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Incubo a 5 cerchi: il disastro brasiliano fra virus Zika, bambini delle favelas scomparsi e dissesti finanziari.

Incubo a 5 cerchi: il disastro brasiliano fra virus Zika, bambini delle favelas scomparsi e dissesti finanziari.

BRASILE

Le Olimpiadi sono un evento eccezionale. Quando si sono svolte a Londra gli 11 miliardi di sterline investiti non solo sono rientrati in abbondanza, ma hanno continuato a fruttare negli anni successivi con le vendite degli immobili realizzati per l’occasione. Sono state ristrutturate strade, parchi pubblici, riqualificate aree della città e metropolitane. Dopo l’evento Londra era ancora più bella e per loro quello fu decisamente un sogno. Ma se i giochi possono essere un magnifico palcoscenico per una città forte, economicamente stabile e sviluppata come Londra, rischiano di  essere un terribile incubo per città come Roma, afflitta da enormi problemi causati dalle vecchie amministrazioni più interessate a spartirsi i soldi che a salvare una delle città più belle del mondo. Peggio ancora poi può andare in paesi in via di sviluppo come il Brasile. Perché se investimenti, turismo, cultura, gioia, divertimento, lavoro e visibilità mondiale sono il lato migliore, il retro della medaglia a volte è molto meno dorato: Gli investimenti miliardari che potrebbero non essere ripagati dagli introiti e la realizzazione delle infrastrutture per cui devono essere fronteggiate corruzione e malaffare sono i motivi per cui, inevitabilmente, poi vengono messe da parte le priorità delle città e delle nazioni ospitantiEd è così che il sogno di una nazione si trasforma nel suo peggior incubo.  L’esempio è il Brasile: mancano meno di due mesi alle Olimpiadi di Rio e sembra che ogni cosa potesse andare male, sia andata anche peggio del previsto! 

2015: arriva il virus Zika, di cui nessuno ha colpa, (forse!), me che colpisce le donne incinte facendo nascere bambini idrocefali. A veicolare la malattia sono le zanzare, che abbondano in un paese tropicale come quello sudamericano, e che sono anche piuttosto difficili da eliminare. Il Governo ci ha messo una pezza con la prevenzione e, notizia di ieri, sembra che un vaccino sia in via sperimentale. Nonostante questo il pericolo però resta e questo non influirà di certo positivamente sulla vendita dei biglietti.

Aprile: la spiaggia di Leblon, una delle più belle del paese, viene fotografata ricoperta da rifiuti e liquami. Un duro colpo per l’industria del turismo che, grazie ai giochi Olimpici, sperava di avere un’ulteriore impennata. Il problema dei rifiuti galleggianti ad oggi è stato risolto, ma adesso le acque di Rio sono contaminate da superbatteri resistenti agli antibiotici che mettono a rischio le prove che si svolgono in mare. La promessa di ridurre l’inquinamento fatta dal Sindaco di Rio all’assegnazione dei giochi, quindi, non è stata mantenuta. 

Giugno: finalmente si parla di come il Brasile tratta i suoi popoli indigeni: in realtà non è una novità e il peggio per queste popolazioni non è avvenuto a causa dei giochi, ma il problema è stato sollevato proprio in questo momento visto che tutti gli occhi sono puntati sulla nazione. Da anni la tribù dei Guaranì si vede espropriare le terre coltivate in modo sostenibile per coltivazioni monocoltura, come soia e canna da zucchero, e gli indigeni vengono lasciati a morire di malattie e malnutrizione in delle riserve ai lati delle città. Sebbene tutto questo accada da decenni nell’indifferenza del resto del mondo, il peggio si è verificato, guarda caso, nel 2014, in occasione dei mondiali di calcio, ed ora. Non è una coincidenza: un grande evento richiede grandi sacrifici. Di popolo in questo caso.  

A proposito di sacrifici di popolazione, sempre a Giugno, le Nazioni Unite portano a galla un inquietante report che evidenzia una vera e propria mattanza di bambini di strada. 

Come nel 2012 quando a causa degli Europei di calcio in Ucraina vennero ripulite le strade e l’immagine delle città facendo strage di cani randagi, stavolta in vista delle Olimpiadi spariscono i bambini delle favelas, uccisi in maniera sommaria o semplicemente “fatti sparire”…

Due giorni fa: Quest’ultima notizia fa sicuramente ombra a quella degli ultimi giorni, che è semplicemente la ciliegina sulla torta: Francisco Dornelles, governatore ad interim dello stato di Rio de Janeiro, ha infatti dichiarato che, se non arriveranno fondi dal Governo federale, la città non sarà più in grado di garantire i servizi essenziali, né tantomeno di onorare gli impegni presi per i Giochi. 

Hanno finito i soldi insomma, e questo nonostante da mesi non paghino più gli stipendi dei dipendenti pubblici. E così nel periodo peggiore per la salute dei cittadini a causa del virus Zika e la minaccia di attentati terroristici, sembra siano a rischio sanità, trasporti e sicurezza. Un fatto quantomeno gravissimo.

Ieri: L’immagine della nazione viene di nuovo infangata dopo l’uccisione di Juma, un giaguaro di uno zoo costretta, suo malgrado, a presenziare alla sfilata della fiaccola olimpica. La faccenda è finita male ha tentato di scappare, terrorizzata dal rumore e dalle persone festanti…

Alla luce dei fatti credo che le Olimpiadi di Rio non siano nate sotto una buona stella ma anche che ci sia stata una forte irresponsabilità da parte del Sindaco e del suo entourage nella candidatura della città. In una situazione di forte instabilità economica e sociale bisogna riversare ogni risorsa e sforzo nella risoluzione dei problemi importanti di chi, in quelle città, ci abita e ci abiterà anche quando gli occhi del mondo si sposteranno altrove per il prossimo evento mondiale.

Questo perché la festa sia una festa davvero per tutti! 

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