LA TERRA DAGLI ANNI ‘80 AD OGGI: come si esaurisce un pianeta.

schemamondoLa realtà é questa: negli ultimi 30 anni abbiamo stravolto talmente tanto la faccia del pianeta e usufruito in maniera così selvaggia delle risorse che ci offre che quello dei nostri figli o peggio quello dei nostri nipoti non somiglierà affatto al mondo in cui abbiamo vissuto noi…

Già negli anni 80 ad esempio si cominciava a parlare di accumulo di CO2 nell’atmosfera, e ci dicevano che eravamo ancora in tempo per rimanere entro la soglia accettabile dei  339,36 “parti per milione” (ppm). Vent’anni dopo però, nel gennaio del 2001, eravamo già a 370,52 ppm, e se nel 2014 siamo sempre stati di media sopra il valore di 400,00 ppm nel 2015 eravamo a 401,33 ppm.

Un dato che così, dato da solo, può non fare molto effetto, ma secondo il rapporto mondiale “State of the World” del Worldwatch Institute a seguito di alcuni studi paleoclimatici oggi sappiamo che in alcune epoche storiche il livello di CO2 nell’aria di 350 ppm ha causato notevoli stravolgimenti climatici e un mutamenti significativo degli ecosistemi con la perdita di alcune biodiversità.

Un altro caso in cui la storia non ci ha insegnato nulla e infatti sta andando esattamente nello stesso modo: i mammiferi a rischio di estinzione sono ad oggi 212, mentre negli anni 80 erano 169. Gli anfibi poi presentano dati drammatici: da 18 specie si é passati a 522, per non parlare delle piante. Da 909 s 2.295.

Dati decisamente allarmanti, che però non sono gli unici a doverci far riflettere.

Parlando di ecosistemi non possiamo non menzionare la desertificazione, quella “naturale” dovuta dal riscaldamento del globo: secondo la NASA siamo passati da una temperatura di +0,22 gradi degli anni 80 ai +0,68 gradi di oggi. (Dato ricavato guardando lo scostamento medio delle temperature di un giorno specifico rispetto ad uno di riferimento).

Questo riscaldamento globale ha portato a un 25-30% di desertificazione in più a livello globale, rispetto al 10-14% “dei nostri tempi”. (Fonte: Fao)

E non pensate che questo problema potremo risolverlo irrigando queste nuove aree non coltivabili, perché secondo alcuni studi nel 2050 circa il 60% dell’umanità potrà avere problemi di approvvigionamento dell’acqua, quindi potremmo non poter soddisfare le nostre necessità come oggi succede in gran parte dell’Africa. Non un problema da poco, insomma. Pare che l’umanità sia passata da consumare 2700 chilometri cubici di litri di acqua all’anno e ora ne sprechi (evidentemente) quasi il doppio: 4700. Considerate poi che in 30 anni la popolazione mondiale é passata da 4,24 miliardi a 7,324, e chi più chi meno (molti meno, quasi nulla in alcune parti del mondo), beviamo tutti.

A quanto pare poi mangiamo anche di più: negli anni 80 ci bastavano più o meno 30 kg di carne e 10 kg di pesce l’anno, ora ne consumiamo procapite 42.9 e 19.2 kg. A questo consegue uno sfruttamento eccessivo dei nostri mari e delle nostre terre per l’allevamento intensivo del nostro bestiame, e se andiamo avanti così lasceremo ai nostri nipoti un pianeta che non potrà più auto sostenersi.
Ricordiamoci che per produrre 1 kg di carne di manzo da allevamento intensivo servono 100000 litri di acqua, numero che raddoppia per quello estensivo, per 1 kg di pollo ne servono 3500, e per alimentare questi animali ne servono 2000 litri per la soia, 1910 per il riso, 1400 per il mais, 900 per il grano, 500 per le patate. (Pimentel1977).

Aggiungiamo  a tutto questo il disastro ambientale ad opera dell’uomo: la deforestazione. In trent’anni ci siamo mangiati, (quasi letteralmente, poi vi diremo perché), 4,9 milioni di ettari all’anno di foreste. Uno dei motivi é l’olio di palma: a quanto pare per “sopravvivere” ce ne servono 50 milioni di tonnellate l’anno, mentre negli anni 80 ce ne bastavano 5. A cosa porta questa nuova necessità di mercato forse non tutti lo sanno: stiamo devastando l’ecosistema e l’habitat di alcune specie animali fra cui i primati e le scimmie. Milioni di animali l’anno vengono cacciati, uccisi, incendiati, maltrattati, massacrati in nome del business del secolo, perché a quanto pare il mondo della produzione dolciaria non riesce a fare a meno di questo olio inodore, insapore e dalla consistenza perfetta per farci trovare sui banconi sempre dell’ottimo cioccolato, e non solo.

É bene sapere però che le alternative ci sono, proprio a fianco di quei prodotti che incrementano questo scempio e potreste scovarle leggendo le etichette oppure in uno dei tanti siti internet che elencano i prodotti senza olio di palma. (Eccovi uno dei tanti.)

Anche se questa brutta storia dell’olio di palma può essere nuova per molti probabilmente é inutile  ricordarvi che le piante sono il nostro polmone verde, sono loro che trasformano la CO2 in ossigeno e tengono sotto controllo, o almeno potrebbero farlo se lasciate in pace, il nostro rapporto ossigeno-/anidride carbonica.

E per tanti animali che rischiano di estinguersi il riscaldamento del pianeta ce ne regala altri che invece in questo ambiente caldo umido ci vivono benissimo. Non é più strano trovarsi zanzare in casa a novembre o essere punti anche al nord Italia da pappataci e zanzare tigre, animali che veicolano malattie come la leishmania canina. Queste malattie tropicali infatti stanno arrivando anche da noi in seguito al cambiamento climatico dell’Italia.

Altro argomento a noi molto caro é il dissesto idrogeologico dovuto alla cementificazione selvaggia. Nel periodo 1970-1985 le persone sfollate per disastri ambientali sono state “solo” 765 milioni nel mondo. Dal 2000 al 2014 sono state ben 3,07 miliardi! (Fonte: UN). Altro motivo per lasciare in pace gli alberi, quindi.

A quanto pare, inoltre, viaggiamo (inquinando) molto di più: Se negli anni 80 avevamo circa 430 milioni di auto ora ne abbiamo 1183 milioni, e voliamo anche di più, 1000 miliardi di passeggeri-chilometro trent’anni fa, 6000 miliardi oggi.

Concludiamo con un dato che può impressionare. Dal 13 agosto stiamo vivendo oltre le reali possibilità del pianeta, ossia stiamo usando quelle che in realtà la terra non ha, vale a dire che il nostro modo di vivere sarebbe sostenibile solo se un anno durasse 8 mesi. Quindi, in sostanza, accumuleremo dei debiti che prima o poi dovremo pagare, o meglio, dovranno.

E la domanda alla fine é solo una: É questa l’eredità che vogliamo lasciare?