18375_300327183044_6174773_nFoto di Samuele Carnevali

Grotte, forre, gole e cavità naturali sono o non sono un patrimonio culturale ed ambientale dello Stato Italiano?

Secondo me si e per questo ho deciso di presentare questa proposta di legge.

In questo articolo troverete il testo completo per chi non è iscritto al Blog di Beppe Grillo e quindi non può accedere a LEX, ma vuole comunque inviarmi i suoi suggerimenti, le sue proposte e le sue critiche. Potete farlo commentando questo articolo oppure inviandomi una mail a terzoni_p@camera.it

 

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PROPOSTA DI LEGGE

Legge quadro in materia di tutela, protezione e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico.

La presente proposta di legge ha lo scopo di rendere disponibile una legge quadro per la tutela, la valorizzazione, la gestione, lo sviluppo e l’utilizzo sostenibile del patrimonio geologico e del patrimonio speleologico, quali le aree carsiche, le cavità naturali, le grotte, siano esse terrestri che marine ed anche cavità artificiali di particolare interesse, forre e gole, indicando criteri e principi per la tutela, la valorizzazione, l’individuazione, la classificazione, il monitoraggio e la gestione, anche a fini turistici, di tali siti.

Secondo l’art. 117 della Costituzione Italiana, la tutela dei beni ambientali è prerogativa dello Stato, ma per quanto riguarda questi siti, che non sono solo beni ambientali ma dei veri e propri monumenti naturali, si ha una totale carenza di leggi nazionali. Si possono trovare alcuni riferimenti all’interno della legge quadro delle aree protette n. 394/91, in alcune direttive europee che riguardano direttamente o indirettamente tali ambienti, ma non esiste ad oggi una chiara e ordinata legislazione sul patrimonio geologico e speleologico. A nostro avviso questo rappresenta una lacuna che deve essere colmata considerato che il nostro territorio è particolarmente ricco di questo tipo di formazioni.

Le grotte, i fenomeni ipogei e le aree geologicamente significative rappresentano una caratteristica peculiare di molte aree del territorio italiano e, in generale, la maggior parte delle regioni hanno emanato una disciplina per la tutela e valorizzazione di tali siti. Normative regionali spesso sono ben costituite e in linea con le direttive europee, scritte grazie al contributo di Speleologi e Geologi e grazie a molte associazioni speleologiche, fra cui i Gruppi Speleologici del Club Alpino Italiano e le Federazioni Speleologiche Regionali. Tuttavia, la frammentazione delle leggi regionali rende auspicabile un’azione unitaria a carattere nazionale per adeguare i criteri qualitativi scientifici e di sicurezza di tali siti, anche per andare a coprire quei vuoti normativi oggettivamente esistenti.

L’attività di scoperta ed esplorazione delle cavità ipogee naturali e artificiali nel nostro paese può essere considerata oggi in uno stato avanzato. Riteniamo che, ad oggi, la necessità più sentita sia quella che riguarda il censimento e la geoconservazione. Wimbledon nel 1999 formulò questa definizione: “la geoconservazione ha bisogno del più ampio riconoscimento tra il pubblico, ma necessita anche di una base pratica tangibile: la conservazione del sito (che include: la motivazione, la selezione, la protezione, la gestione, la pubblicizzazione e il coinvolgimento del pubblico) in ultima analisi costituisce la finalità essenziale. A tal fine è necessario che, al sito che si vuole conservare, venga attribuito un significato che possa essere considerato interessante per la più ampia fascia di persone…La geodiversità è la base della biodiversità. Tuttavia, nella maggior parte del mondo, la risorsa geologica non è ancora valutata in tal modo e, quindi, prima di attuare la conservazione è necessario arrivare al suo riconoscimento attraverso la sensibilizzazione delle istituzioni, del mondo accademico e della società più in generale.”

La presente proposta di legge, oltre a dettare delle norme che consentono di avere una organizzazione omogenea della gestione del patrimonio geologico e speleologico, mira proprio a tutelarli partendo dal loro riconoscimento e dalla loro valorizzazione.

I geositi devono essere considerati come parte costitutiva del paesaggio e come tali devono essere tutelati seguendo le indicazioni dell’articolo 9 della Costituzione e quanto riportato nella Convenzione europea del paesaggio.

Nella legislazione italiana i primi riferimenti al patrimonio geologico si trovano nella legge n. 1089 del 1939 (legge Bottai “Tutela delle cose d’interesse artistico e storico”) dove all’articolo 1 si specifica che vengono sottoposte a tutela “le cose, immobili e mobili, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnografico, compresi le cose che interessano la paleontologia, la preistoria e le primitive civiltà”.La legge prevedeva anche, all’articolo 4, l’obbligo da parte delle amministrazioni locali di “presentare l’elenco descrittivo delle cose indicate nell’art. 1 di spettanza degli enti o istituti che essi rappresentano.”.

Nella legge 29 giugno 1939 n. 1497 (“Protezione delle bellezze naturali”) all’articolo 1 si legge “Sono soggette alla presente legge a causa del loro notevole interesse pubblico:

1) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;”. Pure in questo caso nella legge veniva previsto che gli enti locali, in maniera specifica le Province, per mezzo di una apposita Commissione, redigessero un elenco dei siti.

Anche nel Regio Decreto 3 giugno 1940 n. 1357 vengono inserite tra le cose immobili da tutelare le particolari conformazioni geologiche che hanno valore in quanto di interesse scientifico.

Nell’istituire il Ministero dell’Ambiente, la legge 8 luglio 1986 n. 349 specifica che uno dei suoi compiti è quello di “assicurare in un quadro organico la promozione, la conservazione e il recupero delle condizioni ambientali conformi agli interessi fondamentali della collettività ed alla qualità della vita, nonché la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale e la difesa delle risorse naturali dall’inquinamento.”

Nella legge 394 del 1991, “legge quadro sulle aree protette”, uno dei requisiti per poter istituire un’area protetta è la presenza di un bene geologico. All’articolo 1 comma 2 si legge infatti che “Ai fini della presente legge costituiscono il patrimonio naturale le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche, o gruppi di esse, che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale.” Al comma 3 dello stesso articolo invece vengono elencate le finalità di tale tutela comprendendo alla lettera a) conservazione di singolarità geologiche, di formazioni paleontologiche, di comunità biologiche, di biotopi, di valori scenici e panoramici, di processi naturali, di equilibri idraulici e idrogeologici, di equilibri ecologici; mentre alla lettera d) si parla di difesa e ricostituzione degli equilibri idraulici e idrogeologici.

Nel testo del D.P.R.  8 settembre 1997 n. 357, “regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/CEE (Habitat) relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché  della flora e della fauna selvatiche.”, agli allegati A e C vengono definite le zone naturali e seminaturali aventi caratteristiche biogeografiche e geologiche particolari o uniche e i criteri di selezione dei siti.

Il D.L. 29 ottobre 1999 n. 490, “Testo unico delle disposizioni legislative in materia di beni culturali e ambientali, a norma dell’articolo 1 della legge 8 ottobre 1997, n. 352”, rafforza quanto già previsto nella legge 29 giugno 1939 n. 1497, art. 1 e inserisce tra i beni culturali le “cose che interesano la paleontologia”.

A livello nazionale alcune iniziative sono state intraprese dall’APAT che, con l’obiettivo di unificare vari lavori partiti in modo indipendente a livello regionale, ha avviato un progetto chiamato “Conservazione del Patrimonio Geologico italiano”. Nella proposta di legge viene ripresa e normata una delle iniziative presenti nel progetto, ossia la costituzione di un centro nazionale di raccolta sistematica dei dati sui geositi a scala nazionale, censiti con una scheda comune e standardizzati. Altro aspetto ripreso nella proposta di legge e presente nel progetto dell’APAT è l’istituzione di un unico punto di raccolta dei dati che consenta di coordinare le informazioni riguardanti la conoscenza, la valorizzazione e la conservazione del patrimonio geologico italiano anche al fine di fornire uno strumento utile per la pubblica amministrazione nella pianificazione territoriale.

La presente proposta di legge non intende sovrapporsi al lavoro svolto dalle regioni e dalle associazioni esistenti. Viene invece fatto il tentativo di armonizzare le diverse normative regionali creando degli strumenti che possono essere applicati e replicati su tutto il territorio nazionale stabilendo criteri condivisi ed omogenei per il riconoscimento e la classificazione dei geositi ipogei e del patrimonio speleologico. Particolare attenzione è rivolta alla tutela di questi meravigliosi luoghi e alla formazione di un catasto nazionale condiviso. La sua stesura nasce infatti dallo studio di tutte le leggi regionali sul tema, cercando di rispettare il lavoro già svolto e di intrecciare tutte le varie realtà territoriali.

La proposta cerca inoltre di chiarire la posizione all’interno di questo quadro normativo, delle diverse associazioni  già esistenti ed operanti come il Club Alpino Italiano (CAI), la Società Speleologica Italiana (SSI), le varie Federazioni Speleologiche Regionali, che sono già diffuse capillarmente in tutto il territorio nazionale, già coordinate fra loro e già riconosciute all’interno delle normative regionali. Queste associazioni hanno svolto un importantissimo lavoro di coordinamento a livello Nazionale per uniformare e rendere simili le varie leggi Regionali, hanno creato catasti regionali e tutt’ora stanno lavorando per creare un unico catasto nazionale.

Per portare a termine questo grande progetto a nostro avviso è necessaria una legge Quadro Nazionale, che detti le linee guida e che copra a 360 gradi il lavoro già svolto, riunisca le diverse normative regionali garantendo criteri di qualità e di classificazione scientifica omogenei e che sia in grado di assicurare la tutela ambientale degli ecosistemi interessati.

Le finalità della legge (articolo 1) trovano le radici nell’articolo 9 della Costituzione applicando la promozione della ricerca scientifica e tecnica e la tutela del patrimonio artistico e del paesaggio al mondo dei geositi. Infatti le aree di interesse geologico e speleologico devono essere considerate beni di interesse collettivo e come tale tutelate e valorizzate.

Nell’articolo 2 vengono formulate alcune importanti definizioni di termini tecnici ricorrenti nel testo della proposta di legge in modo da renderne univoca e chiara l’interpretazione.

All’articolo 3 vengono specificate le modalità di attuazione prevedendo innanzitutto la realizzazione di un catasto nazionale che consenta di fotografare la realtà in modo da poter attuare al meglio le politiche di tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico. Per l’istituzione di questo catasto viene richiesta la collaborazione degli enti regionali che sono chiamati a organizzare i sistemi di raccolta delle informazioni da trasmettere poi al Ministero. Nello stesso articolo, e sempre con la collaborazione delle regioni, si interviene allo scopo di promuovere la formazione del personale e delle professioni legate per vari aspetti al mondo della speleologia.

All’articolo 4 si da corpo al Catasto nazionale dando indicazioni precise sulla sua organizzazione e sulle modalità di compilazione. Vengono previste due sezioni distinte, una per i geositi ipogei e una per quelli di tipo epigeo. I catasti dovranno essere di facile consultazione e dovranno contenere ovviamente le indicazioni necessarie alla geolocalizzazione.

Il tema della gestione e della tutela delle grotte turistiche, anch’esse incluse nel catasto suddetto, che rappresentano dei siti molto particolari e spesso sottoposti a un pesante carico antropico, viene affrontato in un articolo ad hoc (articolo 5).

Per quanto concerne invece la gestione, la tutela e la pianificazione di tutte le tipologie di geositi che andranno a costituire il catasto nazionale, nell’articolo 6, vengono indicate le modalità di accesso e le pratiche vietate quali l’abbandono di rifiuti e l’alterazione di qualsiasi tipo delle formazioni presenti. In questo articolo è prevista anche la possibilità di estensione delle tutele anche alle aree di rispetto circostanti ai siti. Negli articoli 7, 8 e 9 si definiscono i ruoli legati alle funzioni di controllo e sorveglianza, di accompagnamento all’interno delle grotte turistiche e di collaborazione con Stato e Regioni per raggiungere le finalità della legge. In particolare viene confermato il riconoscimento delle associazioni già operanti in ambito geologico e speleologico quali le Federazioni Speleologiche regionali, la Società Speleologica Nazionale e i gruppi speleologici del Club Alpino Italiano.

Infine nell’articolo 10 vengono elencate le sanzioni previste in caso di danneggiamento e alterazione di qualsiasi genere dei beni tutelati dalla legge.

ARTICOLO 1

(Finalità)

La presente legge ha lo scopo di stabilire strategie e linee guida nazionali per la tutela, la valorizzazione, lo sviluppo e la gestione ambientalmente  sostenibile, anche ai fini turistici, delle aree di particolare interesse geologico e speleologico, come definite all’articolo 3, indicandone criteri e princìpi per l’individuazione, la classificazione, l’elencazione, il monitoraggio e la gestione.

Le aree di interesse geologico e speleologico individuate ai sensi della presente legge sono beni di interesse collettivo e sono soggette al regime di tutela e di valorizzazione del patrimonio culturale previsto dall’articolo 10 del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n. 42, recante Codice dei beni culturali e del paesaggio.

ARTICOLO 2

(Definizioni)

  1. Ai fini della presente legge si intende per:
    1. “geodiversità”, la varietà o la diversità del substrato roccioso, delle forme e dei processi in ambito geologico, geomorfologico e pedologico;
    2. “patrimonio geologico”, l’insieme dei luoghi e delle singolarità ove sono conservate importanti testimonianze della struttura e dell’evoluzione geologica, geomorfologica, idrogeologica e pedologica del territorio nazionale;
    3. “patrimonio speleologico”, l’insieme degli ambienti sotterranei, originati da processi carsici in ambiente terrestre o marino o creati da attività antropiche in contesti naturali o urbani;
    4. “speleologia”, è la scienza delle grotte e dei fenomeni carsici, basata sulle attività di studio, di esplorazione e di documentazione delle cavità naturali e artificiali e dei fenomeni naturali, biologici, storico, paletnologico, paleontologico e culturali in esse osservabili, che richiedono competenze specifiche per esplorare autonomamente le cavità sotterranee;
    5. “speleologo”: persona fisica che è addestrata ed ha competenze specifiche per esplorare autonomamente le grotte;
    6. “guida speleologica”: persona fisica che è qualificata per condurre i visitatori attraverso la grotta ed iscritto nel registro regionaledelle guide speleologiche;
    7. “guida di grotte turistiche”: persona fisica abilitata alla professione di accompagnamento di singole persone o gruppi all’interno delle grotte turistiche in base all’articolo 6 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79, recante codice della normativa Statale in tema di ordinamento e mercato del turismo;
    8. “biodiversità ipogea”, varietà di organismi viventi che abitano gli ecosistemi ipogei, suddivisi tra troglobi, strettamente legati agli ambienti ipogei, e troglofili, che utilizzano gli stessi saltuariamente.
  2. Il “patrimonio geologico” è costituito dai seguenti elementi:
    1. “geositi”: qualsiasi località, area o territorio, sia superficiale che sotterraneo, caratterizzato da un interesse geologico, geomorfologico, idrogeologico, paletnologico, paleontologico, speleologico e pedologico o che presentano caratteri di eccezionalità in senso lato;
    2. “aree carsiche”: zone, di norma caratterizzate dall’affioramento di rocce carsificabili, in cui si riscontrino evidenze geomorfologiche di genesi carsica sia superficiale che sotterranea o che comunque, presentino un collegamento fisico o idrogeologico con fenomeni carsici sotterranei;
    3. “acquiferi carsici”: i serbatoi idrici sotterranei dotati di permeabilità per fessurazione, fratturazione e carsismo, tipici delle rocce fessurate e carsificate;
  3. Il “patrimonio speleologico” è costituito dai seguenti elementi:
    1. “sistemi carsici”: complessi di forme carsiche ipogee e epigee organicamente e funzionalmente collegate tra loro;
    2. “grotte naturali”: forme vuote sotterranee di origine naturale, di sviluppo superiore ai 5 metri lineari, oltre a cavità di entità inferiore ma di rilevante interesse geologico, archeologico, storico, biologico, mineralogico, naturalistico e idrogeologico. Cavità che possono essere anche parzialmente o totalmente immerse in acqua;
    3. “cavità artificiali”, l’insieme delle strutture ipogee realizzate dall’azione dell’uomo, di particolare valore storico, archeologico, naturalistico e geominerario;
    4. “grotte turistiche”: cavità naturali o artificiali ipogee per le quali esiste una gestione da parte di soggetti autorizzati e nelle quali la visita è consentita mediante l’accompagnamento da parte di personale appositamente formato. Le grotte turistiche devono possedere i seguenti requisiti:
      1. percorsi agibili in condizione di sicurezza anche differenziati per livello di difficoltà, che possono anche richiedere attrezzature, abbigliamento o calzature particolari;
      2. impianti di illuminazione, fissi o movibili, collettivi o individuali, in grado di illuminare in maniera efficace l’ambiente sotterraneo, garantendo una visione del sentiero sufficiente per procedere in condizioni di sicurezza, solo qualora sia accertata la mancanza di ecosistemi fotosensibili;
    5. “forre e gole”: valli profondamente incassate tra le pareti rocciose;
    6. “grotte marine”: le “grotte naturali” o “cavità artificiali” immerse, parzialmente o totalmente emerse, e ricomprese nella fascia demaniale marittima, anche se solo in parte;
    7. “formazioni rocciose”: le formazioni naturali presenti negli ambienti carsici, quali stalattiti e stalagmiti, nonché tutte le formazioni minerali e cristalline, sviluppate lungo pareti, soffitto e pavimento, e altri sedimenti e gli strati paleontologici, archeologici e culturali.

ARTICOLO 3

(Modalità di attuazione)

  1. Lo Stato Italiano, nell’ambito delle proprie competenze e in attuazione delle politiche comunitarie che perseguono l’obiettivo dello sviluppo sostenibile attraverso la cura del territorio e la tutela delle risorse naturali, provvede, attraverso l’emanazione di norme regolamentari, a:
    1. istituire ed aggiornare un catasto Nazionale del patrimonio geologico e speleologico, che accerta lo stato della conservazione dei luoghi e le caratteristiche dei geositi e degli ecosistemi ipogei, costituito dall’unione dei catasti regionali di cui al comma 2 del presente articolo;
    2. riconoscere il valore, l’importanza e il pubblico interesse del patrimonio geologico e speleologico con particolare attenzione al fenomeno carsico, in quanto depositari di valori scientifici, ambientali, idrogeologici, culturali, storici, economici, estetici, paesaggistici e turistico-ricreativi, legati anche a:
      1. presenza di fenomeni naturali caratteristici dell’ambiente carsico, di interesse scientifico anche applicativo, concernente i campi geologico, fisico, chimico, biologico e medico, anche al fine di un loro utilizzo per la speleoterapia;
      2. possibilità di utilizzare il patrimonio speleologico come sede di attività scientifiche, escursionistiche, archeologiche, culturali, didattiche e turistiche;
      3. protezione delle risorse idriche del sottosuolo carsico in funzione dell’approvvigionamento idrico;
      4. tutela del patrimonio di testimonianze paleontologiche, paletnologiche, archeologiche e storiche;
    3. individuare le risorse finanziarie necessarie all’attuazione della presente legge, senza nuovi oneri a carico dello Stato.
  2. Le regioni, nell’ambito delle proprie competenze in materia di valorizzazione dei beni culturali e ambientali nonché di promozione e di organizzazione di attività culturali, nel rispetto dei princìpi stabiliti dalla raccomandazione Rec (2004) 3, adottata dal Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa il 5 maggio 2004, sulla conservazione del patrimonio geologico e delle aree di speciale interesse geologico, dal codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, garantiscono la conservazione e la valorizzazione del patrimonio regionale delle zone carsiche, delle cavità naturali e delle grotte, provvedendo in particolare:
    1. a dotarsi di una Consulta Ecologica Regionale atta a redigere pareri ed attuare la presente legge. Tale consulta dovrà essere composta da esperti e rappresentanti delle associazioni di settore;
    2. ad individuare nei loro territori aree di particolare interesse geologico e speleologico, la cui gestione, conservazione e valorizzazione sostenibili possono contribuire alla tutela e all’arricchimento del patrimonio geologico nazionale e della biodiversità ipogea;
    3. ad istituire, tenere e aggiornare un catasto regionale delle grotte e delle cavità naturali, nel quale si accerta anche lo stato della conservazione dei luoghi e le caratteristiche dei geositi e degli ecosistemi ipogei;
    4. a rafforzare i propri strumenti regolamentari per proteggere le aree di interesse speleologico, considerate depositarie di valori scientifici, ambientali, culturali e turistico-ricreativi, e ad emanare provvedimenti conservativi specifici diretti a impedire il degrado, la distruzione, l’ostruzione, il danneggiamento, il deturpamento e l’inquinamento, nonché per consentirne una corretta fruizione;
    5. a promuovere la fruizione pubblica e la conoscenza delle aree di interesse speleologico e geologico, compatibilmente con la conservazione dei beni, ed ogni iniziativa diretta alla tutela, gestione e valorizzazione della geodiversità nazionale, sia nell’ambito epigeo che quello ipogeo, alla loro conoscenza, conservazione, migliore utilizzazione e valorizzazione,
    6. ad organizzare campagne di monitoraggio ai fini della salvaguardia dell’ecosistema ipogeo per verificare l’impatto dell’antropizzazione sull’ambiente naturale e per controllare la proliferazione della lampenflora;
    7. a sviluppare programmi di informazione scientifica e di educazione per promuovere azioni nel settore della conservazione e della valorizzazione sostenibile del patrimonio geologico e speleologico;
    8. a promuovere la formazione tecnica e culturale degli speleologi, delle guide speleologiche e delle guide delle grotte turistiche di cui all’articolo 5, anche nell’ambito delle organizzazioni esistenti, quali i gruppi associati alle Federazioni Speleologiche Regionali (FSR) o riconosciuti dalla Società Speleologica Italiana (SSI) o del Club Alpino Italiano (CAI) e riconoscendo il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), come soggetto titolato e qualificato per gli interventi di soccorso negli ambienti ipogei in attuazione della legge 21 marzo 2001, n. 74 e dell’articolo 80 della legge 27 Dicembre 2002, n. 289, e a riconoscere i soggetti di riferimento per le attività di sicurezza, prevenzione e vigilanza degli infortuni nell’esercizio delle attività connesse alla frequentazione a scopo turistico e culturale degli ambienti ipogei;
    9. a tenere conto delle organizzazioni esistenti e dei programmi di conservazione geologica e di promozione sviluppati ai fini della gestione dei siti e dell’ottimizzazione dei servizi forniti ai ricercatori e ai visitatori;
    10. a rafforzare la cooperazione con organizzazioni nazionali e internazionali, nonché con organismi e con istituzioni scientifiche nel campo della conservazione del patrimonio geologico e speleologico;
    11. ad individuare le risorse finanziarie necessarie per l’attuazione del presente comma.

Art. 4

(Catasto Nazionale dei Patrimonio Geologico e Speleologico)

  1. Al fine di assicurare la conoscenza e la conservazione del patrimonio geologico e speleologico è istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare  il “Catasto Nazionale del Patrimonio Geologico e Speleologico”. Tale Catasto è inserito all’interno delle rete informativa nazionale, denominata SINANET, coordinata con l’Istituto Geografico Militare (IGM) e la sua consultazione online è gratuita. Con decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, previa intesa in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono adottati i criteri, anche sotto forma di specifiche schede informatizzate, per la istituzione da parte di ciascuna regione del catasto dei geositi ipogei individuati nel territorio di competenza.
  2. Il catasto di cui al comma 1 è costituito da due sottosezioni:
    1. l’elenco dei geositi ipogei, a sua volta suddiviso in:
      1. l’elenco delle grotte naturali;
      2. l’elenco delle cavità artificiali;
      3. l’elenco delle grotte e delle cavità turistiche;
    2. l’elenco dei geositi epigei, a sua volta suddiviso in:
      1. l’elenco dei geositi e delle aree carsiche;
      2. l’elenco delle forre e delle gole;
  3. Nel catasto di cui al comma 1 sono individuati con apposita dicitura:
    1. “siti di particolare interesse nazionale”, le principali aree carsiche di rilevante importanza idrogeologica, comprese quelle soggette a sfruttamento per scopi idropotabili, ambientali e paesaggistici. L’individuazione di tali aree carsiche è rimandata alle Regioni e alle Provincie autonome di Trento e Bolzano, attraverso il Comitato per la tutela e la valorizzazione delle aree carsiche, di cui all’articolo X della presente legge e con il benestare del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare.
    2. “monumenti naturali”, le cavità artificiali e naturali ed i geositi, anche ipogei, di particolare valore culturale, archeologico, storico, artistico, biologico, geologico, geomorfologico o paleontologico. L’individuazione di tali aree carsiche è rimandata alle Regioni e alle Provincie autonome di Trento e Bolzano, attraverso il Comitato per la tutela e la valorizzazione delle aree carsiche, di cui all’articolo X della presente legge e con il benestare del Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare.
  4. Il catasto di cui al comma 1 contiene l’individuazione cartografica catastale, le coordinate riferite agli ingressi, le aree di rispetto, la descrizione, dati topografici e metrici, lo schema della circolazione idrica sotterranea, dati qualitativi e quantitativi disponibili sugli acquiferi carsici, informazioni di tipo geologico, speleologico, morfologico, storico-culturale, archeologico, faunistico, vegetazionale e del microclima in cavità, nonché ogni altra notizia utile da fornirsi in apposita scheda di censimento e raccolta dati.
  5. Le attività di cui al comma 4 possono essere realizzate anche mediante convenzioni con Università, enti di ricerca e associazioni attive nella promozione e valorizzazione del patrimonio geologico ambientale riconosciute a livello regionale e nazionale.
  6. Il Catasto di cui al comma 1 e le informazioni di cui al comma 3 devono essere raccolte in maniera sistematica, facendo uso di apposite schede realizzate sulla base di apposito Decreto attuativo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare.
  7. Le associazioni che operano nel campo della speleologia, le Università e gli altri enti di ricerca, pubbliche amministrazioni, nonché privati cittadini, possono segnalare e fare richiesta presso  le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano di iscrizione di un geosito o di un area carsica di cui al comma 2, corredando la domanda dei dati necessari alla compilazione della scheda di raccolta dati, censimento e verifica in relazione al comma 3 del presente articolo.
  8. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano entro 6 mesi dalla pubblicazione della presente legge in Gazzetta Ufficiale devono dotarsi di un Catasto Regionale del Patrimonio Geologico e Speleologico previa approvazione con delibera di Giunta regionale da notificarsi ai proprietari dei fondi su cui insistono i beni. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano provvedono a pubblicare la medesima sul Bollettino ufficiale e a notificarla ai comuni interessati, che ne danno pubblicità con l’affissione all’albo pretorio e con ogni mezzo che ritengano utile. I catasti così formati sono inviati al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il quale trasmette tutte le informazioni all’IGM.
  9. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano attraverso le procedure riportate al comma 3 comunicano eventuali aggiornamenti.

ARTICOLO 5

(Grotte turistiche)

  1. L’apertura di nuove grotte turistiche, iscritte nel catasto di cui all’articolo 4 comma 2) lettera a), numero III) e la loro utilizzazione ai fini economici, turistici e sanitari, è autorizzata dal competente organo regionale e previo parere positivo del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, in base alle leggi vigenti in materia di tutela e valorizzazione del patrimonio naturale, sulla base di un progetto corredato da una relazione esplicativa della situazione in atto, delle variazioni che si intendono apportare e dell’impatto ambientale delle forme di utilizzazione previste. Fatti salvi particolari vincoli di carattere archeologico, naturalistico o di altra natura, l’autorizzazione è subordinata al rispetto della normativa nazionale vigente in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, e al decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230.
  2. L’apertura di nuove grotte turistiche è comunque subordinata a procedimento di VIA ai sensi della Legge 152/2006.
  3. Nel caso in cui vi sia la presenza di particolari caratteristiche storico-culturali o archeologiche la decisione finale, previo parere della Sovrintendenza dei Beni Culturali, spetta al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in base alle leggi vigenti in materia  di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.
  4. Una cavità naturale e/o artificiale può essere iscritta nella sezione di cui al numero III) lettera a) del comma 2 dell’articolo 4 qualora il soggetto richiedente ne dimostri la valenza turistico-didattica mediante appropriata documentazione da presentarsi presso gli uffici preposti delle Regioni e delle Province autonome di Trento e Bolzano.
  5. Al fine di poter ridurre l’impatto dovuto al loro accesso, le grotte turistiche aperte al pubblico, comprese quelle già aperte al pubblico alla entrata in vigore della presente legge, deve conformarsi al principio dello sviluppo ambientalmente sostenibile, di cui all’art. 3-quater del decreto legislativo 3 Aprile 2006, n. 152, al fine di non danneggiare il sistema ipogeo. Al fine di salvaguardare l’ecosistema della grotta turistica, essa è inoltre soggetta ad un sistema di monitoraggio microclimatico continuo per verificare l’impatto della antropizzazione sull’ambiente e per controllare la proliferazione della lampenflora. Inoltre la grotta turistica deve essere dotata di sistemi di sicurezza e di percorsi che non abbiano impatto ambientale sull’ecosistema carsico e, nel caso della presenza di impianti di illuminazione fissi o mobili, questi devono essere  compatibili con l’ecosistema ipogeo.

ARTICOLO 6

 (Gestione, tutela e pianificazione)

  1. Il catasto di cui all’articolo 4 è inserito nei quadri conoscitivi degli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica degli enti territoriali.
  2. Le cavità artificiali e naturali che presentano nel catasto la dicitura “di particolare interesse nazionale” o “monumenti naturali” sono soggette ad apposite norme di tutela e uso che costituiscono, ove occorra, variante allo strumento urbanistico, nel rispetto delle procedure e modalità previste dalle disposizioni legislative vigenti in materia.
  3. L’accesso ai geositi è libero, fatti salvi i diritti dei gestori o dei proprietari dei fondi in cui ricadono i siti, i quali possono, per quelli iscritti nell’elenco di cui all’articolo 4, comma 2, lettera a numero III), prevedere specifica regolamentazione dell’accesso ai fini della fruizione turistica, garantendo comunque l’accesso per giustificate attività di esplorazione,  ricerca e soccorso. Sono fatte salve norme territoriali specifiche più restrittive o particolari condizioni di sicurezza dei luoghi.
  4. Nei luoghi individuati dal catasto di cui all’articolo 4 e nelle aree carsiche, nonché grotte naturali e artificiali in attesa di essere inserite nell’apposito catasto, è fatto divieto di:
    1. abbandonare rifiuti di qualsiasi natura;
    2. alterare il regime idrico con l’effettuazione di scavi, sbancamenti e colmamenti, e con ogni altro mezzo che ne possa compromettere il funzionamento;
    3. alterare la morfologia del terreno;
    4. asportare o danneggiare affioramenti rocciosi, concrezioni, elementi della biodiversità ipogea o resti di essa, fossili, reperti paleontologici e paletnologici, salve le autorizzazione rilasciate dalle autorità competenti;
    5. realizzare cave e discariche;
    6. effettuare scavi o sbancamenti, fatta eccezione per interventi strettamente indispensabili e di lieve entità per l’esplorazione, la prevenzione, la ricerca ed il soccorso.
    7. distruggere, occludere e danneggiare in qualsiasi modo le grotte,
  5. I divieti di cui al comma 4 si estendono:
    1. a eventuali aree di rispetto contermini ai geositi inseriti nel catasto di cui all’articolo 4, individuate ai fini della tutela degli stessi e riportate nelle schede di censimento;
    2. a eventuali aree di rispetto estese tra le cavità iscritte nel catasto di cui all’articolo 5 e il piano campagna sovrastante, per una superficie riportata nelle schede di censimento.
  6. Le autorità locali interessate possono vietare l’accesso, anche temporaneo, ai siti oggetto di tutela da parte della presente legge qualora vi sia pericolo per la pubblica incolumità.
  7. Il divieto di accesso o la sua regolamentazione ai fini della tutela può altresì essere disposto dalle autorità locali, in caso di necessità, indifferibilità e urgenza, alle grotte in cui siano presenti reperti paletnologici o paleontologici o situazioni fisiche, biologiche, geologiche e geomorfologiche di particolare fragilità e interesse, ivi comprese particolari esigenze della fauna come ad esempio nei periodi della riproduzione.
  8. Fatto salvo quanto disposto dalla normativa vigente in materia di tutela del patrimonio ambientale e culturale, le Autorità locali possono autorizzare interventi in deroga ai divieti di cui al comma 4 del presente articolo per documentati e imperativi motivi di interesse pubblico di sicurezza e per fini scientifici, di ricerca ed esplorativi.
  9. Fatto salvo quanto indicato dal presente articolo, qualora i siti compresi nei catasti di cui all’articolo 5 ricadano in aree protette regionali o nazionali, così definite ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette) e rispettive normative regionali di riferimento, nonché nei Siti di importanza comunitaria (SIC) e nelle Zone di protezione speciale (ZPS) della Rete Natura 2000 ai sensi e per gli effetti delle direttive comunitarie 92/43/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1992, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, e della flora e della fauna selvatiche e 79/409/CEE del Consiglio, del 2 aprile 1979, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, nonché del regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre 1997, n. 357, recante attuazione della direttiva 92/43/CEE relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, così come modificato e integrato dal regolamento emanato con decreto del Presidente della Repubblica 12 marzo 2003, n. 120, vige la speciale normativa di riferimento, ove più restrittiva.
  10. Sono altresì soggetti a specifica normativa i geositi ricadenti nelle “aree tutelate per legge” e nelle aree classificate come “immobili ed aree di notevole interesse pubblico”, ai sensi degli articoli 142 e 136 del decreto legislativo n. 42 del 2004, ove più restrittiva.
  11. Le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano provvedono al monitoraggio sullo stato di conservazione del patrimonio geologico anche attraverso la stipula di apposite convenzioni con università, istituti di ricerca e associazioni attive nella promozione e valorizzazione del patrimonio geologico ambientale riconosciute a livello regionale e nazionale e con le Associazioni, Società e Gruppi Speleologici di cui all’articolo 10della presente legge.

Art. 7

(Funzioni di controllo e sorveglianza)

  1. Ai fini dello svolgimento dell’attività di controllo e di sorveglianza e del rispetto dei divieti di cui alla presente legge, il comune territorialmente competente provvede ad apporre apposita segnaletica che richiami gli estremi del provvedimento di inserimento del sito nel catasto e, brevemente, il relativo regime.
  2. Le funzioni di controllo e sorveglianza sulle violazioni alla presente legge sono affidate al Corpo forestale dello Stato, alle polizie provinciali e municipali, ai guardia parco, alle guardie di caccia e pesca e alle guardie ecologiche volontarie, avvalendosi, ove necessario, della collaborazione e supporto delle Associazioni, Società e Gruppi Speleologici di cui all’articolo 10 della presente legge e del CNSAS. Verifiche e controlli sul rispetto delle deroghe e autorizzazioni concesse possono essere effettuati anche dal personale appositamente delegato degli uffici provinciali per l’agricoltura e dagli ispettorati dipartimentali delle foreste.
  3. Gli organi o gli agenti incaricati della vigilanza che constatano la violazione di norme la cui vigilanza è demandata ad altri enti o organismi, provvedono ad informare tempestivamente l’ente o l’organismo competente.

ARTICOLO 8

(Figure Professionali)

  1. Ai fini della presente legge è riconosciuta la professione della guida di grotte turistiche, compresa tra le professioni turistiche definite ai sensi dell’articolo 6 del codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo, di cui al decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79.
  2. Le regioni provvedono, nell’ambito delle loro competenze, a disciplinare le modalità di accesso, di esercizio e di tutela della figura professionale della guida di grotte turistiche.

ARTICOLO 9

(Associazioni, Società e Gruppi Speleologici)

  1. Per le finalità della presente legge lo Stato e le Regioni si avvalgono della collaborazione delle Federazioni Speleologiche regionali, della Società Speleologica Nazionale (SSI) e dei gruppi speleologici del Club Alpino Italiano (CAI).
  2. Per le finalità della presente legge le Regioni si possono altresì avvalere della collaborazione di associazioni speleologiche, società e gruppi speleologici non ricompresi nel comma 1, il cui atto di fondazione definisce la speleologia come attività  principale e senza fini di lucro e che recepiscano all’interno dei propri statuti i principi fondamentali della presente legge.
  3. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano entro 6 mesi dalla pubblicazione della presente legge in Gazzetta Ufficiale elaborano un elenco regionale pubblico delle associazioni e dei gruppi speleologici riconosciuti e lo comunicano al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano pubblicano il medesimo elenco sul Bollettino ufficiale, sull’albo pretorio, sul proprio sito web e su ogni mezzo di comunicazione che ritengano utile.

ARTICOLO 10

(Sanzioni)

  1. L’inosservanza delle norme di cui all’articolo 6, comma 4, comporta, oltre all’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi a carico del responsabile, l’irrogazione delle seguenti sanzioni amministrative pecuniarie:

a) da euro 5000 a euro 50.000 per l’alterazione del regime idrico carsico;

b) da euro 5000 a euro 50.000 per ogni metro cubo di grotta distrutto o occluso o danneggiato;

c) da euro 2000 a euro 20.000 per l’abbandono di rifiuti;

d) da euro 2000 a euro 20.000 per ogni metro cubo di materiale smosso con scavi e sbancamenti;

e) da euro 5000 a euro 50.000 per l’asportazione o il danneggiamento di concrezioni, biodiversità ipogea o resti di essa, fossili, reperti archeologici, paleontologici e paletnologici.

     2.Gli introiti provenienti dall’applicazione delle sanzioni sono utilizzati per l’attuazione del comma 2 dell’articolo 2 della presente legge.

 

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