LAVORO MARCHE: 580 IMPRESE CHIUSE NEL 2014

LAVORO: EMERGENZA SUD; IN 2013 RECORD DISOCCUPATI IN CALABRIA

Nelle Marche chiudono 2 imprese al giorno. In totale nel 2014 sono state 580.

Sono i dati diffusi da Cna e Cgia Marche che hanno elaborato i dati Cribis sui fallimenti in Italia. Non ci sono molte altre cose da aggiungere, i dati parlano da soli. Bisogna solo intervenire e al più presto. Nel comunicato diffuso dalle associazioni di categoria si parla della necessità di facilitare l’accesso al credito e di sbloccare i finanziamenti pubblici. Quello che manca a nostro avviso è invece una politica industriale in grado di aggiornarsi e di sfruttare i nuovi mercati. Abbiamo parlato più volte della grossa occasione offerta dalle nuove tecnologie e dalle nuove tecniche applicabili all’efficientamento energetico degli edifici, alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili per l’autosufficienza energetica familiare. Sono in ballo migliaia di posti di lavoro che consentirebbero al settore dell’edilizia un pronto rilancio. Abbiamo anche più volte parlato delle migliaia di posti di lavoro che potrebbero essere creati mettendo in funzione in Italia il più grande cantiere a cielo aperto per la sistemazione del territorio mirato alla prevenzione del dissesto idrogeologico. A questi si possono aggiungere i 190 mila poti di lavoro previsti in tutto il territorio nazionale se si intraprendesse una politica di gestione dei rifiuti per il raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti zero”.

A bloccare tutte queste possibilità sono semplicemente le scelte politiche del Governo Nazionale e Regionale. Se la regione sceglie di produrre CSS con i rifiuti per poi bruciarli in un inceneritori camuffato in cementificio è chiara la scelta che viene fatta. Se la regione decide di investire le risorse nella costruzione di nuovi edifici scolastici e ospedalieri anziché avviare un programma di riqualificazione dell’esistente la scelta è chiara, così come è chiara la scelta nel momento in cui si da spazio agli interventi delle ruspe nei fiumi anziché elaborare un piano di tutela dei bacini idrografici che coinvolga “l’organismo” fiume dalla sorgente alla foce. Sono gli interessi particolari di pochi a prevalere sugli interessi generali dei cittadini.

Un altro modo di amministrare e di affrontare le problematiche del lavoro c’è, a mancare è la volontà politica di questa classe dirigente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.