LA “BUFALA” TTIP: NEGOZIATI PILOTATI DALLE LOBBY. ORA CE LO SVELA ANCHE LO STUDIO DI UNA ONG

TTIP lobby neoziati

Sul TTIP in questi mesi si è detto di tutto e di più. In ambiti specifici e anche in termini generali. A Bruxelles ne sono certi: l’accordo porterà centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro in Europa, favorirà sviluppo e benessere e vivremo tutti assai più felici. Eppure, tantissimi cittadini stanno cominciando a capire cosa si cela dietro a questo maxi-inciucione ai due lati dell’Atlantico: un grandissimo regalo alle grandi lobby. Per chi ancora creda alla panzana di un’0intesa stipulata ai massimi livelli dalle istituzioni Ue e Usa per favorire il benessere dei cittadini. A darcene conferma arriva ora uno studio effettuato dalla ONG Corporate Europe Observatory insieme a SumOfUs dal titolo “TTIP: a corporate lobbying paradise”. I numeri parlano chiaro: le lobby qui la stanno facendo da padrone. Secondo i dati raccolti dalle due organizzazioni, che hanno presentato richiesta di accesso agli atti alle istituzioni europee, nel periodo in cui si sono avviati le discussioni e poi i negoziati del Transatlantic Trade and Investment Partnership (tra gennaio 2012 e febbraio 2014), la Direzione generale per il Commercio (DG Trade) della Commissione europea ha svolto ben 597 incontri “a porte chiuse” con lobbisti, e nell’88% dei casi (528) le riunioni hanno coinvolto rappresentanti di interessi d’impresa. Appena 53 (il 9 per cento del totale) sono stati invece gli incontri che hanno coinvolto portatori di interessi collettivi. Il “rapporto” -di uno a dieci- è mutato leggermente dopo il novembre 2014, da quando è diventata Commissaria UE Cecilia Malmström: nei primi sei mesi, lei o i membri del suo staff hanno tenuto 122 incontri faccia a faccia con lobbisti, 100 dei quali (l’83%) con rappresentanti delle imprese. Tra i più arrembanti troviamo Business Europe (federazione europea dei datori di lavoro), Transatlantic Business Council (che raggruppa 70 multinazionali europee e Usa), ACEA (la lobby dei produttori d’auto), CEFIC (chimica), EFPIA (farmaceutico) e Digital Europe (che raggruppa i “grandi nomi” dell’informatica, come Apple, Microsfot, Blackberry, IBM). Insomma, come volevasi dimostrare: altro che benessere diffuso, occupazione e felicità per tutti. Qui il gioco lo conducono in pochi perché il trattato, come al solito, converrà a pochi. Ma noti.

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