AREA MARINA PROTETTA DEL PICENO: DOPO UN ITER DI 17 ANNI, SIAMO AL PUNTO DI PARTENZA

area marina del piceno

La questione dei parchi marini è da sempre controversa nel nostro paese. Nella regione Marche si discute dal 1998 dell’istituzione di una “Area marina protetta del Piceno”, idea promossa dalla provincia di Ascoli Piceno e da quella di Teramo con i comuni di  i comuni di Fermo, Porto Sant’Elpidio, Porto San Giorgio, Altidona, Pedaso, Campofilone, Massignano, Cupramarittima, Grottammare, San Benedetto del Tronto, Martinsicuro, Alba Adriatica. Per capire quale fosse lo stato dell’arte su questo parco marino, a marzo ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente. La risposta, arrivata oggi per bocca della sottosegretaria Silvia Velo, ha confermato i nostri timori: il progetto allo stato attuale è completamento fermo.

Le cause di tale “arenamento” sono molteplici: tanti degli enti locali si sono sfilati o comunque hanno messo in “stand-by” l’idea e non si è riusciti ad imbastire un consorzio di gestione per l’area marina (la cui superficie arriva a 300 km quadrati). Inoltre molte categorie produttive (dai pescatori di vongole a tanti altri soggetti che lavorano in mare) hanno visto come una minaccia l’istituzione di un parco proprio negli ultimi anni di violenta crisi economica. Tutto ciò ci è stato ribadito puntualmente dal ministero. La questione è complessa, non c’è dubbio, ma ciò che altrove si è riusciti a fare, nelle Marche sembra trovare sul suo percorso troppi “no”. Eppure chi lavora in mare, a partire dai pescatori, è il primo “guardiano” del suo luogo di lavoro: riteniamo dunque che sia ancora possibile coniugare tutela ambientale e attività produttive nel bene di tutti, tanto che anche l’Europa ce lo sta chiedendo e pochi giorni fa ha addirittura chiesto il potenziamento anche in chiave marittima di quello che è il corpo forestale dello Stato, il quale invece sta per essere smembrato dal governo Renzi che con ogni probabilità lo farà confluire nella Polizia di Stato.

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