Home / Attività parlamentare / Consumo di suolo: una prassi obbrobriosa nelle Marche come in tutta Italia
Consumo di suolo: una prassi obbrobriosa nelle Marche come in tutta Italia

Consumo di suolo: una prassi obbrobriosa nelle Marche come in tutta Italia


consumo di suolo

Contate fino a 10. Fatto? In questi 10 secondi in Italia sono stati impermeabilizzati, cementificati, asfaltati, 80 metri quadrati di suolo. Una media di 8 metri quadrati al secondo. Terreno agricolo che non tornerà più ad essere produttivo, in nome della speculazione edilizia che in Italia va a favore fondamentalmente di tre categorie: i palazzinari, le aziende cementiere e i sindaci incapaci. Un processo che sembra inarrestabile e che non fa altro che acuire i problemi annosi di un paese che vanta uno dei territori più fragili d’Europa. Quando si parla di consumo di suolo di solito si pensa alla città diffusa del Nord Italia, dove i grandi centri insieme ai loro hinterland rappresentano una linea di aree urbane e zone industriali senza soluzione di continuità da Ovest a Est.

Ma non bisogna andare così lontani.  Nella regione Marche dal 1950 al 2010 il suolo cementificato è aumentato del 274,4% mentre il numero dei residenti è aumentato solo del 15,7%. E’ chiaro che non esiste alcun rapporto tra questi due dati. Le costruzioni non servono a soddisfare un bisogno reale. Un altro dato interessante è il seguente: nel 1950 quando nel dopoguerra costruire nuove case era una priorità, si cementificava l’1,4% del territorio mentre nel 2010 questa percentuale è arrivata al 5,23. La maggiore impermeabilizzazione di suolo agricolo si è verificata lungo la costa dove ormai abbiamo anche nella nostra regione la classica “città diffusa”, con case e capannoni che per centinaia di chilometri si ammassano tra la linea della costa e il tracciato dell’autostrada.

Non possiamo stupirci allora se in occasione delle piogge, che oltretutto a causa dei cambiamenti climatici sono sempre più intense, centinaia di famiglie sono costrette ad abbandonare le proprie abitazioni e le strade vengono interrotte da frane.

Scattano a questo punto gli interventi in emergenza che esulano da ogni normativa e sfuggono da qualsiasi tipo di controllo. Sono cose che si sanno, i dati riportati sono ripresi dal sito della Regione Marche. Se non si inverte la rotta iniziando ad investire sul territorio attraverso mille piccoli cantieri per mitigare il rischio idrogeologico non possiamo più stupirci e i politici non possono continuare a fare le classiche passerelle per poi abbandonare i cittadini e intere comunità in ginocchio. La scelta che viene fatta è molto chiara: si interviene in emergenza, e il dubbio è che questa scelta sia dettata proprio dalla deregolamentazione che accompagna questi tipi di interventi.

I sindaci non hanno alcun interesse a interrompere questo malcostume perché i proventi degli oneri di urbanizzazione vengono utilizzati poi per le spese correnti. Per questo la revisione dei piani regolatori va sempre nella direzione dell’individuazione di nuove aree da destinare all’edilizia.

Il MoVimento 5 stelle ha depositato già nel primo anno una proposta di legge per lo stop al consumo di suolo. Un testo scritto a più mani grazie alla collaborazione di noti urbanisti e costituzionalisti e appoggiata poi da tutte le associazioni che hanno a cuore il destino e la tutela del nostro territorio. Per questo il Governo ha pensato bene di affossarla spostando la discussione dalla sua sede naturale, ossia la Commissione Ambiente, alla commissione Agricoltura. Con un solo obiettivo: depotenziarla.

Il testo che è uscito dai lavori in Commissione è a dir poco inutile. Nulla è rimasto di quanto il MoVimento 5 Stelle aveva proposto. Sono intervenuti i deputati del PD che con i loro emendamenti hanno eliminato tutte le misure contro il “cemento facile”. Come al solito rimane solo il bel titolo, mentre nel testo sono stati inseriti i classici articoli “teste di ariete” che stravolgono il senso della legge producendo gli effetti opposti a quelli annunciati.

Poi li vedremo in televisione a stracciarsi le vesti in occasione dell’ennesima alluvione annunciata.

Scroll To Top