legno-texture_0 Ci sono dei dati che parlano chiaro e che evidenziano una volta per tutte l’assurdità della scelta di bruciare materiale legnoso nelle centrali alimentate da biomassa. Sono dati che parlano di un settore molto importante dell’industria italiana che rischia di vedere aggravato il già difficile momento da scelte politiche schizzofreniche.

Sto parlando del settore del mobile, uno dei fiori all’occhiello del Made in Italy. Questo settore negli ultimi anni si è trovato ad essere messo in concorrenza non solo con il mercato estero e il made in China ma addirittura con il settore delle così dette energie rinnovabili.

L’oggetto della contesa è il legno da post-consumo ossia quel materiale che si ottiene dal fine vita di un oggetto in legno e dagli scarti della lavorazione di questo materiale. In Italia riusciamo a produrre pannelli truciolari utilizzando il 100% di materiale riciclato. Siamo gli unici al mondo. Ma capita che a volte queste aziende siano costrette a interrompere la produzione per mancanza di materia prima che sempre più spesso viene invece fagocitata dalle centrali. Per capire meglio di cosa sto parlando vi do alcuni dati:

–          Il settore del legno –arredo in Italia occupa circa 375 mila addetti in 70 mila aziende per un fatturato di quasi 30 miliardi di euro

–          Le imprese che producono pannelli truciolari utilizzano 4 milioni di ton/anno di legno post-consumo costringendo però l’importazione di circa 600 mila ton/anno di materiale dall’estero

–          Le centrali termoelettriche in Italia sono 61 per una potenza installata di 436 MWe e un consumo di biomasse di 4,5 milioni di ton/anno corrispondenti a circa 35 mila ettari di bosco all’anno

–          Il costo per gli incentivi che nel 2012 sono pesati sulla collettività supera i 390 milioni di euro

–          Ogni tonnellata di legno post-consumo impegnato nell’industria della trasformazione garantisce 54 ore lavoro/uomo mentre la stessa quantità destinata alla produzione di energia garantisce solo 2 ore lavoro/uomo

In Germania è stata emanata una legge grazie alla quale tutte le centrali biomassa che bruciano legno costruite dopo il 1° agosto 2014 non godranno di incentivi.

L’assurdo è proprio questo: settori produttivi diversi che si approvvigionano della stessa materia prima sono trattati dallo Stato in maniera diversa e oltretutto le politiche vanno a favore delle centrali biomassa invece che del riutilizzo come invece è indicato chiaramente dalle direttive europee che dettano la gerarchia da seguire in campo di rifiuti: prevenzione, riuso, riciclo, produzione di energia, discarica.

Per cui come se non bastassero i dati riferiti all’emissione di CO2 in atmosfera dei due cicli produttivi (il riuso produce 1/3 di CO2 rispetto alla produzione di energia), ai quali andrebbero aggiunte le emissioni dovute al fatto che spesso il legno usato è ricco di prodotti chimici quali vernici e impregnanti, ecco che tutto appare ancora più assurdo alla luce dei dati legati al lavoro.

In un momento come questo bisognerebbe porre particolare attenzione a tutto ciò che è in grado di diminuire la spaventosa percentuale di disoccupazione italiana e invece si continua a preferire politiche che vanno a favore di pochi
speculatori.

(i dati sono ripresi da uno studio condotto da eAmbiente)

 

 

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