Ddl Boschi: un disegno delirante che macchia indelebilmente la nostra Costituzione

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Dopo una trafila lunga due anni fatta di finti dibattiti in ben 173 sedute totali, ieri il governo Renzi ha avuto il disco verde dell’aula di Montecitorio sul Ddl Boschi che riforma la nostra Costituzione con la bellezza di 41 lunghi e farraginosi articoli. Come vi avevo anticipato due giorni fa, come M5S abbiamo deciso di non renderci complici di questa autentica violenza nei confronti di una delle carte costituzionali più invidiate del globo. I motivi sono presto detti: le novità volute (o meglio imposte) dall’esecutivo riducono gli spazi di democrazia, non sveltiscono affatto l’iter legislativo e soprattutto non apportano alcun risparmio in tema di costi della politica. Inoltre, oltre al merito c’è il metodo: il Parlamento infatti è stato ridotto a mera “comparsa” nel processo di revisione costituzionale, a dimostrazione (se mai ce ne fosse stato bisogno) che Matteo Renzi ha una visione della democrazia tutta sua.

Inoltre, non va dimenticato che questa riforma va a braccetto con l’Italicum, la nuova legge elettorale nata anch’essa sull’impulso a testa bassa del premier la quale si palesa come un Porcellum annacquato in quanto due terzi dei parlamentari verranno di nuovo scelti nel segreto delle sedi di partito e il potere di scelta del singolo elettore sarà molto esiguo. Inoltre, in nome della governabilità, chi vince si prenderà più o meno tutto riducendo le opposizioni ad attori sempre meno protagonisti nel nuovo ordinamento monocamerale.

Ma veniamo dunque a tutti i paradossi e alle novità bislacche del Ddl Boschi.

-NUOVO SENATO. Dal testo si capisce poco o nulla di quale sarà veramente il nuovo ruolo del Senato, entità “informe” del nuovo assetto. Da una parte i 100 senatori non voteranno la fiducia al governo, dall’altra però continueranno a passare da esso le leggi più importanti quali quelle di bilancio o le ancor più decisive leggi costituzionali. Insomma, un ibrido che sui provvedimenti “pilastro” del nostro paese continuerà a dire la sua, non semplificando affatto (come Renzi sbandiera da mesi ai quattro venti) i procedimenti per arrivare all’approvazione di una legge.

-COMPOSIZIONE DEL SENATO. Il guazzabuglio più grande riguarda il chi e il come dovrà sedere in Senato. Ci vorrà una ulteriore legge per regolarne gli afflussi: dalle regioni arriveranno 72 consiglieri e 21 sindaci, peri i quali però varrà il mandato “locale”. Per capirci: se un consigliere del Molise scade prima della fine della legislatura, dovrà lasciare il posto a un suo corregionale a meno che non verrà rimesso lì. Risultato: un via vai vorticoso e quasi grottesco, che renderà impossibile qualsiasi forma di programmazione del lavoro.

-IMMUNITA’. I Senatori non percepiranno nessuna indennità per il loro ruolo. Il loro “stipendio” sarà l’immunità: non potranno essere perquisiti, intercettati e arrestati senza l’ok dell’aula. Probabile risultato: i partiti utilizzeranno Palazzo Madama come una sorta di parcheggio per inquisiti.

-PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA. Già era complicato eleggerne uno prima (ricordate il 2013?), ora però l’iter per l’inquilino del Quirinale diventa un vero calvario. Maggioranza di due terzi ai primi tre scrutrini, dei tre quinti ai secondi quattro scrutini. Dalla settima invece si va a maggioranza dei tre quinti tra i votanti. Una roba farneticante, di fronte alla quale fior di costituzionalisti hanno sgranato gli occhi.

-CORSIE VELOCI. Su alcune leggi ritenute “essenziali”, il governo avrà la possibilità di chiedere che la Camera si pronunci entro 70 giorni attraverso una sorta di “corsia preferenziale”. Siamo alle comiche praticamente: già negli ultimi anni gli esecutivi si sono letteralmente “mangiati” la funzione legislativa del Parlamento attraverso una grandinata di decreti leggi e decreti legislativi. Ora basterà dire che un provvedimento è necessario o urgente, e a suon di spallate il governo si farà beatamente leggi a uso e consumo.

Sono questi, a mio giudizio, gli atti più empi messi in atto da un governo formato da un premier non eletto che vuole macchiare indelebilmente la nostra costituzione. Non glielo permetteremo, e faremo sì che al referendum del prossimo ottobre questo disegno delirante venga cassato.

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