LA PRESENZA DI ORDIGNI BELLICI IN ADRIATICO RADDOPPIA I RISCHI IN OTTICA TRIVELLAZIONI

trivellazioni ordigno adriaticoE’ di pochi giorni fa la notizia del ritrovamento, da parte di un peschereccio, di un ordigno bellico risalente alla Seconda Guerra Mondiale a largo delle coste doriche. La Marina militare di Ancona, coadiuvata dalla locale capitaneria di porto, è riuscita a far brillare il residuo e amettere in sicurezza l’area circostante il ritrovamento. Questa vicenda però ci pone numerosi interrogativi e più di un allarme in ottica prospezioni volte alla ricerca di idrocarburi. Il governo continua a concedere autorizzazioni a tutta mandata alle compagnie petrolifere per questo tipo di operazioni. La tecnica dell’Air-Gun, è noto, è già pericolosa di suo: è provato infatti che causa danni incalcolabili alla fauna ittica e ai fondali marini. In presenza di materiale bellico, i danni all’ambiente rischiano di diventare ancora più ingenti. Numerosi studi e alcuni volumi del passato confermano la presenza di residui bellici di diversa natura nel mare Adriatico, risalenti per lo più al secondo conflitto mondiale, ma anche alla più recente guerra dei Balcani degli anni ’90. Ho depositato proprio martedì un’interrogazione per chiedere al governo, e in particolare al ministero dell’Ambiente,  se qualcuno si sia fatto venire qualche dubbio prima di dare il via libera alle prospezioni, e se ci sia intenzione di procedere alla bonifica delle aree che saranno oggetto di ricerca di idrocarburi. La svendita dei nostri mari da parte dell’esecutivo Renzi è già inaccettabile di suo, creare ulteriori e irreversibili danni ai fondali marini sarebbe disastroso. Noi faremo di tutto per non permetterlo: è necessario che Galletti e i suoi facciano le dovute valutazioni di impatto ambientale prima di procedere alla firma di ogni carta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.