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Il 28 febbraio ho incontrato ad Ascoli Piceno i lavoratori della Prysmian, una multinazionale che produce elementi e sistemi per le telecomunicazioni e l’elettricità.

Una multinazionale che opera in 50 paesi per un totale di 91 stabilimenti e 19 mila operai. L’anno scorso ha chiuso il bilancio con 115 milioni di utile. A fine 2014 i lavoratori hanno ricevuto il premio di produzione.

Poi il 27 febbraio l’annuncio: chiudiamo.

La storia ha del’incredibile. 

La Prysmian ha attinto a piene mani nei fondi pubblici messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico per lo sviluppo delle imprese al sud. Attraverso un bando ha ricevuto 35 milioni di euro dei quali oltre la metà a fondo perduto

Essendo destinati alle attività presenti nelle regioni Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia la Prysmian ha ben pensato di utilizzare i soldi per investire nei suoi stabilimenti presenti in quelle regioni e quindi chiudere quello ad Ascoli.

Così i fondi pubblici vengono usati non per creare lavoro ma per chiudere aziende. 

Abbiamo anche scovato una dichiarazione di Renzi  del 17 novembre 2014 in occasione di una visita a uno stabilimento Prysmian in Australia: «Un’azienda italiana può essere leader nel mondo se noi coinvolgiamo la gente a lavorare giorno dopo giorno in un grande progetto, grazie del vostro lavoro, grazie della vostra qualità. Prysmian oggi è una delle più importante, aziende italiane, per cui oggi sono particolarmente felice, e neppure i giornalisti italiani comprendono bene l’importanza della Prysmian in tutto il mondo»

Per questo caso grottesco ho depositato una interrogazione per chiedere al Ministro se pensa che sia normale che i fondi pubblici possano essere usati in questo modo e come sia possibile che un bando pubblico possa provocare queste conseguenze. 

A nostro avviso in casi come questi bisognerebbe prevedere la possibilità di intervenire  per fare in modo che le aziende vengano messe nelle condizioni di continuare ad operare mantenendo i macchinari presenti negli stabilimenti anche per consentire un’eventuale acquisizione da parte di terzi. 

[button color=”red” size=”small” link=”http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=33469&stile=7&highLight=1&paroleContenute=%27INTERROGAZIONE+A+RISPOSTA+IN+COMMISSIONE%27″ ]INTERROGAZIONE[/button]

TESTO DEL COMUNICATO STAMPA


[box type=”note” align=”aligncenter” ]“Quando racconto quello che sta accadendo ad Ascoli Piceno con la multinazionale Prysmian faccio fatica ad essere creduta. Una azienda che gode di ottima salute, che solo pochi mesi fa distribuiva premi di produzione ai dipendenti, decide di punto in bianco di chiudere bottega e trasferire tutto in altri stabilimenti al Sud. Sarebbe quasi normale se non fosse che il tutto sembra sia stato avviato da fondi pubblici messi a disposizione dal Ministero per lo Sviluppo Economico ai quali la stessa azienda ha avuto accesso per 32 milioni di euro mediante la partecipazione a un bando destinato allo sviluppo delle attività nelle regioni del Sud Italia. Così i soldi pubblici non vengono utilizzati per creare occupazione ma addirittura per diminuirla in alcune aree. Ho incontrato i lavoratori della Prysmian di Ascoli Piceno lo scorso 28 febbraio e sono rimasta colpita da questa situazione grottesca. Ho depositato una interrogazione rivolta al Ministro dello Sviluppo Economico con la quale chiedo come sia possibile che finanziamenti pubblici possano provocare queste situazioni e di riferire riguardo alla regolarità del bando. Chiedo anche di salvaguardare la capacità produttiva dello stabilimento di Ascoli Piceno intervenendo in tutti i modi possibili compreso quello di fare in modo che i macchinari non vengano portati via. In questo modo si darebbe almeno la possibilità di acquisire una azienda sana e produttiva a chi fosse interessato.”[/box]

2 thoughts on “PRYSMIAN ASCOLI PICENO: UNA STORIA GROTTESCA

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