CODICE ROSSO, oggi in aula il pacchetto contro la violenza di genere

Prosegue il cammino in aula di CODICE  ROSSO,  il pacchetto di interventi di cui il Movimento si è fatto promotore per combattere la violenza sulle donne.

L’urgenza e la necessità del provvedimento è facilmente dimostrata da alcuni dati che danno il quadro della situazione attuale. Dal 1° gennaio al 31 ottobre 2018 i femminicidi sono saliti al 37,6 per cento del totale degli omicidi commessi nel nostro Paese (erano il 34,8 per cento nel 2017), con un 79,2 per cento di episodi avvenuti in contesti familiari (l’80,7 per cento nei primi dieci mesi del 2017) e con un 70,2 per cento di femminicidi di coppia (il 65,2 per cento nel periodo gennaio-ottobre 2017).

L’ISTAT, inoltre, ha fornito una fotografia drammatica: secondo i dati diffusi, circa il 21 per cento delle donne italiane – pari a 4,5 milioni – è stato costretto a compiere atti sessuali e 1 milione e mezzo ha subìto la violenza più grave: 653.000 donne vittime di stupro e 746.000 vittime di tentato stupro. I numeri forniti dal Ministero dell’interno ad agosto 2017 segnalano un generale calo di alcuni delitti, con una diminuzione pari al 12 per cento. A rimanere stabile è soltanto il numero degli stupri: la statistica parla di una riduzione dello 0,5 per cento quindi, in sostanza, inesistente, a fronte anche del fatto che secondo le statistiche 9 donne su 10 non denunciano ciò che hanno subìto, anche e soprattutto, tra le mura domestiche.

Il disegno di legge del Governo si muove seguendo due direttive: se da una parte ci si concentra su una catalogazione dei reati attraverso i quali si esercita la violenza domestica e di genere,  dall’altra si interviene sul codice di procedura penale al fine di velocizzare l’instaurazione del procedimento penale e, conseguentemente, accelerare l’eventuale adozione di provvedimenti di protezione delle vittime.

Nell’Analisi di impatto della regolamentazione, si afferma infatti  che nell’obiettivo di garantire una più efficace e tempestiva tutela della vittima dei reati di violenza domestica e di genere si è scelto di intervenire “non già in una prospettiva repressiva sulla scia dei precedenti interventi legislativi, che hanno introdotto nuove figure di reato o aggravato il trattamento sanzionatorio ovvero ampliato le misure di prevenzione e cautelari in materia, ma sul piano processuale e organizzativo, per potenziare l’efficacia e la tempestività della risposta giudiziaria”.

Il focus è stato quindi quello di creare una rete di appoggio alla vittima di violenza che sia efficace e tempestiva, e che di conseguenza incoraggi essa stessa alla denuncia del reato subito.

Entrando nello specifico, questo,  per punti, il contenuto del provvedimento.

L’articolo 1 integra l’articolo 347 del codice di procedura penale, vertente sull’obbligo della polizia giudiziaria di riferire al pubblico ministero le notizie di reato acquisite. Con la norma citata l’articolo 347 viene modificato al fine di estendere ai delitti di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza il regime speciale attualmente previsto per i gravi delitti indicati dall’articolo 407, comma 2, lettera a), numeri da 1) a 6), del codice di procedura penale: in tal modo la polizia giudiziaria sarà sempre tenuta a comunicare immediatamente al pubblico ministero le notizie di reato, anche in forma orale.

Come evidenziato nella relazione introduttiva, “si esclude ogni discrezionalità nella scelta dello strumento comunicativo della notizia di reato: la polizia giudiziaria, infatti, dovrà attivarsi «immediatamente», senza alcuna possibilità di valutare se ricorrano ragioni di urgenza o no. Imponendo l’immediata comunicazione della notizia di reato, infatti, si introduce una presunzione assoluta di urgenza rispetto a fenomeni criminosi per i quali l’inutile decorso del tempo può portare, e spesso porta, a un aggravamento delle conseguenze dannose o pericolose.

L’articolo 2 viene introduce un nuovo comma nell’articolo 362 del codice di procedura penale. Nei procedimenti per i delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori,  lesione personale (nelle ipotesi aggravate), il pubblico ministero dovrà procedere all’assunzione di sommarie informazioni dalla vittima del reato entro il termine di tre giorni dall’iscrizione del procedimento.

Viene garantito, in tal modo, il diritto della vittima all’audizione da parte dell’autorità giudiziaria e di evitare stasi procedimentali che ritarderebbero senza motivo la possibile attivazione di interventi impeditivi della reiterazione della condotta o dell’aggravamento delle conseguenze dannose o pericolose dell’illecito, sempre che non sussistano imprescindibili esigenze di tutela della riservatezza delle indagini che giustifichino il rinvio dell’assunzione delle informazioni.

L’articolo 3 integra l’articolo 370 del codice di procedura penale, imponendo alla polizia giudiziaria l’adozione di un percorso preferenziale nella trattazione delle indagini delegate dal pubblico ministero che riguardino i reati di maltrattamenti, violenza sessuale, atti persecutori e lesioni aggravate commessi in contesti familiari o nell’ambito di relazioni di convivenza. Con pari tempestività dovranno essere documentati e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria i risultati degli accertamenti compiuti.

L’articolo 4, concernente la formazione degli operatori di polizia, prescrive che la Polizia di Stato, l’Arma dei carabinieri e il Corpo di polizia penitenziaria organizzino presso i rispettivi istituti di formazione corsi, con obbligo di frequenza, destinati al personale, individuato dall’amministrazione di appartenenza, il quale eserciti funzioni di pubblica sicurezza e di polizia giudiziaria in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori, lesione personale.

La norma persegue l’obiettivo di fornire al personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei carabinieri e del Corpo di polizia penitenziaria le cognizioni specialistiche necessarie a trattare, sul piano della prevenzione e del perseguimento dei reati, i casi di violenza domestica e di genere che assumano rilevanza penale ai sensi delle menzionate norme incriminatrici.

È stabilito un termine di dodici mesi dall’entrata in vigore della legge per l’attivazione dei suddetti corsi.

L’articolo 14 reca, infine, la clausola di invarianza finanziaria. Le amministrazioni dovranno provvedere all’attuazione della legge con le risorse disponibili a legislazione vigente. La relazione tecnica individua il solo articolo 4 come disposizione onerosa, per la quale richiama i fondi già stanziati per la formazione del personale.

Durante l’esame del provvedimento in Commissione Giustizia, sono stati approvati alcuni emendamenti della maggioranza che hanno introdotto le seguenti novità:

AUMENTO DELLE PENE per il delitto di maltrattamenti in famiglia e per stalking).  Vengono inseriti sia il delitto di maltrattamenti che quello di stalking tra i reati presupposto per l’applicazione delle misure di prevenzione (articolo 5);

Questo comporterà anche misure cautelari che dureranno più a lungo, allo scopo di proteggere il più possibile la vittima.

stalking => carcere minimo 1 anno (anziché 6 mesi) e fino a 6 anni e 6 mesi (anziché 5);

maltrattamenti in famiglia=> carcere da 3 a 7 anni, anziché da 2 a 6 anni.

-ESTENSIONE DEI CASI IN CUI SI APPLICA L’ERGASTOLO. In caso di omicidio, si applicherà l’ergastolo sia se il colpevole conviveva con la vittima, sia se aveva solo una relazione stabile, senza convivere sotto lo stesso tetto (prima erano necessarie entrambe le condizioni per applicare l’ergastolo).  Inoltre, l’omicidio in questi casi sarà considerato comunque aggravato anche se il rapporto con la vittima era terminato nel frattempo. In questo caso si applicherà non la pena base (fino a 21 anni), ma il carcere da 24 a 30 anni.

-INTRODUZIONE DEL REATO DI DEFORMAZIONE PERMANENTE DEL VOLTO

-AUMENTO DELLE PENE PER I REATI DI VIOLENZA SESSUALE

-MAGGIORI COMUNICAZIONE TRA UFFICI DEI TRIBUNALI: IN CASO DI SEPARAZIONI, DIVORZI O PROCEDIMENTI SU MINORI: Se una persona viene condannata per uno di questi reati di violenza o abuso, o semplicemente viene applicata una misura cautelare, i provvedimenti del giudice penale saranno sempre trasmessi al giudice civile che stia eventualmente decidendo nei confronti della stessa persona su separazioni, o procedimenti che riguardano minori, perchè potrebbero essere rilevanti.  Alla persona offesa, sin dal primo contatto con l’autorità procedente, verranno fornite, oltre le informazioni già previste in merito alle strutture sanitarie presenti sul territorio, alle case famiglia ai centri antiviolenza e alle case rifugio, quelle relative ai servizi di assistenza alle vittime di reato. Il minore, inoltre, sarà sempre considerato persona vulnerabile ai fini della sua deposizione nel processo (articolo 9);

-COMUNICAZIONE OBBLIGATORIA ALLA PERSONA OFFESA (anche quando questa non lo abbia richiesto) ed al suo difensore (ove nominato) dei provvedimenti di scarcerazione del reo (per qualsiasi causa avvenga la scarcerazione o la cessazione delle misure cautelari) per i reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi, violenza sessuale, atti sessuali con minorenne, corruzione di minorenne, violenza sessuale di gruppo, atti persecutori e lesione personale (nelle ipotesi aggravate). Si introduce la possibilità di utilizzo dei braccialetti elettronici anche per il controllo delle misure dell’ordine di allontanamento e del divieto di avvicinamento alla vittima (articolo 10);

-TRATTAMENTO PSICOLOGICO PER I CONDANNATI. Gli stessi possono essere ammessi a seguire percorsi di reinserimento nella società e di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati, organizzati previo accordo tra i suddetti enti o associazioni e gli istituti penitenziari (articolo 11);

– modifica dell’articolo 5-bis (azioni per i centri antiviolenza e le case rifugio) del decreto legge 14 agosto 2013, n. 93, in materia di “Disposizioni urgenti in materia di sicurezza e per il contrasto alla violenza di genere, nonché in tema di protezione civile e di commissariamento delle province: nello specifico, in riferimento alla necessità di riequilibrare la presenza dei centri antiviolenza e delle case-rifugio in ogni regione, viene soppresso il riferimento alla riserva, da parte del Ministro delegato per le pari opportunità, di un terzo dei fondi disponibili all’istituzione di nuovi centri e di nuove case-rifugio, al fine di raggiungere l’obiettivo previsto dalla raccomandazione Expert Meeting sulla violenza contro le donne – Finlandia, 8 -10 novembre 1999 (articolo 12);

-modifica del decreto legislativo 9 novembre 2007, n. 204, di attuazione della direttiva 2004/80/CE relativa all’indennizzo delle vittime di reato. Per quanto riguarda l’autorità di assistenza, la norma sostituisce la procura generale della Repubblica presso la corte d’appello del luogo in cui risiede il richiedente (attualmente prevista) con la procura della Repubblica presso il tribunale del luogo di residenza della vittima (articolo 13).