in là

#ProgrammaLavoro M5S: come buttare lo sguardo più in là

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Buttare lo sguardo un più in là: è questo ormai da quasi dieci anni l’obiettivo del Movimento 5 Stelle. Il mondo cambia: mentre tutti gli altri partiti restano immobili con iniziative programmatiche obsolete e giochini di palazzo, noi ci sforziamo e proviamo a guardare oltre.

Ed è sensazionale quanto avvenuto nella consultazione del programma Lavoro, dove in 210 mila ci hanno fatto sapere come la pensano. Bisogna guardare avanti: questo è il segnale che arriva. Siamo incagliati da troppo tempo in politiche stanche, infruttuose e fuori dai tempi. Giocare soltanto sulla regolazione dei contratti non può bastare a creare lavoro nelle economie mature. Serve una rivoluzione copernicana che rovesci il paradigma produttivo, servono investimenti forti nei settori realmente produttivi, serve un nuovo approccio culturale al consumo. Tuttavia, le leve normative, fiscali e contributive possono aiutare, incoraggiare o scoraggiare determinate pratiche e scelte strategiche di chi produce e crea lavoro.

Bisogna uscire da un equivoco: lavorare più ore non significa necessariamente essere più produttivi. Anzi. E’ la qualità dell’occupazione (da migliorare attraverso investimenti in ricerca, sviluppo e formazione continua) a far crescere la competitività del sistema e il valore aggiunto, ingredienti fondamentali per un’economia come quella italiana. I Paesi europei in cui si lavora meno sono quelli ricchi del Nord Europa. Un greco lavora il 50% in più di un tedesco, tanto per fare un esempio.

Cambia il rapporto tra tempi di vita e di lavoro, dunque è necessario rivedere anche il settore previdenziale. E’ evidente l’errore tecnico e culturale in cui incorrono i governi che insistono nell’alzare l’asticella dell’età anagrafica da raggiungere per il pensionamento (vedi il massacro della riforma Fornero): si pensa di rendere in questo modo sostenibile un sistema pensionistico che, in realtà, con il meccanismo cosiddetto “a ripartizione”, si regge in piedi soltanto se c’è lavoro di qualità. i sindacati devono tornare a fare davvero gli interessi dei lavoratori. Sul fronte della rappresentanza nei luoghi di produzione, il MoVimento 5 Stelle vuole garantire a tutti i lavoratori il diritto di poter scegliere le proprie sigle e di essere eletti, con una competizione aperta tra tutte le organizzazioni, indipendentemente dall’aver firmato gli accordi con le controparti. Si tratta di applicare, finalmente, in modo compiuto l’articolo 39 della Costituzione sulla libera iniziativa sindacale. Stop poi a privilegi indebiti che rendono il sindacato schiavo di interessi diversi da quelli che dovrebbe istituzionalmente rappresentare. Dunque, basta a finanziamenti indiretti delle imprese, quote di servizio o fondi che derivano da enti bilaterali. Oppure, addirittura, sponsorizzazioni. Il sindacato deve vivere delle tessere sottoscritte dai lavoratori per essere libero di ottemperare alla propria missione.

Qui sotto trovate i risultati della nostra votazione. Ce la faremo. E alla grande.

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