L’ennesima alluvione con l’ennesimo conto delle vittime e dei danni.

Ancora una volta la regione Marche coinvolta. Questa volta 4 vittime. Per le Marche si tratta del quinto evento calamitoso in 4 anni. Già a fine Novembre dello scorso anno si erano registrati altri danni e quando ancora il territorio non aveva del tutto rimarginato le ferite lasciate dal ritiro delle acque dei fiumi straripati ecco un’altra precipitazione di particolare intensità a ricordarci che il pericolo è sempre dietro l’angolo soprattutto quando non si fa niente per evitarlo.

il 26 Marzo l’ISPRA ha presentato il rapporto  “Il consumo di suolo in Italia” che permette di ricostruire l’andamento del consumo di suolo verificatosi dal dopoguerra ad oggi. I dati parlano di 70 ettari al giorno di suolo sigillato. A livello Nazionale si è registrata una perdita di suolo passata dal 2.9% degli anni ’50 al 7,3% del 2012 con un incremento di 4 punti percentuali. In termini assoluti corrisponde a 22.000 chilometri quadrati di terreno impermeabilizzato.

La Regione Marche in particolare ha registrato uno dei dati più alti raggiungendo il 10.2% di superficie consumata e questo nonostante le particolari caratteristiche orografiche del territorio caratterizzato perlopiù da rilievi montuosi e collinari con strisce pianeggianti localizzate lungo le valli alluvionali e la costa.

Proprio sulla fascia costiera si concentra una parte delle analisi condotte dall’ISPRA che ha rilevato come nella fascia compresa entro i 10 km dalla costa  il consumo di suolo assume valori nettamente superiori e continua a crescere più velocemente rispetto al resto del territorio nazionale passando dal 4% degli anni ’50 a 10,5% nel 2012. 

Già solo leggendo questi dati potremmo darci alcune risposte sul come mai sia accaduto ciò di cui oggi stiamo parlando.

Noi viviamo il territorio e abbiamo ben presente quali sono gli interventi che vengono realizzati lungo i nostri fiumi. Sono interventi a singhiozzo di tipo puntuale che non trattano i fiumi come un corpo unico e organico. Si spostano i problemi da un punto più a monte a uno più a valle e viceversa senza mai risolvere del tutto la messa in sicurezza globale del territorio.

Si entra nei letti dei fiumi con le ruspe e con il materiale asportato si fa il ripascimento delle spiagge o si costruiscono argini fragili che alla prima piena vengono spazzati via. Si interviene sulla foce dimenticandosi dei tratti in montagna e intanto si continua a costruire soprattutto lungo le coste e lungo le valli alluvionali (alluvionali…vorrà dire qualcosa). 

In questi giorni si è parlato della situazione particolare del territorio del comune di Senigallia, ma non dimentichiamoci che sono molte altre le aree che hanno subito ingenti danni e che non hanno ricevuto fin’ora attenzioni. Le cronache parlano di danni nelle aree di Porto San Giorgio e Porto Sant’Elpidio dove da poco era terminata la bonifica delle spiagge che era stata invasa a Novembre da detriti e rami di alberi. Ad Ascoli Piceno si è verificata una frana che ha interessato la Salaria con conseguente interruzione dell’unico collegamento con altri comuni. Altre strade sono state interrotte per frana a Fermo. Stessa situazione nel territorio intorno alla città di Urbino. Allagamenti si sono registrati anche lungo la costa a nord di Senigallia nei comuni di Gabicce Mare e Marotta. Nell’entroterra forti disagi si stanno vivendo per la mancanza di acqua potabile a causa della rottura delle condutture idriche.

Forti preoccupazioni destano le condizioni della costa che si stava preparando all’avvio della stagione estiva e delle attività agricole visto che per molte colture ci troviamo in un momento che possiamo definire del “non ritorno” ossia una fase nella quale ormai è quasi impossibile ricorrere a soluzioni alternative o porre riparo a danni di grossa entità.

Sono sicura che fra qualche mese saremo di nuovo qui per parlare di altri disastri, altre alluvioni ed altri morti. Stiamo per depositare l’ennesima mozione per l’ennesimo disastro.  Ora è la volta delle Marche. Ma già sono state approvate risoluzioni e mozione all’unanimità per Veneto, Emilia e Sardegna, qui proprio in questa aula per altri disastri e tutte puntano alla prevenzione.

Ma Renzi cosa sta facendo? Oltre a farsi un giro in elicottero e fare gli “inbocca al lupo”? Cosa ha promesso?

Gia, le promesse di Renzi!!! Non ci sono sfuggite, noi non dimentichiamo.

Aveva promesso che a partire dal 1 Aprile 2014  avrebbe sbloccato dal patto di stabilità 1,5 miliardi di euro per il Progetto Terra Ferma, cioè prevenzione del Dissesto idrogeologico! Proprio ieri, in Commissione Bilancio, il Sottosegretario Legini ha ammesso che non ci soldi!

RENZI!!!DOVE SONO FINITE LE TUE PROMESSE??? LE TUE PAROLE SONO FUFFA!

Renzi, signor presidente, pensa che i cittadini possono aspettare e riempirsi di speranza con le sue parole, ma l’acqua, il vento, il mare non aspettano, arrivano passano e portano via ciò che trovano.

Ora Renzi ed il suo Governo, la sua Maggiorranza, sono messe alla prova dei fatti. Ieri, come ho già anticipato, in Commissione Bilancio si è discussa, ancora dopo mesi, senza arrivare ad una conclusione la nostra proposta di legge presentata a Giugno 2013, per far fuoriuscire dal Patto di Stabilità quei soldi necessari alle opere di prevenzione e mitigazione del dissesto idrogeologico. Praticamente il progetto “terra ferma”. Bene ora potete trasformare in fatti le vostre promesse!

Renzi basta promesse! Fallo, i cittadini non sono più sereni!

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