Il decreto banche su cui il governo ha messo la fiducia è un abominio: il “disastro” punto per punto

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In Parlamento questa più che la settimana santa sembra quella del surreale. Il governo ha appena sferrato un attacco morale al sistema del risparmio italiano: con 351 sì e 180 no, la Camera ha approvato poche ore fa il decreto banche che va a colpire al cuore le Banche di credito cooperativo, che grazie a Renzi e ai suoi accoliti verranno di fatto smantellate. Cosa nasconde questa polpetta avvelenata che l’esecutivo propina al paese sotto forma di svolta? Rispondendo a grandi linee, si vanno a coprire tutte le porcherie messe in atto dai banchieri e si stringono ancora di più i varchi di accesso al credito per i semplici cittadini. Se però si vanno ad analizzare più a fondo i vari punti del provvedimento, si scopre che la situazione è ancora più infausta. Senza dimenticare una premessa: questo governo quando si rapporta al mondo bancario è in palese conflitto di interesse. In qualsiasi altro paese, il ministro Maria Elena Boschi sarebbe stata messa alla porta, dopo il groviglio di impicci che vedono implicati componenti della sua famiglia nel caso Banca Etruria.

Ma ecco, nel dettaglio, lo scenario che si andrà a modulare con questo decreto, sul quale abbiamo deciso di fare ostruzionismo in Aula.

IL MODELLO BANCA ‘SPA’ DIVENTA SISTEMA. Il decreto Bcc-Gacs smantella l’ultima fortezza del credito di territorio, del risparmio mutualistico e solidaristico. Il sistema delle Banche di credito cooperativo (circa 360),  finirà sotto il controllo di una holding unica SPA. La holding, di norma, dovrebbe essere controllata a livello di capitale dalle stesse Bcc vincolate ad essa da un “patto di coesione”. Però, in caso di difficoltà patrimoniali o di sostenibilità finanziaria, il Mef potrà decidere di aprire liberamente la holding a capitali diversi da quelli mutualistici, anche a quelli speculativi del modello “Banca Spa” che ha generato la grande crisi del 2008. In soldoni, tutto il sistema del credito mutualistico finirà sotto le grinfie di squali e speculatori.

ARRIVA LA GARANZIA SULLE CARTOLARIZZAZIONI DELLE SOFFERENZE. Il ministero dell’Economia può concedere una garanzia dello Stato sulle passività emesse nell’ambito di operazioni di cartolarizzazione delle sofferenze. L’intervento è riferito a tutte le banche aventi sede legale in Italia e si articola nell’emissione di due classi di titoli junior e senior (ed eventualmente una tranche intermedia). Il pagamento degli interessi e il rimborso dei titoli junior è subordinato al pagamento degli interessi ed al rimborso dei titoli senior. I titoli senior devono ottenere un rating non inferiore all’ultimo gradino della scala di valutazione del merito di credito investment grade. In particolar modo la garanzia dello Stato può essere concessa solo sui titoli senior e diviene efficace solo quando la banca cedente abbia trasferito a titolo oneroso almeno il 50% più uno dei titoli junior. Per quanto concerne l’escussione della garanzia si prevede che il titolo all’esercizio della garanzia spetti al detentore dei tioli senior ed al rappresentante degli obbligazionisti e non al singolo obbligazionista al fine di evitare escussioni multiple della garanzia. In pratica arriva una sistemica copertura pubblica per le nefandezze dei manager bancari sull’utilizzo del credito.

IL MASSACRO DELLE BCC. Le Bcc più grandi (con 200 milioni di patrimonio netto) potranno rifiutare il “giogo” della holding (way out), ma dovranno scindersi tra una coop che terrà la riserve indivisibili e una Spa con licenza bancaria che avrà un patrimonio ridotto e margini di guadagno decisamente deboli in questa fase storica. Le Bcc più piccole dovranno aggregarsi a una maggiore e delegare ad essa (alla sua Spa) l’attività bancaria se vorranno uscire dal controllo della holding. Secondo il “patto di coesione” la holding sarà più invadente nella governance e nella gestione della singola Bcc quanto più quest’ultima sarà in difficoltà dal punto di vista patrimoniale e del bilancio. Oggi circa una cinquantina di Bcc sono in difficoltà patrimoniale.

 

L’ANATOCISMO TORNA DI MODA. Una modifica Pelillo-Boccadutri ha reintrodotto per legge la capitalizzazione degli interessi. Un pagamento degli interessi sugli interessi. E’ vero che la maturazione degli interessi sarà solo annuale sia per quelli a credito che per quelli a debito (non più trimestrale). Essi matureranno al 31 dicembre e saranno addebitati al 1 marzo sul conto corrente. Se il correntista però è incapiente e non può saldarli prima del 1 marzo, essi saranno addebitati sul conto e entreranno nella “sorte capitale”. Hanno presentato come un vantaggio per i consumatori una norma scritta con la manina delle grandi banche.

 

IL PASTICCIO DEI CREDITI DI IMPOSTA SULLE SVALUTAZIONI. Il decreto prevede un credito di imposta per le svalutazioni delle sofferenze delle quattro banche sottoposte al decreto 183 (Salva-banche). E’ un altro regalo da circa 700 milioni, perché in pratica siamo di fronte a uno sconto sulle imposte a fronte della rettifica del valore dei crediti non riscossi. Essi erano passati dagli originari 8,5 miliardi (per tutti e quattro gli istituti) a circa 4 miliardi per opera dei commissari. Ma poi la risoluzione li ha ulteriormente svalutati da 4 miliardi a 1,5 miliardi.
Abbiamo chiesto di usare queste risorse per risarcire i risparmiatori traditi per salvare il salvabile. 

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