L’Aquila 7 anni dopo: i crolli non si sono mai fermati.

Sono passati 7 anni dal tragico terremoto de L’Aquila che portò a 309 morti, 1600 feriti ed ebbe come conseguenza lo sfollamento di 80000 persone. 
All’epoca al governo c’era Silvio Berlusconi che, affiancato da un team di “super esperti” e dal fido Bertolaso capo della protezione civile, non solo promise di rimettere a posto la città in un batter d’occhio, ma sopratutto di costruire in pochissimi mesi delle “new town”, ossia delle aggregazioni di case antisismiche realizzate con legno lamellare, circondate dal verde e con tutti i servizi. Queste abitazioni futuristiche sarebbero sorte intorno al centro storico per creare nuovi quartieri in attesa che i vecchi venissero ristrutturati.
Almeno una parte delle promesse fu mantenuta: il “Progetto C.a.s.e” venne attuato in tempi record e con l’uso di un miliardo di euro moltissime famiglie ricevettero le chiavi della nuova dimora, alcuni direttamente dalle mani del Presidente del Consiglio e ovviamente davanti all’occhio della telecamera. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, sono anche passati 3 governi, (non eletti) , e Berlusconi ha fatto in tempo a scomparire e riapparire sulla scena diverse volte. Addirittura il prode Bertolaso, (dopo diversi scandali), é stato candidato a sindaco di Roma. 
E nel frattempo? Nel frattempo le case che sarebbero dovute durare per sempre, (più o meno i tempi della ricostruzione del centro storico quindi), stanno cadendo a pezzi. Crollano balconi, pianerottoli, soffitti e il sindaco é costretto a fare nuove ordinanze di sgombro e sposta i poveri terremotati come pedine, come se non avessero una vita, degli affetti, un lavoro, come se fossero solo persone da ricollocare un po’ qua e un po’ la in attesa del prossimo crollo. E dove li spostano? Nell’insediamento M.A.P, un altro lotto della ricostruzione, ad oggi ancora vuoto perché anche esso dichiarato inagibile 3 anni fa. Altri soldi sprecati, tempo, vite distrutte…
Intanto la procura de l’Aquila ha aperto più di 200 fascicoli riguardanti la ricostruzione indagando fra infiltrazioni mafiose dei casalesi alle tangenti sugli appalti, dalle turbative d’asta a corruzioni varie…37 indagati per frode, truffa aggravata ai danni dello stato, falso in atto pubblico.  
E il centro della città é rimasto fermo a quella notte, quella di 7 anni fa, in più ci sono solo i puntelli e cantieri aperti. 253 per la precisione, anche se 88 attività commerciali sono riuscite a riaprire, per lo più quelle relative alla ristorazione. Un piccolo segnale positivo, certo, ma non dimentichiamo che questi cantieri registrano un incremento del lavoro irregolare e che inspiegabilmente solo il 50% degli occupati arriva dalla provincia, tutti gli altri da fuori e moltissimi sono stranieri incrementando il già gravoso problema della disoccupazione nella città: secondo la Cgil la disoccupazione è al 15% e un giovane su due non ha lavoro e gli ammortizzatori sociali sono impennati con un +20%.
Le casse del comune hanno una vera e propria voragine visto il caos dei consumi, ci sono sfratti per morosità, (lavorano in pochi e pochi possono pagare!), e il sindaco annuncia che abbatterà le “new town” sempre più pericolanti ma nelle quali molti cittadini resistono perché non saprebbero dove andare.
L’università ha avuto un grande calo di iscrizioni data la situazione e ormai la città non gode nemmeno più dell’introito derivante dagli studenti fuori sede. 
E quindi? E quindi si sarebbe potuto fare di meglio, si sarebbe potuto fare di più, magari tralasciando il clamore mediatico e i favori agli amici degli amici. 
“Io e Bertolaso a l’Aquila veniamo portati in giro come la Madonna e il bambino Gesù”. É riuscito a dirlo Berlusconi il 5 Marzo per dare manforte alla campagna elettorale dell’ex capo della protezione civile. 
Nessun rispetto per i morti, (ricordate le parole dell’imprenditore Piscicelli che rideva al telefono con il cognato Gagliardi beandosi di quanti soldi avrebbe potuto fare con la ricostruzione? E quelli dell’ex prefetto Giovanna Iurato che rideva delle sue finte lacrime per i bambini sotto le macerie?), e nessun rispetto per i vivi, per coloro che sono rimasti e vogliono restare nella loro terra, che dopo 7 anni sperano ancora di poter tornare a quella splendida città che brulicava di studenti, di locali, di vita, di benessere nonostante l’inizio della crisi. 
Dobbiamo fare qualcosa perché tutto ciò non avvenga mai più: case sicure, riqualificazione degli edifici non antisismici, piani di evacuazione efficienti, e se tutto ciò non dovesse bastare fare in modo che i soldi per ricostruire arrivino tempestivi e non vengano sprecati per far mangiare i soliti noti a discapito della qualità del cemento e del ferro e a discapito dell’Italia intera. 
In parole povere meno facciata più sostanza, schierandosi dalla parte di chi, dopo tragedie simili, deve affrontare non solo la morte dei propri cari e dei propri amici, ma anche rimettere in piedi la propria vita. E senza una casa sicura e un lavoro tutto ciò non può avvenire. 

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