LAGO DI PILATO, PERFLUOROCARBURI NON BIODEGRADABILI NELLE ACQUE. CASO IN PARLAMENTO

lago di pilato

Lo scorso 8 settembre la notizia è arrivata come un fulmine a ciel sereno per chi, come me, adora la montagna: nelle acque e nelle nevi del lago di Pilato sono state trovate notevoli concentrazioni di perfluorocarburi (Pfc). A darci il nefasto annuncio  il report di Greenpeace “Impronte nella neve”, realizzato proprio per scovare in luoghi remoti del pianeta la presenza di questi pericolosi composti polifluorati e perfluorati. Immaginare una tra le più suggestive valli da un punto di vista naturalistico dell’intero arco appenninico avvelenata da sostanze chimiche non biodegradabili ci ha fatto rimanere sgomenti. Sono salita più volte pure questa estate ai piedi del monte Vettore, a godermi la splendida vista che si staglia fino a vedere il mare da quel vallone morenico a me tanto caro, e scrivere queste righe ora mi fa venire il groppo alla gola. Senza contare, tra l’altro, che quello di Pilato è l’unico specchio d’acqua naturale della regione Marche. Per questo non ho voluto perdere tempo e ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente per metterlo subito al corrente di questo incredibile caso. Come è possibile che tali composti siano arrivati fino a 1940 metri di altezza sul livello del mare? Alcuni di essi vengono usati nei processi industriali per la realizzazione di abbigliamento outdoor e di materiali noti per le proprietà antiaderenti e di impermeabilità e resistenza. Nei rilievi effettuati sulle acque del lago marchigiano è presente anche il perfluorottano sulfonato, già soggetto a restrizioni nell’ambito della Convenzione di Stoccolma in quanto estremamente nocivo per la salute. Dunque chiediamo all’esecutivo una decisa stretta sulla questione pure in ambito Ue e magari di aderire anche alla campagna di Greenpeace. Nel lago di Pilato c’è a rischio la flora e la fauna (in particolare il noto chirocefalo che vive praticamente soltanto lì): scherzare non si può un minuto di più.

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