Ma non vi siete stufati di vivere nelle grandi città? In quei grandi palazzi dove neanche sai come si chiama il tuo dirimpettaio? Che appena esci vedi solo cemento, macchine, gente che va di corsa e qua e là qualche piccione (o Gabbiani per i romani)?

Bene… fantasticate leggendo questa proposta di legge e dateci i vostri suggerimenti!

Per chi non può accedere al nostro sistema operativo online pubblico anche qui la nostra Proposta di Legge “Misure di sostegno per la ripresa demografica ed economica dei comuni e dei centri urbani con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ricadenti nei territori classificati montani e nelle aree interne e marginali del paese e per il recupero urbanistico e sociale delle aree storiche ricadenti nei suddetti comuni”.

Questa proposta è nata a seguito dell’incardinamento in commissione congiunta Ambiente/Bilancio di una vecchia proposta, che circola nei corridoi del Palazzo da svariati anni e che potete trovare QUI . 

Abbiamo ritenuto opportuno elaborare una nostra proposta da affiancare a questa, entrare nel merito e proporre una visione un po’ diversa.

I tempi sono un po’ stretti dato che la discussione in commissione è già iniziata, ma abbiamo ancora un po’ di tempo per poter aggiungere alcune modifiche e suggerimenti, quindi… a voi!

PS: Per qualsiasi suggerimento, critica o contributo inserite i commenti su questo blog!

Isola Fossara (Umbria)

Proposta di legge d’iniziativa dei deputati Terzoni, De Rosa, Busto, Mannino, Daga, Micillo, Segoni, Zolezzi, D’Incà, Sibilia

 “Misure di sostegno per la ripresa demografica ed economica dei comuni e dei centri urbani con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ricadenti nei territori classificati montani e nelle aree interne e marginali del paese e per il recupero urbanistico e sociale delle aree storiche ricadenti nei suddetti comuni”

L’abbandono delle aree interne del paese costituisce un’emergenza che va affrontata con politiche rigorose e con adeguate risorse pubbliche. Le grandi scelte infrastrutturali e i grandi investimenti pubblici in termini di creazione di servizi, hanno, come noto, privilegiato le aree sviluppate dell’Italia contribuendo ad aumentare il divario economico e di prospettive sociali di una parte importante del territorio nazionale. L’intero sistema appenninico, le aree interne della Sicilia e della Sardegna e perfino alcune aree pedemontane della fascia alpina sembrano destinate ad un impoverimento demografico, economico e sociale senza apparente  possibilità di inversione di tendenza. In particolare, l’ultimo censimento Istat 2011 mostra un declino demografico preoccupante sia in termini assoluti che in merito all’invecchiamento della popolazione.

Il fenomeno è ben più marcato nei comuni di dimensione demografica minore e la presente proposta di legge privilegia i comuni con popolazione inferiore ai 5 mila abitanti. In considerazione poi delle caratteristiche insediative storiche dei sistemi montani o collinari, basati su un’articolazione molto diffusa di centri abitati gravitanti sul comune capoluogo, la proposta di legge estende il campo di applicazione alle frazioni con popolazione residente inferiore a 5 mila abitanti anche se il comune di appartenenza nel suo complesso supera nel suo insieme la soglia dei 5 mila abitanti.

Negli ultimi quattro anni, inoltre, sulla base della legislazione sul contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica è stato operato un drastico taglio lineare sul sistema dei servizi urbani. Tra i molti servizi penalizzati da questa politica di risparmio vanno evidenziati il settore sanitario e quello scolastico. Nelle aree interne sono stati chiusi sistematicamente servizi pubblici che rappresentavano spesso l’unico elemento di socializzazione e scambio culturale. Gli uffici postali sono stati diminuiti nel numero e nelle ore di erogazione di servizio e anche alcuni storici presidi dello Stato, come le sedi del Corpo forestale dello Stato, sono state chiuse. Colpi intollerabili ha subito anche il sistema di trasporto pubblico che consentiva almeno il raggiungimento di alcuni servizi localizzati nei centri maggiori. Il sistema ferroviario secondario è stato pressoché abbandonato sull’altare dell’alta velocità e anche il trasporto capillare su gomma è stato fortemente ridimensionato.

E’ del tutto conseguente che a questa drastica diminuzione del tenore della presenza pubblica in termine di servizi, si sia verificata una sempre più preoccupante diminuzione delle attività economiche provate. Il piccolo commercio urbano e il segmento dell’artigianato sono ridotti ai minimi termini. La piccola industria è pressoché scomparsa. Il generale stato dell’economia vede poi un altro fenomeno preoccupante. Sulla base della cancellazione della pianificazione urbanistica, tutti gli investimenti privati nel settore edilizio hanno privilegiato le aree forti del paese, dove ancora funziona il meccanismo della rendita immobiliare assoluta. Il grande patrimonio immobiliare invenduto (circa 1,5 milioni di alloggi secondo i calcoli Istat) insieme alla crisi del settore che è iniziata nel 2008, hanno portato ad una generalizzata diminuzione dei valori degli immobili localizzati nelle aree interne dell’Italia. Mediamente, il decremento dei valori immobiliari è misurabile tra il 30 e il 40% rispetto al 2008.

La popolazione delle aree interne somma dunque tre grandi elementi di crisi: alla generale crisi economica e produttiva del paese e alla demolizione del welfare urbano, si somma infatti la caduta del valore del “bene casa”. Una crisi senza precedenti rischia di travolgere irreversibilmente un’area di fondamentale importanza per il paese. Le aree interne, infatti, rappresentano una miniera di cultura, di patrimoni inestimabili di storia, archeologia, architettura e urbanistica. L’altra fondamentale importanza del sistema delle aree interne è relativa al sistema ambientale costituito da importanti aree di biodiversità e dall’esistenza dei bacini idrici che riforniscono della preziosa risorsa idrica le aree costiere del paese. Anche questa funzione fondamentale per l’equilibrio naturale e idrogeologico italiano è messa in discussione dalle dinamiche di spopolamento: se finisce infatti il presidio umano diventeranno sempre più diffusi e devastanti i fenomeni di dissesto e le esigenze di porvi rimedio.

Ma al di là di questi pur decisivi problemi, il problema delle aree interne si pone principalmente come fondamentale criterio culturale per delineare un futuro differente all’Italia. La crisi del sistema economico dominante, o per meglio dire il fallimento,  che attraversiamo ha le radici nel disordine, nell’accaparramento e nello spreco delle risorse naturali, nell’intensità di trasformazioni che hanno squilibrato ambiente e società. La cultura delle aree marginali del paese può diventare in questo senso il paradigma di una nuova fase dello sviluppo dell’Italia, basato sul rispetto della natura e delle risorse naturali e culturali dei luoghi. Del resto, di fronte al quadro di abbandono che abbiamo cercato di delineare, sono già presenti i germi di questa nuova cultura che in molti luoghi urbani dell’Appennino e delle aree interne cerca di delineare un futuro. Una cultura che, come nell’esperienza della paesologia di Franco Arminio, sembra ancora limitata a ristrette aree. Al contrario, sta emergendo sempre più diffusamente la richiesta di una svolta nelle politiche sociali e territoriali del paese.

Questa legge si iscrive all’interno di questa cultura e tenta di fornire una risposta all’abbandono decretato da un’economia di rapina che privilegia la speculazione alla vita delle persone in carne e ossa. Tenta insomma di fornire strumenti per avviare quella imponente opera di ricostruzione dell’economia e della vitalità delle aree interne messa in discussione in questi anni di incultura neoliberista.

Le finalità della legge (articolo 1) sono iscritte nell’articolo 3, comma secondo della Costituzione che afferma “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” e dell’art. 44, laddove c’è scritto che “Al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la trasformazione del latifondo e la ricostituzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media proprietà. La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane.”. La proposta di legge si iscrive poi all’interno dei principi dei trattati europei.

All’articolo 2 si fissa l’ambito di applicazione della legge, legando il concetto di marginalità all’evidenziarsi di alcuni parametri di declino sociale e economico. Ciò anche al fine di poter escludere dai benefici di legge tutti quei comuni interni montani che attraverso il settore turistico riescono a mantenere livelli accettabili di dinamismo sociale. Nello stesso articolo si definiscono anche gli aggregati storici urbani su cui indirizzare le politiche di recupero urbanistico. L’articolo 3 introduce nel nostro ordinamento le importanti definizioni di “comunità urbane” e “aggregati storici”.

Gli articoli 4, 5 e 6  riguardano un tema fondamentale, quello del miglior uso pubblico o da destinare ad attività produttive create da giovani, tutti gli immobili pubblici presenti sul territorio. E’ infatti noto che molte realtà produttive non riescono a superare i primi anni di attività per un valore troppo elevato dei valori immobiliari di locazione. La proposta di legge propone in questo senso la piena utilizzazione dei beni immobiliari pubblici e di avviare le alienazioni solo nel caso dell’impossibilità di prevedere un uso pubblico. All’articolo 6, in particolare in netta discontinuità con le politiche fallimentari fin qui attuate, la legge prevede che venga istituito un fondo statale per le acquisizioni immobiliari. Dopo decenni di privatizzazione delle città e dei territori, l’unico modo per uscire dalla crisi è quello di tornare alal regia pubblica dei fenomeni.

Agli articoli 7 e 8 si prevede una serie di incentivi per la produzione agricola e zootecnica e per la diffusione delle attività artigianali, produttive e ricettive, con la possibilità di sviluppo di forme di accoglienza come l’albergo diffuso. A nostro giudizio sono questi i settori economici di maggiore importanza per poter avviare una nuova prospettiva per le giovani generazioni.

Gli articoli 9 e 10 riguardano l’avvio di una sistematica politica statale di sostegno all’efficientamento energetico degli edifici e delle città, mentre all’articolo 11 si affronta il tema dell’erogazione della risorse idriche su cui, dopo l’esito del referendum popolare del 2011, permangono ancora incertezze e contraddizioni.

Con gli articoli 12 e 13 viene rivendicata la solenne necessità del mantenimento del welfare urbano come condizione basilare per poter avviare una nuova fase di sviluppo.

Negli articoli 14 e 15 vengono delineati i contorni delle politiche di recupero dei centri storici dei comuni, veri e propri musei e giacimenti culturali da riportare agli antichi splendori in moda da favorire la creazione di una filiera turistica rispettosa dei caratteri dei luoghi. L’articolo 16 reca specifiche agevolazioni fiscali per le attività artigianali e commerciali che operano nei piccoli comuni.

L’articolo 17 è finalizzato alla valorizzazione ed al recupero della rete degli itinerari storici di collegamento tra i borghi, con l’obiettivo di promuovere forme di mobilità e di turismo a basso impatto ambientale, quali, ad esempio, il trekking ed il cicloturismo.

Con l’articolo 18 viene disposta la copertura finanziaria degli impegni di spesa previsti dalla proposta di legge.

Articolo 1

(finalità)

1. La presente legge, ai sensi degli articoli 3, 44, e 119, quinto comma, della Costituzione e in conformità agli obiettivi di coesione economica, sociale e territoriale di cui all’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea e di pari opportunità per le zone con svantaggi strutturali e permanenti di cui all’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ha lo scopo di promuovere e di sostenere lo sviluppo economico, sociale, ambientale e culturale dei piccoli comuni, di garantire l’equilibrio demografico del Paese, favorendo la residenza in tali comuni e contrastandone lo spopolamento, nonché di tutelarne e di valorizzarne il patrimonio naturale, rurale, storico-culturale e architettonico. La presente legge favorisce altresì l’adozione di misure in favore dei cittadini residenti nei piccoli comuni e delle attività produttive ivi insediate, con particolare riferimento al sistema dei servizi territoriali, in modo da incentivare e favorire anche l’afflusso turistico.

2. La presente legge agevola gli interventi finalizzati al recupero urbanistico e degli aggregati storici italiani da perseguire attraverso un insieme sistematico di azioni pubbliche.

3. Le disposizioni sono altresì finalizzate al recupero sociale e alla rivitalizzazione abitativa degli aggregati storici.

4. Le regioni, nell’ambito delle proprie competenze, definiscono interventi ulteriori rispetto a quelli previsti dalla presente legge per il raggiungimento delle finalità di cui al presente articolo.

Articolo 2

(ambito di applicazione)

  1. La presente legge si applica ai comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti ricadenti nei territori montani ai sensi della legislazione vigente.
  2. La legge si applica altresì a tutti i comuni, anche con popolazione superiore a 5.000 abitanti, ricadenti nelle aree interne e marginali del paese che presentano almeno una delle seguenti criticità:
    1. comuni caratterizzati da marcata arretratezza economica e basso livello di benessere;
    2. comuni nei quali si è verificato un significativo decremento della popolazione residente rispetto a quanto risultante dal censimento generale della popolazione effettuato nel 1981;
    3. comuni caratterizzati da specifici parametri di disagio insediativo, definiti in base all’indice di vecchiaia, alla percentuale di occupati rispetto alla popolazione residente e all’indice di ruralità;
    4. comuni caratterizzati da scarsità dei flussi turistici o da inadeguatezza dei servizi sociali essenziali;
    5. comuni situati in aree caratterizzate da difficoltà di comunicazione e dalla lontananza dai grandi centri urbani;
    6. comuni che presentano un territorio particolarmente ampio ovvero caratterizzato dalla frammentazione degli insediamenti abitativi e industriali;
    7. comuni comprendenti frazioni che presentano le caratteristiche di cui alle lettere a), b), c), d), f) o g), limitando in tali casi gli interventi di cui alla presente legge alle medesime frazioni;
    8. comuni appartenenti alle unioni dei comuni montani di cui all’articolo 14, comma 28, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e successive modificazioni, con esclusione di quelli dotati di entrate derivanti dal pagamento dell’imposta municipale propria superiori ad una media di euro 500 per abitante.

Articolo 3

(definizioni)

 Ai sensi della presente legge si intendono:

  1. per “comunità urbana” un insieme di case contigue con impianto di  strade, piazze e caratterizzate dall’esistenza di servizi o esercizi pubblici determinanti un luogo di incontro per ragioni di culto, istruzione, affari, approvvigionamenti, e cioè un aggregato di società comunitaria caratterizzata da identità sociale e culturale.
  2. per “aggregati storici” gli insediamenti urbani storici e le strutture insediative storiche non urbane, le addizioni urbane aventi un impianto urbanistico significativo, le strutture insediative, anche minori o isolate, che presentino, singolarmente o come complesso, valore di testimonianza di civiltà, nonché le rispettive zone di integrazione ambientale. Appartengono inoltre agli aggregati storici anche le unità edilizie e gli spazi scoperti, siti in qualsiasi altra parte del territorio, aventi riconoscibili e significative caratteristiche strutturali, tipologiche e formali.

Articolo 4

(piena utilizzazione del patrimonio pubblico e collettivo)

  1. Al fine di consentire la piena utilizzazione del patrimonio immobiliare pubblico anche ai fini del risparmio dei cespiti passivi, i comuni redigono l’elenco, specificandone dimensioni e caratteristiche tipologiche, del patrimonio comunale o appartenenti al demanio collettivo presenti sul territorio.
  2. I comuni redigono altresì l’elenco, specificandone dimensioni e caratteristiche tipologiche, del patrimonio pubblico appartenente allo Stato o ad altri enti pubblici, ivi compreso il patrimonio immobiliare sequestrato alle organizzazioni criminali.
  3. Sulla base degli elenchi di cui ai commi 1 e 2, i comuni redigono il piano di piena utilizzazione del patrimonio pubblico, indicando gli usi necessari per soddisfare le esigenze di interesse pubblico, per la soluzione dei casi di disagio abitativo o per agevolare la formazione di imprese giovanili.
  4. Il piano di utilizzazione patrimoniale è accompagnato da una specifica relazione economica che evidenzi i risparmi per i bilanci pubblici e i benefici per la ripresa delle attività economiche.
  5. Il piano di utilizzazione patrimoniale riporta in apposito capitolo l’elenco dei cespiti passivi derivanti dallo svolgimento delle funzioni pubbliche.
  6. Il piano di utilizzazione del patrimonio può prevedere alienazioni per quella parte di patrimonio non utilizzabile per le finalità di cui al comma 3. In tal caso il piano di vendita è sottoposto a referendum confermativo da parte della popolazione residente.
  7. I proventi della vendita di immobili pubblici di cui al comma precedente sono utilizzati esclusivamente per le finalità previste dall’articolo 5.

Articolo 5

(piano di piena utilizzazione del patrimonio edilizio al fine
di favorire la formazione di imprese giovanili)

  1. I comuni redigono il piano di piena utilizzazione degli immobili pubblici, compresi gli immobili di proprietà dello Stato o di altri enti pubblici previo accordo con i soggetti proprietari, ai fini del sostegno delle attività imprenditoriali giovanili.
  2. Gli immobili da destinare ad attività produttive devono essere assegnati con bando di evidenza pubblica a imprese giovanili o cooperative operanti nel territorio o nei territori limitrofi.

Articolo 6

(fondo statale per l’acquisizione di immobili privati abbandonati)

  1. E’ istituito, presso il Ministero dell’economia e delle finanze, un fondo con una dotazione pari a 20 milioni di euro destinato all’acquisizione di immobili abbandonati localizzati all’interno delle aree storiche e urbane dei comuni.
  2. Gli immobili acquisiti ai sensi del comma 1 del presente articolo possono essere destinati agli usi pubblici, abitativi o produttivi con le caratteristiche di cui all’articolo 3.
  3. Le Regioni possono incrementare tale fondo con proprie risorse.

Articolo 7

(incentivi alla produzione agricola e zootecnica)

  1. E’ istituito, presso il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, un fondo con una dotazione pari a 20 milioni di euro destinato all’acquisizione di terreni e relativi manufatti aziendali abbandonati o non utilizzati presenti sul territorio comunale.
  2. Le Regioni, anche avvalendosi dei fondi comunitari, definiscono nei bilanci annuale e poliennale le agevolazioni fiscali e le somme da destinare all’incentivazione delle produzioni agricole locali.
  3. Le Regioni individuano a tale scopo i “Distretti per lo sviluppo della produzione agricola e zootecnica locale”.

Articolo 8

(incentivi all’imprenditoria giovanile per la rivitalizzazione degli aggregati storici)

  1. E’ istituito, presso il Ministero per lo sviluppo economico, un fondo con una dotazione pari a 20 milioni di euro destinato al sostegno dell’imprenditoria giovanile nei comuni e nelle frazioni di cui all’articolo 2 della presente legge. Le risorse del fondo sono assegnate prioritariamente all’avvio di nuove attività turistiche e commerciali, finalizzate alla valorizzazione e promozione del territorio e dei suoi prodotti nonché di attività finalizzate al recupero ed alla destinazione ad uso ricettivo degli immobili degli aggregati storici.
  2. Il Ministro per lo sviluppo economico, con proprio decreto, individua le modalità di accesso al fondo di cui al presente articolo.
  3. Le Regioni possono incrementare tale fondo con proprie risorse.

Articolo 9

(piani comunali di efficienza energetica)

  1. I comuni redigono il piano di efficienza energetica degli edifici di proprietà pubblica.
  2. I comuni redigono il piano di localizzazione della produzione di impianti di energia proveniente da fonti rinnovabili su immobili di proprietà pubblica privilegiando prioritariamente gli edifici esistenti.
  3. I comuni possono stipulare convenzioni con i proprietari di immobili localizzati nelle aree produttive classificate “D” ai sensi del DM. 1444/68 al fine di garantire la fornitura di energia per la pubblica illuminazione e per i consumi degli immobili pubblici.
  4. Sono escluse le localizzazioni degli impianti in terreni classificati agricoli, nelle aree ricadenti nei perimetri dei nuclei storici e nelle aree soggette a vincolo paesaggistico ai sensi della legislazione vigente.
  5. Sono esclusi i sistemi di produzione eolici di potenza superiore a 200 kW e gli impianti alimentati da biomasse e per la produzione di biogas.
  6. L’installazione di centrali a biogas o biomasse è ammessa esclusivamente per impianti realizzati in aziende agricole e zootecniche, di potenza inferiore a 100 kW, nei quali siano utilizzati scarti aziendali per oltre il 90 per cento, in cui sia garantito il monitoraggio precedente e successivo alla realizzazione degli impianti sia della qualità dell’aria, sia della qualità dei suoli, sia della qualità dell’acqua di falda e, in ogni caso, detti impianti devono essere situati alla distanza minima di 2.5 chilometri dai centri abitati.
  7. I piani di localizzazione degli impianti di cui al comma 2 sono sottoposti a referendum confermativo da parte della popolazione residente.

Articolo 10

(efficientamento energetico e promozione delle energie rinnovabili)

  1. E’ istituito, presso il Ministero per lo sviluppo economico, un fondo con una dotazione pari a 10 milioni di euro destinato al finanziamento delle opere di efficienza energetica nei comuni e nelle frazioni di cui all’articolo 2 della presente legge.
  2. Il Ministro per lo sviluppo economico, con proprio decreto, individua le modalità di accesso al fondo di cui al presente articolo.
  3. I comuni possono formare società miste pubblico-private che ne garantiscano comunque la maggioranza pubblica finalizzate alla gestione dell’erogazione delle risorse energetiche rinnovabili, ai sensi del d.lgs. 30 maggio 2008, n. 115 e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 11

(gestione delle risorse idriche)

  1. Le autorità d’ambito territoriale di cui all’articolo 148 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni, e, successivamente alla loro soppressione, i soggetti individuati ai sensi dell’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, come modificato dal comma 2 del presente articolo, prevedono agevolazioni, anche in forma tariffaria e di compensazione economica, in favore dei comuni di cui all’articolo 2 della presente legge nei quali la disponibilità di risorse idriche reperibili o attivabili sia superiore ai fabbisogni per i diversi usi.
  2. All’articolo 2, comma 186-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, dopo il secondo periodo è inserito il seguente: «In ogni caso l’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato è facoltativa per i comuni con popolazione fino a 3.000 abitanti inclusi nel territorio delle comunità montane o delle unioni di comuni, a condizione che gestiscano l’intero servizio idrico integrato».
  3. I proventi ricavati dalla utilizzazione del demanio idrico sono introitati, sulla base delle leggi regionali, dagli enti locali interessati e destinati al finanziamento di interventi atti alla tutela delle risorse idriche e dell’assetto idraulico e idrogeologico, sulla base delle linee programmatiche di bacino.
  4. Nella programmazione dei finanziamenti dello Stato in materia di difesa del suolo, da definire d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, ai fini della perequazione tra le diverse regioni si tiene conto degli introiti di cui al comma 3.

Articolo 12

(sostegno al welfare urbano ed erogazione di funzioni comunali in forma associata)

  1. Per garantire uno sviluppo sostenibile e un equilibrato governo del territorio, lo Stato, le regioni, le province, le unioni di comuni, le comunità montane e gli enti parco, per quanto di rispettiva competenza, assicurano, nei comuni di cui all’articolo 2, l’efficienza e la qualità dei servizi essenziali, con particolare riferimento all’ambiente, alla protezione civile, all’istruzione, alla sanità, ai servizi socio-assistenziali, ai trasporti, alla viabilità e ai servizi postali, con le modalità previste dal presente articolo.
  2. Per i fini di cui al comma 1 del presente articolo, i comuni di cui all’articolo 2, in forma associata, istituiscono centri multifunzionali nei quali concentrare la fornitura di una pluralità di servizi, quali i servizi in materia ambientale, sociale, energetica, scolastica, postale, artigianale, turistica, commerciale, di comunicazione e di sicurezza, nonché lo svolgimento di attività di volontariato e di associazionismo culturale. Le regioni e le province concorrono alle spese relative all’uso dei locali necessari all’espletamento dei predetti servizi.
  3. Nell’ambito delle finalità di cui al presente articolo, le regioni e le province assegnano carattere di priorità, nella definizione degli stanziamenti finanziari di propria competenza, alle iniziative finalizzate all’insediamento, nei comuni di cui all’articolo 2, di centri per la prestazione dei servizi di cui al comma 2 del presente articolo, quali istituti di ricerca, laboratori, centri culturali e sportivi.

Articolo 13

(contenuto obbligatorio del welfare urbano)

  1. Le attività finalizzate alla scuola dell’obbligo, all’attività amministrativa comunale e allo sportello di prima accoglienza sanitaria sono considerate servizi pubblici indispensabili.
  2. I progetti informatici riguardanti i comuni di cui all’articolo 2, con priorità per quelli relativi a forme associate, conformi ai requisiti prescritti dalla vigente legislazione nazionale e dell’Unione europea, hanno la precedenza nell’accesso ai finanziamenti pubblici previsti a legislazione vigente per la realizzazione dei programmi di e-government. In tale ambito sono prioritari gli interventi di informatizzazione e di accesso alle tecnologie di comunicazione.
  3. Il Ministero dello sviluppo economico, compatibilmente con l’adeguatezza delle risorse destinate a legislazione vigente al finanziamento del servizio postale universale, individua le modalità attraverso le quali, in coerenza con le previsioni del contratto di programma, il concessionario di tale servizio ne garantisce l’espletamento nei comuni di cui all’articolo 2.
  4. L’amministrazione comunale può stipulare apposite convenzioni, d’intesa con le organizzazioni di categoria e con la società Poste italiane Spa, affinché i pagamenti su conti correnti, in particolare quelli relativi alle imposte comunali, i pagamenti dei vaglia postali nonché le altre prestazioni possano essere effettuati presso gli esercizi commerciali di comuni e frazioni non serviti dal servizio postale, nel rispetto della disciplina riguardante i servizi di pagamento e delle disposizioni adottate in materia dalla Banca d’Italia.
  5. Il Presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il Ministro della salute e con il Ministro dell’economia e delle finanze, predispone un Piano per i servizi sanitari destinato alle aree rurali e montane, con particolare riguardo all’introduzione di metodi e strumenti innovativi tali da compensare la rarefazione della presenza dei presìdi ospedalieri nei suddetti territori a seguito dei programmi di riordino e riorganizzazione disposti dalle regioni e da garantire in ogni caso i livelli essenziali di assistenza e i livelli essenziali delle prestazioni in tali territori. Il Piano è approvato d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il finanziamento per la realizzazione del Piano è definito nell’ambito dell’intesa con la medesima Conferenza, relativa al riparto del Fondo sanitario nazionale iscritto nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.
  6. In sede di revisione del sistema dei trasferimenti erariali, lo Stato tiene conto della necessità di adeguamento del riparto del Fondo sanitario nazionale in favore delle aziende sanitarie locali situate nelle aree montane e rurali, al fine di assicurare la continuità assistenziale in tali aree. A tale fine, nell’ambito dell’intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per il riparto del Fondo sanitario nazionale, le quote di finanziamento pro-capite delle aziende sanitarie locali operanti nei comuni montani sono incrementate del 25 per cento, secondo criteri che tengono conto del contesto di dispersione territoriale della popolazione, della sua composizione per classi di età nonché della rete degli stabilimenti ospedalieri e dei servizi distrettuali presenti nel territorio. La congruità del differenziale accordato in sede di bilancio preventivo è verificata, secondo indicatori di efficienza ed efficacia, anche in sede di consuntivo.
  7. Il servizio prestato dal personale medico nell’ambito di strutture sanitarie operanti nelle zone montane è valutato ai fini dell’articolo 8, comma 2-bis, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502.

Articolo 14

(perimetrazione e tutela degli aggregati storici)

  1. I comuni perimetrano gli aggregati storici presenti nel proprio territorio.
  2. Le perimetrazioni vengono approvate di concerto con le Soprintendenze statali ai beni archeologici e storici e con le Regioni.
  3. I perimetri degli aggregati storici approvati ai sensi dell’articolo 14 sono sottoposti alla tutela di cui all’articolo 142 del Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, “Codice dei beni culturali e del paesaggio”.

Articolo 15

(piani di recupero urbanistico degli aggregati storici)

  1. I comuni redigono i piani di recupero ai sensi dell’articolo 28 della legge 5 agosto 1978, n. 457.
  2. I piani di recupero tengono prioritariamente conto della riqualificazione del sistema di accessibilità e sosta e alla qualità degli spazi pubblici.
  3. I piani di recupero degli aggregati storici sono approvati di concerto con la Regione e previo parere vincolante delle Soprintendenze di Stato.

Articolo 16

(agevolazioni fiscali)

  1. Le attività artigianali e commerciali situate nei comuni e nelle frazioni di cui all’articolo 2 sono escluse dall’ambito di applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive, di cui al decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446.
  2. Per gli immobili di proprietà privata situati nei comuni e nelle frazioni di cui all’articolo 2 e destinati ad attività artigianali e commerciali si applicano le seguenti agevolazioni:
    1. la riduzione del 50 per cento della normale aliquota dell’imposta di registro sui trasferimenti immobiliari;
    2. la deducibilità dall’IRPEF e dall’IRES delle spese sostenute per le opere di manutenzione, di restauro e di ristrutturazione;
    3. la riduzione al 25 per cento dell’imposta unica comunale.

Articolo 17

(Recupero e valorizzazione degli itinerari storici)

  1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano riconoscono il valore storico, culturale o testimoniale degli itinerari storici integrati nel territorio e nel paesaggio e, al fine di provvedere alle loro tutela e conservazione, emanano norme preordinate alla loro individuazione e disciplina d’uso.
  2. L’individuazione dei percorsi viari e sentieristici di cui al comma 1, effettuata per tratti omogenei sotto il profilo dell’interesse paesaggistico, storico, ambientale o testimoniale, integra il contenuto del PTCP quale piano paesaggistico.
  3. I percorsi viari individuati ai sensi del presente articolo sono organizzati in percorsi a rete destinati ad accogliere il flusso di traffico turistico, ad uso esclusivo o prevalente a piedi, in bicicletta o, in ogni caso, con modalità di trasporto a basso impatto ambientale.
  4. I percorsi viari sono ristrutturati al fine di consentire la continuità anche mediante la realizzazione di varianti nei casi di incompatibilità della tutela con le funzioni di traffico.
  5. Gli enti proprietari delle strade sono tenuti, ferma restando l’osservanza delle disposizioni in materia di sicurezza, ad adeguare la disciplina della circolazione alla disciplina d’uso prevista nel PTCP.
  6. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano istituiscono, rispettivamente, il catasto regionale e provinciale degli itinerari storici di interesse paesaggistico, storico o ambientale, che raccoglie la documentazione ottenuta da tutti gli strumenti di ricognizione utili alla mappatura della rete viaria. La documentazione è acquisita per tutte le strade del territorio regionale e delle province autonome, è referenziata geograficamente con riferimento alla carta tecnica regionale e della provincia autonoma ed è integralmente informatizzata.

Articolo 18

(disposizioni finanziarie)

  1. Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, pari a 70 milioni di euro a decorrere dal 2014, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di conto capitale iscritto, ai fini del bilancio triennale 2014-2016, nell’ambito del programma “Fondi di riserva e speciali” della missione “Fondi da ripartire” dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze a decorrere dall’esercizio finanziario 2014, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’economia e delle finanze.

1 thought on “Proposta di legge per la valorizzazione delle piccole Comunità

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.