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Attività produttive: nelle Marche ecatombe di aziende, chiesto tavolo permanente

Attività produttive: nelle Marche ecatombe di aziende, chiesto tavolo permanente

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In tema di occupazione i numeri forniti da Unioncamere Marche sul primo trimestre del 2016 sono sconfortanti: il saldo tra assunzioni e cessazioni di contratti a tempo indeterminato segna un drammatico -2937 unità rispetto all’anno prima. Inoltre, se al registro imprese si sono iscritte 3208 nuove aziende, 4409 hanno chiuso i battenti. Insomma: terminata la “droga” del Jobs Act, la situazione è tornata ad essere allarmante e ai livelli di tre anni fa. In particolare nell’artigianato sono andate in fumo in tre mesi  557 attività. Alle quali si aggiungono le 416 perse nel settore agricolo le 330 nel commercio. La crescita economica della nostra regione è la quart’ultima nel ranking italiano: solo Friuli Venezia Giulia, Val d’Aosta e Abruzzo hanno numeri peggiori dei nostri, senza contare che l’economia marchigiana risulta tra le più colpite soprattutto in tema di export dalle sanzioni europee alla Russia in essere dal 2014 e costate all’Italia 3,6 miliardi in termini di volume d’affari. L’export marchigiano verso la Russia è calato del 30% in un solo anno, dato che ha un peso notevole nelle difficoltà di tanti settori produttivi a partire da quello manifatturiero: senza un’inversione di rotta le Marche rischiano un’altra ecatombe occupazionale nella seconda parte dell’anno. Ho presentato un’interrogazione ai ministri dello Sviluppo Economico e delle Politiche Sociali per chiedere delle iniziative volte a tutelare le imprese colpite dal “blocco russo” e, più in generale, di istituire un tavolo permanente per monitorare attività produttive e livelli occupazionali nelle Marche, al fine di invertire il trend di chiusure aziendali che sta colpendo i vari segmenti produttivi della regione.

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