BRACCONAGGIO: I NUMERI PARLANO CHIARO, IL GOVERNO RENZI NO.

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Su internet e in particolare su Facebook girano da tempo immagini strazianti riguardo al triste fenomeno del bracconaggio in Africa o in Asia: poveri rinoceronti che muoiono dissanguati dopo che gli è stato tagliato il prezioso corno, eleganti che fanno la stessa indegna fine per le loro zanne, leoni tigri e di persino le innocue giraffe vengono cacciati per essere esibiti come trofei da turisti della morte facoltosi ed arroganti. Ci indigniamo, protestiamo, ma tutto avviene dall’altra parte del mondo e quello che possiamo fare al massimo è mettere una firma su una petizione che forse smuoverà qualcosa, ma molto più spesso non servirà a nulla. Purtroppo gli interessi economici  e il livello di corruzione sono così alti che questo fenomeno é difficile se non impossibile da arginare. 

E in Italia, fuori dalla nostra porta di casa, nelle nostre campagne e sui nostri monti? Qui non ci sono animali maestosi e selvaggi come in Africa o in india, ma anche noi abbiamo i nostri seri problemi con i bracconieri che non avendo a disposizione leoni ed elefanti si “accontentano” di uccellini indifesi o di cacciare fuori stagione e all’interno dei parchi nazionali.

Si sa, paese che vai, usanze che trovi…

Sono preoccupanti i numeri divulgati dal corpo forestale dello stato e da altri organi indipendenti come il CABS, (committe against bird slaughter), che in collaborazione con le associazioni ambientaliste italiane hanno messo a disposizione il “calendario del cacciatore bracconiere”, una rassegna accurata dei crimini compiuti ai danni delle biodiversità. Un documento che stima in maniera approfondita tutti i fenomeni relativi a queste barbarie di chi persegue gli animali selvatici per lucro o per puro divertimento.

Un dato che fa pensare: nel bacino del mediterraneo ogni anno vengono uccisi 20 milioni di uccelli protetti, 8 milioni solo in Italia, e in questa triste classifica solo l’Egitto é peggio di noi.

Andando ad analizzare i documenti poi balza subito all’occhio che se nella stagione di caccia 2013-2014 si registravano già ben 548 i reati contro la fauna selvatica nella successiva stagione il numero é salito a 706 casi, il 28,8% in più. 

Le persone denunciate per questi crimini sono state 1594 contro le 1133 dell’anno precedente, ossia il 40,7% in più, Di queste 1594 persone il 67% erano a caccia di uccelli con l’intento di bracconare e il 23% era invece a caccia di mammiferi. 145 persone erano intente a cacciare sia gli uni che gli altri. É bene ricordare che questi sono solo i casi venuti alla luce, mentre nell’ombra probabilmente i numeri sono spaventosamente più alti.

La percentuale dei reati denunciati di distribuisce così: il 26% a carico di specie particolarmente protette, il 6% per specie protette, il 14% é per la caccia in periodo di divieto, l8% in zona di divieto, il 3% per richiami illegali, il 18% per richiami elettromagnetici proibitissimi in Italia, il 3% di armi modificate e un altro 3 per caccia notturna, il 18% per l’uso di trappole.

Il fenomeno interessa l’Italia in maniera abbastanza disomogenea, ci sono infatti province e regioni che confermano ormai da anni la loro vocazione al bracconaggio per lo più per motivi alimentari, in altri casi addirittura per motivi di superstizione: Infatti nella provincia di Brescia non si può fare a meno della famosa “polenta e osei”, mentre sullo stretto di Messina se durante la stagione migratoria uno sposo non spara e uccide almeno un rapace, tipo il Falco Pecchiaiolo, viene deriso dalla comunità che sostiene che così avrà buone probabilità in futuro di essere tradito dalla propria moglie…

Nella classifica delle regioni si evince che il problema é più sentito in Puglia, in Sicilia, in Calabria, Campania e in Lombardia, che possono “vantare” un 8,9,11,18 e 16%. La Toscana segue con un 7%, la Sardegna con un 6, Marche e Lazio con un 4%, il Veneto ha un 3% insieme all’Emilia Romagna.  Le restanti regioni d’Italia ne escono con un 1% e anche se la Valle d’Aosta ha un bel 0% di reati scoperti (il che quindi non vuol dire che non ce ne siano stati in assoluto), quest’anno ha una denuncia per detenzione e commercio di specie di uccelli protette bracconate.

Ma chi è il cacciatore di frodo? Incredibilmente nella stragrande maggior parte dei casi (78%) é un cacciatore con regolare patentino e porto d’armi e solo nella minoranza dei casi si tratta di persone sprovviste di tali requisiti. Il perché é semplice quanto assurdo.  Nel cacciare di frodo senza licenza si rischia una condanna da 3 ai 18 mesi e ci si macchia anche del reato di furto venatorio, in quanto la fauna selvatica é proprietà dello stato. Se invece questi crimini si commettono con regolare licenza il maggior rischio é una ammenda, una banale contravvenzione in pratica e il problema é che queste ammende vengono prese in considerazione e messe in bilancio da chi caccia di frodo per mestiere. Ad esempio un cacciatore può uccidere anche dieci cervi l’anno per un totale di 1000 kg di carne che possono fruttargli anche 10000 euro, per cui la possibilità di ricevere una multa da 2000 o 4000 euro non lo spaventa più di tanto…Basti pensare che lo scorso anno lo stato ha incassato solo 258mila euro di multe!

É evidente quindi che i provvedimenti per ostacolare questa barbarie sono decisamente inadeguati e i controlli non riescono a contrastare il fenomeno.

Se adesso dalla parte degli animali e della legalità c’è il corpo forestale dello stato, una volta che lo smantellamento di questo organo sarà completato chi vigilerà sui nostri parchi, sui nostri monti, sulla nostra fauna? Vi ricordo infatti che il governo Renzi ha disposto l’accorpamento della forestale alla polizia di stato, facendolo passare di fatto dal controllo del ministero dell’agricoltura a quello dell’interno. I nostri forestali potranno quindi continuare a vigilare sulla nostra fauna o gli verranno affidati compiti simili a quella della polizia? Non c’è ancora chiarezza su quale sia il destino di questo importantissimo organo di vigilanza in Italia, e il movimento 5 stelle continua a chiedere a gran voce di riconsiderare questo provvedimento che mette a serio rischio il nostro ecosistema.

Aspettiamo risposte quindi, numeri alla mano, da parte di Renzi e di tutti coloro a cui, a quanto sembra, non interessa affatto il tema ambientale.

Di seguito un video di Veratv:

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