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Bocconi avvelenati: La Lorenzin si sveglia dal letargo e rinnova l’ordinanza.

Bocconi avvelenati: La Lorenzin si sveglia dal letargo e rinnova l’ordinanza.

Hanno finalmente avuto successo le nostre insistenze e il nostro lavoro riguardo alla situazione di emergenza che stiamo vivendo in Italia a proposito dei bocconi avvelenati.

Da nord a sud da anni si verificano avvenimenti di uccisione di cani da parte di loschi individui che con l’ausilio di veleni facilmente reperibili in commercio, anche al supermercato, foraggiano intere zone come parchi, campagne, ma anche giardini privati, con l’intento di fare del male ai nostri amici animali. 
Dopo una interrogazione depositata il 12 Maggio 2016, un lavoro di informazione e denuncia da parte dell’associazione “Giustizia per Sasha Onlus” e le pagine Facebook “Segnalazione bocconi avvelenati” e “Monza 4 zampe”, nonché una petizione firmata da più di 31 mila persone, un piccolo traguardo lo abbiamo raggiunto: Il Ministero della Sanità ha finalmente rimesso l’ordinanza scaduta a fine febbraio per il “divieto di detenzione e utilizzo di esche e di bocconi avvelenati”.

Pur non essendo la soluzione definitiva e pur non agendo sulla legge stessa, che è debole ed inadeguata, da un piccolo giro di vite a questo fenomeno.
Ecco i punti fondamentali:

1 – Il ministero ribadisce il divieto di «utilizzare in modo improprio, preparare, miscelare e abbandonare esche e bocconi avvelenati o contenenti sostanze nocive o tossiche, compresi vetri, plastiche e metalli o materiale esplodente, che possono causare intossicazioni o lesioni o la morte del soggetto che li ingerisce». Sono vietati anche « la detenzione, l’utilizzo e l’abbandono di qualsiasi alimento preparato in maniera tale da poter causare intossicazioni o lesioni o la morte del soggetto che lo ingerisce».

2 – Le operazioni di derattizzazione e disinfestazione, eseguite da imprese specializzate, «sono effettuate mediante l’impiego di prodotti autorizzati – spiega il ministero – con modalità tali da non nuocere in alcun modo alle persone e alle altre specie animali».

3 – Il proprietario dell’animale avvelenato segnala l’episodio ad «un medico veterinario che emette la diagnosi di sospetto avvelenamento, corredata da referto anamnestico. L’Ente gestore territorialmente competente o il sindaco sono responsabili per gli animali selvatici e domestici senza proprietario».

4 – Il medico veterinario che emette diagnosi di sospetto avvelenamento di un esemplare di specie animale domestica o selvatica «ne dà immediata comunicazione al sindaco, al servizio veterinario dell’azienda sanitaria locale e all’Istituto zooprofilattico».

5 – L’azienda sanitaria locale territorialmente competente «assicura l’invio di carcasse di animali deceduti per avvelenamento e campioni biologici da essi prelevati, nonché di esche o bocconi sospetti di avvelenamento, all’Istituto zooprofilattico sperimentale competente per territorio».

6 – Gli Istituti zooprofilattici sperimentali «effettuano gli opportuni accertamenti – dice l’ordinanza – e analisi di laboratorio sui campioni pervenuti o prelevati in sede necroscopica per verificare la presenza di sostanze tossiche o nocive negli stessi».

7 – Il sindaco dà immediate disposizioni per l’apertura di un’indagine da effettuare in collaborazione con le autorità competenti. «Entro quarantotto ore – spiega il ministero – dalla ricezione del referto dell’Istituto zooprofilattico sperimentale che non esclude il sospetto di avvelenamento o la presenza di sostanze tossiche o nocive in esche o bocconi, provvede ad individuare le modalità di bonifica del luogo interessato, anche con l’ausilio di volontari nonche’ a segnalare, con apposita cartellonistica, la sospetta presenza nell’area di esche».

8 – Le Prefetture attivano un tavolo di coordinamento presieduto dal Prefetto o da un suo rappresentante per coordinare la gestione degli interventi da effettuare e di monitorare il fenomeno.

L’ordinanza da sola non cambierà molto quindi tenete alta l’attenzione quando uscite con i vostri cani, denunciate in caso succeda qualcosa di male al vostro animale e continuate a seguire le pagine dedicate a questo fenomeno segnalando a vostra volta ogni situazione di pericolo per gli animali domestici e selvatici. 

In ogni modo questo è solo un primo passo: nel futuro speriamo che si possano cambiare le cose, le comunità. Serve un cambio culturale, una maggiore attenzione verso la natura e l’ambiente, più tolleranza e civiltà. Dovremmo cominciare a insegnare ai bambini fin da piccolissimi il rispetto per gli altri partendo dalle piccole cose, come tenere pulito l’ambiente, così che da grandi poi puliranno dove sporcano i loro animali, e sensibilizzarli all’amore per il mondo animale, così che quando saranno adulti non gli verrà nemmeno pensato di avvelenarli. Proprio per questo, nella mia interrogazione, chiedevo al Ministro Lorenzin se non ritenesse opportuno di interfacciarsi con il Ministero dell’ Istruzione per istituire percorsi di sensibilizzazione e formazione al fine di educare le nuove generazioni al rispetto per gli animali.

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