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Indagini spifferate, Del Sette inquisito e Forestale cancellata: spezziamo questo pericoloso filo rosso

Indagini spifferate, Del Sette inquisito e Forestale cancellata: spezziamo questo pericoloso filo rosso

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Come volevasi dimostrare. E’ sempre spiacevole dover dire “lo avevamo detto”, dopo che per mesi si è tuonato a destra e a sinistra contro alcune storture inerenti ai legami e agli strani intrecci delle nostre forze di polizia con la politica e nella fattispecie con numero di uffici ed esponenti governativi. Da oltre un anno mi sto occupando del corpo Forestale dello Stato e della sua assurda e orripilante cancellazione: come è noto da mesi, quel decreto Madia sul quale la Corte Costituzionale si è espressa tutt’altro che positivamente “cassandone” diverse porzioni, prevede per i nostri “forestali” il passaggio nell’Arma dei Carabinieri (quindi da un corpo di polizia civile ad uno militare) per molti degli agenti. Per gli altri, invece, è previsto il trasferimento in altri uffici della pubblica amministrazione 8specificati in maniera completamente opaca).

Il gran “visir” di questa operazione, spalleggiato dalle trame del numero uno della Forestale Cesare Patrone, negli ultimi mesi è stato Tullio Del Sette, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, già capo di gabinetto del ministro della Difesa Roberta Pinotti. Quello stesso Del Sette che oggi,stando alle rivelazioni di Marco Lillo su “Il Fatto Quitidiano”, sarebbe indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Consip, inchiesta che svela un preoccupante intreccio tra politica e imprenditori e che come racconta oggi il quotidiano sopracitato arriverebbe a lambire anche il padre dell’ex presidente del Consiglio Renzi. In attesa che la magistratura svolga il suo lavoro senza interferenze o pressioni, abbiamo chiesto che Del Sette venga subito sospeso dalla sua delicatissima e importante mansione: l’Arma non può rimanere in balìa di un comandante che trova a doversi difendere da accuse piuttosto gravi. Inoltre, nella primavera del 2017 il mandato di Del Sette scadrà, e sarebbe opportuno che il governo Gentiloni non lo rinnovasse, per non far scadere nel ridicolo una vicenda dai contorni quanto mai inquietanti.

Questa vicenda giudiziaria, non può però non aprire delle riflessioni politiche, viste le storture che abbiamo denunciato nei mille e passa giorni di governo Renzi. Ricapitolando, l’accusa nei confronti di Del Sette  è di aver spifferato ai vertici Consip un’indagine in corso a Napoli che riguarda l’imprenditore Alfredo Romeo e l’appalto FM14 (Facility Management). Tutto ciò non può non far tornare in mente la norma approvata (sotto traccia) la scorsa estate che estende alle altre forze di polizia civile l’obbligo di riferire al proprio superiore, e non solo ai magistrati, l’esito di un accertamento. Già all’epoca denunciammo con forza i rischi di questa forzatura, voluta dal Pd e dal governo, rischi che ora sembrano essersi fatti realtà tutti in questa ennesima storia di appalti e corruzione che riguarda il nostro paese. La segretezza di certe operazioni è il sale del lavoro delle nostre forze di polizia: questa assurda e pericolosa novità introdotta dal governo Renzi addensa grigie nubi sopra a tutto il lavoro dei nostri agenti.

Ciò che emerge da questa vicenda è molto preoccupante: vertici di forze di polizia che fornirebbero informazioni sulle indagini a carico di persone vicino alla politica. Insomma un controllo politico sulle forze di polizia stesse e che ne mina l’indipendenza. Proprio per questo, torniamo a chiedere che con il decreto milleproroghe si sospenda la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, che da sempre con le sue indagini tocca interessi vicini alla politica: non si tratta di un capriccio lo diciamo da mesi, ma di semplice buon senso. Si è deciso di demolire questa struttura come primo step di questo nuovo corso di totale torbida simbiosi tra politica e forze dell’ordine. Si tratta di una deriva pericolosissima, che noi continueremo a denunciare.

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