LAVORO E DIGNITÀ: REQUISITI FONDAMENTALI PER AIUTARE LE DONNE A DIFENDERSI DALLA VIOLENZA.

Oggi 25 Novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne, il giorno in cui, purtroppo, ci si trova a fare i conti con la realtà e con i numeri inaccettabili che raccontano ancora di un’Italia che non riesce a fare abbastanza contro uno dei fenomeni più incresciosi di questa società: il femminicidio, la violenza domestica e sessuale, lo stalking e qualunque altra forma di sopruso.

Di violenza sulle donne si è cominciato a parlare seriamente nel 2011 a Istanbul quando è stata approvata dal Comitato dei ministri dei paesi aderenti, (Turchia, Albania, Portogallo, Montenegro, Italia, Bosnia e Erzegovina, Austria, Serbia, Spagna, Andorra, Danimarca, Svezia, Francia, Malta), la “Convenzione in materia di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne”.

In Italia è stata ratificata il 13 giugno 2013 e riconosce la violenza sulle donne come una violazione dei diritti umani e come forma di discriminazione, ed ha fra i suoi obiettivi l’individuazione di una strategia condivisa per il contrasto della violenza sulle donne, la prevenzione della violenza, la protezione delle vittime, la perseguibilità penale degli aggressori.

Insomma le leggi sono state fatte e le linee guida tracciate ma ad oggi, nonostante tutto, i dati sono allarmanti:

Nel 2014 sono state centocinquantadue le vittime di femminicidio (secondo rapporto Eures), un numero elevatissimo considerato anche che rappresenta ben il 32% degli omicidi totali in Italia, e come ben si sa in quasi tutti i casi l’aguzzino è un familiare stretto.

Quello che però, se possibile, fa ancora più pensare è che In Italia oltre il 30% delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subìto violenza almeno una volta nella vita, ma solo il 18% di esse ne è consapevole, segno che ormai la violenza e i soprusi sono entrati nella quotidianità di molte donne tanto da non riconoscerla più come tale.

É evidente quindi che ci sono forme di maltrattamento che non vengono immediatamente riconosciute perché non lasciano segni fisici e perché non passano per la violenza fisica (almeno inizialmente), ma solo per quella psicologica: far sentire una donna inadeguata, non permetterle di lavorare così da non essere indipendente, privarla dello stipendio guadagnato per controllarla, non permetterle di uscire e di avere una vita sociale appagante sono solo alcune varianti di una lista infinita di gesti finalizzati a privare le donne della propria vita.

Ma che la violenza passi o no per le botte, è importate aiutarle ad uscire da queste situazioni insegnando loro a riconoscerle, a denunciare, a farsi aiutare. Le donne devono sapere che esiste un fondo che aiuta quelle senza reddito e indigenti e paga le spese legali nel caso in cui vogliano denunciare. Esistono inoltre delle case protette e dei centri anti violenza dove ci si può rivolgere per stare al sicuro e ricevere il conforto e l’aiuto psicologico di cui si ha bisogno e che tutto questo serve per restituire loro una vita dignitosa, perché sono moltissime le donne che non si sottraggono a situazioni di violenza familiare per l’impossibilità a mantenersi da sole, di poter dare una vita decente ai propri figli senza l’aiuto economico del padre per la paura di restare senza un tetto.

Ma è proprio in questo che bisogna concentrarsi per prevenire o risolvere queste situazioni: la dignità, che passa anche dall’indipendenza economica e quindi dal lavoro. In Italia l’occupazione femminile é una tasto dolente, nel 2013 meno della metà delle donne fra i 16  e i 63 anni erano occupate e a confronto di altri paesi come la Svezia il cui la percentuale supera il 72% la situazione sembra tragica e probabilmente lo è.

Una delle soluzioni è evidente quanto di difficile attuazione in un momento in cui si fa tanto senza fare nulla di concreto riguardo l’emergenza lavorativa nel nostro paese:

È necessario investire sulla formazione, sulla creazione di posti di lavoro, sulla realizzazione di condizioni strutturali adeguate come gli asili per permettere alla donna di essere parte attiva della società e del mondo del lavoro conferendole autonomia. Perché una donna istruita saprà difendersi al meglio, se sarà pronta al mercato del lavoro avrà maggiori possibilità di entrare a farne parte e di fare carriera, se saprà che i proprio figli sono al sicuro in istituti adeguati come asili nido e materne sarà più incline a tornare a lavorare dopo la gravidanza.

Tutte condizioni che vanno assolutamente create al meglio e in fretta per mettere un altro tassello sul muro che dovrà difendere le donne dalla violenza una volta per tutte.

Se tutto ciò poi venisse sostenuto dal reddito di cittadinanza, provvedimento in cui il movimento 5 stelle crede fermamente, per le donne ci sarebbe il maggior conforto dato da un introito mensile che le aiuterebbe ad affrontare situazioni difficili anche quando il lavoro ancora non c’è.

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