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Ispra: boom di pesticidi nelle acque italiane. Nelle Marche controlli insufficienti

Ispra: boom di pesticidi nelle acque italiane. Nelle Marche controlli insufficienti

pesticidi

Le nostre acque sono sempre più infestate di pesticidi. A dirlo è l’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale (Ispra), che denuncia l’aumento percentuale di sostanze nocive nelle acque: +20% in quelle superficiali, +10% in quelle sotterranee. Se la situazione di laghi, fiumi e torrenti è da tregenda, di certo anche il sottosuolo non gode proprio di ottima salute secondo l’Ispra.

Cominciamo dalle acque superficiali. Toscana e Umbria sono le regioni ad avere la maggiore percentuale di pesticidi nelle acque superficiali, rispettivamente nel 90,6% e nel 95% dei punti presi in esame. Nel 2014, le reti delle acque superficiali hanno in media 4,5 punti ogni 1.000 km2. Sensibilmente più bassa della media è la densità di Basilicata, Lazio, Friuli Venezia-Giulia, Sicilia e provincia di Bolzano. Sono invece ben al di sopra della media nazionale la densità delle reti di monitoraggio dell’Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto e provincia di Trento. La frequenza media di campionamento è di 7,4 campioni/anno, con scostamenti in basso per Abruzzo, Campania, Friuli, Marche, Val D’Aosta, Toscana e Veneto. La sola provincia di Bolzano esegue 12 campionamenti all’anno. Calabria, Campania e Molise fanno storia a sé: in queste tre regioni non c’è nessun dato relativo a controlli. Anche il Nord ha poco di che sorridere: valori oltre la media nazionale in Veneto (74,8%), Lombardia (78,5%) ed Emilia Romagna (84,4%).

Nelle acque sotterranee la diffusione della contaminazione, che ha una media nazionale del 31,7%, è particolarmente elevata in Sicilia (76,6%), Friuli (68,6%) e Lombardia (41,3%). Per il 2014 non ci sono i dati di Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Puglia.

Tra le sostanze che superano i limiti di qualità ambientali c’è il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo e sulla cui cancerogenicità la comunità scientifica si divide, presente al 39,7% dei punti di monitoraggio delle acque superficiali anche se è stato cercato solo in Lombardia e Toscana.

 

E la regione Marche come si comporta?

I controlli sulla presenza di sostanze nocive nelle acque delle Marche sono totalmente insufficienti: è un quadro sconcertante quello che emerge che dal rapporto Ispra sulla presenza di pesticidi nelle acque marchigiane relativo al biennio 2013-2014. Se l’allarme riguarda l’intero paese, dove nel 63,9% dei 1284 punti di monitoraggio sono state rinvenute tracce di fungicidi, erbicidi, pesticidi e altre sostanze, nelle Marche la situazione più che preoccupante è del tutto ingannevole. Infatti, stando ai numeri, la nostra è una regione che potrebbe rientrare nel lotto delle più virtuose, non fosse che in rapporto alla presenza di fiumi, torrenti, laghi e falde acquifere, i punti di monitoraggio sono esigui e in molti di essi si cercano pochissime sostanze tra le tante che invece vengono analizzate nelle altre regioni d’Italia. A cominciare dalle acque sotterranee: nella nostra regione sono state “cercate” soltanto 5 sostanze sia nel 2013 che nel 2014: siamo maglia nera in coabitazione con la Puglia. Per quanto concerne invece le acque superficiali, dalle 40 sostanze monitorate nel 2013 si è passati alle 22 del 2014, dato peggiore d’Italia. In attesa di conoscere i numeri relativi al 2015, dove sappiamo già che non troveremo traccia di un incremento dei controlli. Uno scenario che non ci lascia tranquilli, visto che dal 2017 non ci sarà più neanche il Corpo Forestale dello Stato che nel contrasto all’inquinamento delle acque ha sempre fatto tantissimo.

 

Stando al 2014, per quanto riguarda le acque sotterranee i punti di monitoraggio marchigiani sono stati 46. In Umbria invece 151, tanto che nella nostra regione “dirimpettaia” sono stati rinvenuti pesticidi nel 95% dei campioni. Il motivo è semplice: il livello di controlli è più specifico e serio. Da noi i numeri evidenziano un livello di verifiche quasi ridicolo: per le acque superficiali abbiamo la miseria di 30 punti di monitoraggio. Meno della metà della sola provincia di Trento, che ne ha 70. Per una regione solcata da numerosi corsi d’acqua non certo un motivo di vanto. Non rimarremo con le mani in mano ad attendere dati ancora più nefasti: già in commissione Ambiente alla Camera daremo battaglia, perché questo stato di cose va assolutamente invertito.

IL RAPPORTO ISPRA

 

 

 

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