Inceneritori: la battaglia non è finita. Costruirne otto nuovi vuol dire tornare al ‘900

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Lo scorso 5 ottobre, è diventato “vangelo” sulla Gazzetta Ufficiale il piano nazionale per gli inceneritori. Un documento che dà nuova linfa all’obsolescenza della spazzatura bruciata: per il governo Renzi nelle sue varie componenti, incenerire i rifiuti ha ancora un valore. E’ un annoso problema culturale: per produrre meno rifiuti le vie maestre si chiamano riuso e riciclo. Il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, invece, continua a propinarci ricette dello scorso secolo. Un rifiuto portato in un inceneritore produce inquinamento dell’aria, delle falde acquifere e della terra. E i benefici? Nulla, neanche l’ombra: anche i risparmi tanto decantati in realtà non ci sono.

Così, si è arrivati a questo nuovo geniale piano, che prevede ben otto inceneritori nuovi di zecca sul territorio di Marche, Umbria, Sardegna, Sicilia, Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo. In questi giorni i nostri portavoce a Strasburgo, capitanati dall’eurodeputato M5S Marco Affronte, hanno presentato un’interrogazione per svelare anche i9n sede Ue il disegno folle e obsoleto dell’esecutivo. Dare l’ok ad impianti senza una minima valutazione d’impatto ambientale a un qualcosa di masochistico.

La pubblicazione in Gazzetta non chiude i giochi: la possibilità di fermare questo scempio. Come rappresentanti dei cittadini alla Camera dei Deputati, abbiamo il dovere di sensibilizzare gli italiani sul tema, intorno al quale abbiamo tutta l’intenzione di dare battaglia. Bruciare milioni e milioni di tonnellate di rifiuti non può essere il futuro. Forze è quello di Renzi, il nostro no. Le istituzioni europee sono dalla nostra parte: bisogna fermare questo progetto delirante. Le otto regioni interessate non meritano questo ulteriore sfregio: contrasteremo con tutte le forze e in tutte le sedi il Galletti-project.

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