L’olio di palma al centro di mille ricerche e contraddizioni. MA PUOI SCEGLIERE.

L’olio di palma e da qualche anno uno degli argomenti più scottanti riguardo al rapporto che c’è fra la richiesta mondiale di materie prime per produrre cibo e l’ecologia. Ormai tutti sanno che a causa di questo olio che ha caratteristiche uniche del suo genere, (inodore, insapore, con la giusta consistenza e sopratutto economico), e per questo usatissimo nell’industria dolciaria, intere foreste pluviali sono state e vengono tuttora abbattute o date alle fiamme per produrre nuovi appezzamenti monocoltura. A farne le spese, e a rischiare l’estinzione, sono gli oranghi, gli elefanti e moltissime altre specie di animali che vivono in queste zone e si nutrono di queste piante, fra cui anche l’uomo stesso. 

Ecco i dati  dell’utilizzo di questo olio:

  • Pur impegnando nel 2014 solo il 5,5% dei terreni coltivati per la produzione olearia mondiale, gli oli ricavati dalla palma rappresentano oltre il 32% della produzione mondiale di oli e grassi;
  • La fornitura e distribuzione annua mondiale a febbraio 2016 si attesta su 66,22 milioni di tonnellate per l’olio di palma e 7,33 milioni di tonnellate per l’olio di palmisto;
  • Viene utilizzato in quasi tutti i prodotti industriali dolciari come biscotti e merendine ma anche prodotti per la prima infanzia;
  • Si utilizza per saponi e detergenti sia per la persona che per la casa;
  • Viene utilizzato anche come combustibile.

Negli ultimi anni si é molto discusso sul fatto che il consumo di olio di palma possa essere dannoso per l’organismo se assunto in grandi quantità, un po’ come in tutte le cose, e moltissimi studi eseguiti in altrettante parti del mondo hanno sempre portato a risultati piuttosto contrastanti. Dopo un rimpallo pressoché infinito sulla sua pericolosità per l’organismo umano, (fra cui il sospetto di favorire il cancro), a settembre 2015 l’Istituto Superiore di Sanità conclude con un suo parere tecnico scientifico sull’olio di palma affermando: ” non ci sono evidenze dirette nella letteratura scientifica che l’olio di palma, come fonte di acidi grassi saturi, abbia un effetto diverso sul rischio cardiovascolare rispetto agli altri grassi con simile composizione percentuale di grassi saturi e mono/poliinsaturi, quali, ad esempio, il burro” e aggiunge: “Il suo consumo non è correlato all’aumento di fattori di rischio per malattie cardiovascolari nei soggetti normo-colesterolemici, normopeso, giovani e che assumano contemporaneamente le quantità adeguate di polinsaturi.” 

Il discorso sembra quindi chiuso almeno per quanto riguarda l’Italia, però il ministero della salute si é sentito in dovere di fare uno studio sul reale consumo della popolazione e il risultato non sembra affatto veritiero nonché sottostimato in maniera grave: 

Innanzi tutto lo studio dell’ISS si basa su un dato FAO del 2011, in cui si dice che l’olio tropicale importato in Italia ad uso alimentare ammonta a 77 mila tonnellate. In realtà secondo le aziende produttrici (AIDEPI) e l’Istat, le tonnellate sono 350 mila (dato 2014) con incrementi a due cifre ogni anno. Questo vuol dire che i cittadini italiani non assumono in media 3,15 grammi di palma al giorno, come scritto nel documento, ma 4,5 volte di più!

Basta pensare che praticamente in tutti i prodotti confezionati, dalla prima infanzia in poi, l’olio di palma é presente anche se minime quantità. Sopratutto i bambini che consumano merendine, biscotti, prodotti pre confezionati di diversa natura sicuramente ne ingeriscono più dei 15 gr al giorno stimati dal ministero.

Ad ogni modo l’opinione pubblica si é sollevata in più occasioni per dire no a questo olio, sopratutto per questioni ambientali. L’alternativa a questo olio esiste, e si chiama olio di girasole, e qualche azienda se ne sta accorgendo. Una nota marca di prodotti per l’infanzia ha eliminato l’olio di palma dai propri prodotti dando ragione ai propri consumatori che hanno tempestato la pagina Facebook di richieste a riguardo e aderendo all’iniziativa #TiAbbiamoAscoltato. Altre marche, non potendo fare a meno delle caratteristiche uniche che il prodotto ha, si sono fatte certificare da organizzazioni importanti come il Wwf e Greenpeace come aziende green, che quindi usano piantagioni che non mettono a repentaglio flora e fauna delle zone di coltivazione. 

In ogni modo ognuno di noi può scegliere in quali quantità e se fare uso dell’olio di palma e per aiutarci a decidere secondo coscienza ci sono diversi siti nella rete con gli elenchi di marchi e prodotti che non ne fanno uso. Uno lo trovate qui: http://www.tuttogreen.it/la-lista-dei-prodotti-senza-olio-di-palma/.

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