Calzature “made in Italy”: troppi falsi, serve nuova norma sulle etichettature

made in italy

Le calzature made in Italy, e soprattutto quelle ambitissime made in Marche sono prodotti di successo apprezzati in tutto il mondo. Per l’economia regionale della nostra regione si tratta di un segmento cruciale e una pedina fondamentale del nostro sistema export. Le scarpe nostrane sono talmente desiderate alimentano l’industria dei falsi a livello globale, che con le grandi piattaforme di commercio elettronico si stanno allargando a macchia d’olio. Un fenomeno che rischia di danneggiare in maniera irreparabile questo settore produttivo e i cui effetti iniziano a intravedersi, visto che solo nelle Marche il calzaturiero ha visto una decrescita del 6% per ciò che riguarda le esportazioni nel 2016. E in altre regioni come l’Umbria i dati non cambiano di molto. Come M5S da anni siamo in prima linea contro la contraffazione, e nella relativa commissione d’inchiesta nel 2015 siamo riusciti a far approvare una relazione a firma Filippo Gallinella con diverse proposte normative su etichettatura e made in Italy. Purtroppo però ogni intervento nell’ultimo anno si è arenato, e i pochi fatti non hanno prodotto risultati: è il momento di invertire la rotta.

Ad oggi le leggi presenti non garantiscono una certificazione di provenienza obbligatoria e ciò preclude la possibilità di tutelare il vero prodotto italiano. La nostra proposta obbligherebbe sia il fabbricante che l’importatore ad indicare l’origine ricollegandosi a quanto previsto nel codice doganale. Questa norma, nonostante abbia trovato il voto favorevole del Parlamento europeo è attualmente in stand-by. Su questo punto non ci arrendiamo e continueremo a lottare affinché si introduca l’indicazione obbligatoria dell’origine del prodotto. Non avere il “made in” significa permettere legalmente che merce non creata in Italia che venga spacciata come tale. La contraffazione è una minaccia per l’intero sistema economico e produttivo italiano perché intacca la competitività del sistema Paese e l’immagine del made in Italy nel mondo causando la perdita di quote di mercato dell’industria nazionale, oltre a quella di posti di lavoro. Basta melina, bisogna far presto.

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